Parliamo di cinema? Ma anche no. 

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Opionini del ca...ne

- quando hai finito di navigare, tira lo sciacquone -

Per color che dovessero avere poco senso dell’umorismo, mi riferisco soprattutto ai cavalli, di cui l'esemplare sopra descritto non vuole essere una rappresentazione di tutta la specie. Ma i deficienti esistono anche nelle migliori famiglie.

Questo piccolo delirio voleva essere un pezzo satirico, ed ero in dubbio se pubblicarlo o no. Esistono tanti argomenti che aiutato a riflettere sulla società dei media, sul modo in cui usiamo la rete e quel che resta del nostro cervello, ma è con questo “fenomeno” dei terrapiattisti che mi è sorto un dilemma morale: si creano più danni alla ragione parlando di questa fenomeno piuttosto che ignorandolo? Va bene ascoltare i loro video su youtube per farsi qualche risata, ma alla fine c’è davvero poco da ridere. Difficile credere che questa come tante altre bizzarrie - che definire idee mi costa un grande sforzo - avrebbe potuto guadagnare tanta visibilità senza internet. Diventa davvero difficile analizzare il fenomeno se contiamo che la rete è una centrifuga incontrollabile di contenuti, nonché il mezzo preferito per infiniti meme e “catene di Sant’Antonio”, e il terrapiattismo ne ha le stesse caratteristiche. È sufficiente che una persona, per convinzione o per diletto, scriva un commento per scatenare dieci, venti, cento risposte. E scrivendone dieci, su dieci siti differenti, scatenerebbe una valanga di reazioni. Il punto è che non c’è modo di sapere se quella persona ci creda effettivamente o stia semplicemente agendo da troll, se voglia piuttosto prendere in giro l’argomento o sostenerlo. Né che quella persona sia autentica, dal momento che Youtube è letteralmente infarcito di utenti registrati con profili vuoti. Il che vale per qualsiasi forum, blog o social network.

Supponiamo che ogni commento terrapiattista sia autentico, che dietro ci sia una persona vera. Quanto giova alla ragione rispondere a tutti gli idioti che troviamo su internet? Si fa più danno a smentirli, a contrastarne la demenza o ignorandoli? A volte ci dimentichiamo che una “discussione” in rete, in tutti quei siti che permettono di commentare liberamente (prendo ad esempio supremo sempre Youtube, più di Facebook) non abbiamo una vera “discussione”. Io posso sparare lì la mia frase e ignorare del tutto le risposte successive, mentre gli altri utenti continuano ad alimentare la catena. E alcuni ci cascano, continuando a inviare risposte su risposte, magari buttandola in filosofia e provando a rispondere con approfondite analisi a qualunque cazzata sia stata scritta dal primo burlone – o idiota – che passa. Ma a questo punto, chi è più idiota, colui che scrive il commento in favore della Terra piatta, o tutti coloro che si “impegnano” per zittirlo. Personalmente è questo che mi ha sempre frenato dall’entrare in quelle discussioni, limitandomi a leggere commenti e risposte, e chiedendomi se non potessi impiegare molto meglio il mio tempo.

Mettiamo che un gruppo di persone abbia ore 10 ore per risolvere 10 problemi. E mettiamo che ci sia un individuo nel gruppo se ne esca con uno sproposito. Il modo migliore di impiegare il nostro tempo limitato, sarebbe ignorarlo e cercare di risolvere i nostri dieci problemi. Diversamente tutti quanti potremmo sprecare il nostro tempo a discutere su un’idiozia, sottraendo tempo e attenzione a ciò che veramente ha importanza.

"Era il 1945"

quando anche il nazismo era un'opinione

 

Mi sembra di sentirmi parlare con la voce di Nonno Simpson… Dunque, era il 1945 quando il filosofo Karl Popper scrisse un libro in cui si discuteva il paradosso della democrazia. Il libro si intitola “La società aperta e i suoi nemici” e prima o poi lo leggerò. L’idea di base è nota. O meglio, dovrebbe esserlo se alle soglie degli anni Venti del XXI Secolo viviamo in una società in cui l’opinionismo, da fondamento della società democratica, è diventato la sua malattia.

Capita sempre più spesso di imbattersi in chi usa il concetto di democrazia per la sua negazione. “Devi rispettare anche chi la pensa diversamente da te”, in linea di principio tendiamo ad essere d'accordo solo perché a pensarla diversamente potremmo essere noi. Ma diciamolo, ci piacerebbe che tutti la pensassero come noi. Il nostro essere democratici cela un totalitarismo dell’opinione con cui facciamo fatica a scendere a patti. E se per certi versi è sacrosanto lasciare spazio ad opinioni diverse, in altri casi non dovremmo. 

Il paradosso è che la democrazia non può consentire la libertà di tutti i pensieri, sta alla democrazia stabilire i limiti entro i quali quelle libertà debbano muoversi. Sono i motivi per cui è nata la legge. I guai cominciano quando tollerando idee tossiche si permette a chi le sostiene di legittimarle, attraverso la legge. Le dittature sono sempre legali. I generalissimi vengono sempre acclamati a furor di popolo.

Negli ultimi anni mi è capitato sempre più spesso di sentire la scusa del dover rispettare l’opinione altrui, in merito a cose che si davano ormai per scontate. In ordine sparso, partiamo proprio dal terrapiattismo. Se andate a leggere i commenti di chi difende la “teoria” della Terra piatta, ce n’è sempre qualcuno che giustamente preso per il culo, accusa i “terrasferisti” di non rispettare le loro opinioni.

Oh, e smettiamola di fare i politicamente corretti. Trovo giusto prendere per il culo chi, facendo parte della nostra stessa società e cultura, pensi che la Terra sia piatta. Certo non andrei a ridere delle credenze di una tribù di selvaggi che pensano alla Terra come un’orma di fango spalmata sul mondo da una divinità le cui ossa hanno fatto nascere le montagne e il sangue i fiumi.

Noi italiani – che tecnicamente, in quanto popolo non esistiamo, in quanto privi di un senso d’appartenenza comune ad altri popoli – viviamo in una terra che ha ospitato alcune delle più antiche civiltà, che ha prodotto squintalate di cultura, scienza e storia.

Citazione a random: com’era quella frase di Montanelli sui Savoia? Che la parte migliore è sottoterra. Noi italici siamo un po’ lo stesso. La parte migliore di noi sta sotto terra da qualche secolo. Il peggio è che ne siamo pure consapevoli, e forse rassegnati a quest'andazzo.

Siamo tuttora una delle economie più grandi del mondo. Certo ce ne dimentichiamo nella perenne piagnoneria del “c’è la crisi” in cui sono cresciuto. Poi quando una crisi vera è arrivata, forse la differenza l’abbiamo capita. O forse no. E viviamo in uno Stato che consente un accesso universale alla scuola pubblica, che più o meno funzionante, è più di quanto abbia un centinaio di altri Paesi su questa palletta azzurra che viaggia nel cosmo a velocità di crociera.

Tendiamo a definirci come una società evoluta. Una società evoluta che sta sostituendo sempre di più la propria opinione con la cultura storica, con le conquiste della scienza e della ragione. C’è chi crede che la Terra sia piatta, che gli astronauti siano attori pagati per non si sa quale scopo. C’è chi crede che i vaccini diffondano le malattie invece di arginarle. Ah, i vaccini, un’altra bella infornata di opinionismo tossico, in tutti i sensi.

Molti scambiano la libertà di opinione con la libertà d’essere ignoranti. Di contestare duemila di anni di conquiste scientifiche, in campo astronomico, medico, filosofico e storico. E generalmente si appoggiano gli uni agli altri sulle gambe malferme di qualche mosca bianca o pecora nera, cercano disperatamente la voce fuori dal coro. Così mentre ci sono stati centinaia di astronomi e scienziati che nel corso dei secoli hanno studiato teorie per giungere ad una versione quanto più affidabile della verità, questi di colpo diventano bugiardi. Stessa cosa in ambito medico. O politico.

Se l’opinione diventa suprema si neghi tutto il resto. Si neghi la storia. La si riscriva per farla combaciare ai propri pregiudizi e opinioni. Che l’opinione personale conti più di tutto. Più della verità. E che la verità vada a farsi fottere, sia sostituita da tante verità alternative così da non distinguere tra l’una e l’altra, così da non poter più distinguere i savi dai pazzi, gli istruiti dagli ignoranti, gli uomini dalle scimmie. O dai cavalli.

© Il Cantastorie Stonato - Racconti online by Quinto Moro
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