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Stai leggendo: "La fame" di Quinto Moro

8. Coso

 

Quando Padre Manno tornò alla sala operatoria, Gambo era a buon punto. Jalal era già morto, gli emotrasfusori alle giugulari avevano prosciugato buona parte del sangue, riempiendo le due grosse ampolle poste sotto il tavolo operatorio. Gambo era chino sul corpo di Jalal, il braccio infilato dall’apertura sul ventre già svuotato dalle viscere e in procinto di estrarre i polmoni. L’aria era impregnata dell’odore pungente e umido delle interiora, nonostante il catino che le conteneva fosse tappato dal coperchio di una pentola. Padre Manno inforcò il grembiule di gomma e andò a lavare mani e braccia al lavabo. Diede una voce ad uno degli assistenti di Gambo che se ne stava seduto in un angolo della stanza, su uno scanno di legno verniciato color turchese. Il ragazzo aveva la pelle ebano e gli occhi assenti, una lunga cicatrice che dal sopracciglio sinistro seguiva il lato del volto sino alla mascella e giù per il collo fin sotto la maglietta.

“Ce l’ha un nome questo qui?” chiese Padre Manno a Gambo, che nel frattempo aveva estratto i polmoni e li sciacquava con la doccia a pistola.

“Coso, aiuta Padre Manno a mettersi i guanti” disse Gambo. Il ragazzo si alzò come un automa. “Lavati le mani prima”

Coso si arrestò a metà tra il suo angolino e Padre Manno che attendeva con le mani sollevate come un chirurgo in attesa dei guanti. Il ragazzo si guardò intorno, poi identificò il lavabo e si lavò le mani. “I guanti di Padre Manno stanno nel frigo, dentro la busta azzurra”

Coso aprì il frigo, la busta era sul primo ripiano, giusto davanti al suo naso, ma lui ci mise una buona decina di secondi per identificarla. Finalmente estrasse i guanti da macellaio in maglia metallica e aiutò Padre Manno ad infilarli. Nonostante fossero taglia 10 erano stretti da morire, ma a Padre Manno piaceva, la loro scomodità gli faceva misurare meglio i movimenti, rendeva le dita ipersensibili.

“Da quanto lavori qui?” chiese Padre Manno a Coso.

“Non parla” spiegò Gambo.

“Gli hai aperto la testa e ti sei messo a giocarci prima di ricucirlo?”

“Non gliel’ho aperta io la faccia” disse Gambo “è così da quand’è arrivato. Era la signorina di un campo nel tarantino. Non l’hanno sciupato tanto, ma non ha mai parlato. Capisce e non si lamenta. In confronto a quel che avrà passato prima, questo deve sembrargli il paradiso terrestre”

“E quegli altri? Sono sempre gli stessi?”

Gambo annuì. “Ormai sono qui da più di un anno. Ti hanno già preparato la stanza altre volte. Si chiamano Zahid e Masud. Zahid parla, ma sa che deve star zitto. Masud era senza denti e non parlava una parola d’italiano, così gli ho tagliato la lingua. Pure lui non ci sta tanto con la testa, mi vuole bene come un cane col padrone, non so nemmeno se ha capito che la lingua gliel’ho strappata io. Sono affidabili.”

“Non sono preoccupato” disse Padre Manno.

“Cos’ha di speciale quello che stanno preparando?”

“S’è messo a fare il rivoluzionario”

“Capisco” disse Gambo spellando le braccia di Jalal a partire dall’incisione sotto le ascelle e sopra le spalle, sino ai tagli circolari sui polsi da cui defluiva ancora un po' di sangue.

“L’altro è nella cella frigo” disse Padre Manno “tra una mezzora fallo spogliare e imbustare prima che i muscoli siano irrigiditi del tutto, e fai mettere la data di oggi, l’ultimo che avete scongelato era senza data e chissà da quanto c’era. Ve l’ho già spiegato, quattro mesi al massimo”

Gambo annuì. Non rispose. Detestava i rimproveri. Nel suo piccolo era lui a dare ordini, era il signorotto della macelleria, ma doveva obbedire e ad attenuare la sua insofferenza per la gerarchia c’era l’idea che anche Padre Manno avesse dei superiori.

“Taglia un po' di costine” disse Padre Manno “e prepariamo un po' di salsicce”

“Lasci stare” disse Gambo vedendolo armeggiare con le frattaglie raccolte nella casseruola accanto alla bilancia.

“Ma no” fece Padre Manno, conscio che l’umiltà nel ripulire le frattaglie avrebbe stabilizzato sul nascere i malumori di Gambo. Ormai lo conosceva bene. Lavorarono in silenzio, ciascuno curvo sul suo pezzo di carne. Zahid e Masud tornarono per annunciare che Omar era legato e pronto nella stanza di Padre Manno. Gambo li mandò ad occuparsi di Rayan nella cella frigo e a raccogliere gli ingredienti per il sangiari.

Della carcassa di Jalal non restava molto che potesse suggerirne la forma umana. La testa era stata fatta sparire per prima, chiusa nella pentola a pressione che fischiava nel cucinino accanto alla sala macellazione. Gambo aveva separato le parti nobili, porzionato il tronco ed eliminato tutte le parti rovinate dalle ferite. Padre Manno immerse le costine in un bagno di passata di pomodoro, vino rosso e un trito di spezie mediterranee e aglio.

Tutti gli scarti della macellazione di Jalal furono macinati insieme a grasso di maiale per ottenere un impasto più grasso, con una spruzzata di vino bianco magliocco e parmigiano per avvicinare consistenza e gusto alla luganega.

Padre Manno continuò a lavorare aiutato dal solo Coso, mentre Gambo faceva la sua pausa pranzo insieme a Zahid e Masud. La fissità negli occhi di Coso dava l’idea di una gran concentrazione e attenzione e al contempo un’assoluta incoscienza di ciò cui assisteva mentre Padre Manno lavorava l’impasto e preparava il budello. Nonostante una certa lentezza nei movimenti, Coso era preciso, e benché impiegasse sempre qualche secondo di troppo per rispondere a un ordine, poi lo eseguiva. Era difficile capire se quel ritardo fosse dovuto a sinapsi danneggiate o sature.

Padre Manno lavorò alle salsicce e al sanguinaccio per tutto il pomeriggio. Saltò il pranzo. Tutto quel tagliare e insaccare gli aveva messo appetito, ma un appetito particolare.

Al calar del sole Gambo congedò Zahid e Masud, che andarono a chiudersi a chiave nella dependance. Gambo si prese una mezzora per spiegare a Coso i suoi nuovi compiti: aiutare Padre Manno a spogliarsi nel locale docce, aiutarlo ad indossare l’accappatoio, lavare i vestiti a secco, piegarli e attenderne il ritorno per rivestirlo. Padre Manno era in grado di fare da solo, ma quando i suoi segreti appetiti salivano, il torpore dei sensi attenuava parte delle sue funzioni motorie, faticava a piegarsi in avanti e preferiva farsi aiutare.

Gambo rimase nell’angolo per correggere Coso in caso di bisogno. Gambo teneva lo sguardo basso, l’enormità di quel corpo deforme lo metteva a disagio ed era felice che fosse qualcun altro ad occuparsi della svestizione. Accertatosi che tutto fosse andato liscio, Gambo si congedò senza guardare Padre Manno in faccia, irritato all’idea che quel gigante potesse leggergli negli occhi un fremito di terrore.

 

>>> continua

 

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