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Stai leggendo: "Braccato" di Quinto Moro

epilogo

20 dicembre

Come la scorsa primavera, ho chiesto al Dottor K. di potermi recare in città a trovare mia moglie e mio figlio. Il suo più fidato infermiere, un tipo corpulento cui madre natura non ha certo dato una bella faccia – né un buon odore, povero diavolo – potrebbe accompagnarmi come ha già fatto, ma la sua opinione sembra contare più della mia. E’ diventato più scontroso da quando zoppica e mi tratta con diffidenza, quasi con disprezzo.

Mio figlio compirà sei anni proprio alla vigilia di Natale. Dalia ne ha compiuti ventotto lo scorso novembre e dovrò farmi perdonare per quest’assenza. Le ho scritto una lunga lettera, ma è una magra consolazione. Vorrei trovarle un bel regalo in città, comprarle dei fiori. Non è mai troppo tardi per essere un buon marito. Sarebbe bello trascorrere le festività tutti insieme. Abbiamo tanto tempo da recuperare. Vorrei giocare con mio figlio a lanciarci le palle di neve e insegnargli come si fa un pupazzo. Sarebbe una dolce tortura per queste mani nodose e flagellate dalle cicatrici. Mi trovo addosso ferite vecchie che non sembrano non voler più guarire. Chissà come me le sono fatte. Chiederò a Dalia. Di sicuro lo sa.

Fine.

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