Stai leggendo: "Giallo Modena" di Quinto Moro
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Modena fa il fumettista. Così dice. La mattina si alza alle undici perché la notte non dorme. Non disegna la notte. La passa a cercare di dormire. Disegna solo di mattina, dopo essersi alzato. Disegna prima, durante e dopo il pranzo, e nel pomeriggio prima di andare a lavorare. Che lavoro fa Modena io non l’ho mai capito. Dà sempre risposte evasive, come fosse uno spacciatore, o uno che ruba lo stipendio. Smetterebbe subito con quel lavoro se riuscisse a vendere fumetti, così dice.
Modena ha un cane bellissimo, ma non lo porta in giro. L’ha disegnato sul retro di un paginone di un calendario Wurth, dietro la miss di giugno col bikini rosso che è la preferita di Modena. Il cane è tipo labrador, ma non so se è proprio di razza o meticcio. Si chiama Wof – si pronuncia Uof, con la U maiusola. Nei fumetti di Modena le parole importanti hanno sempre la lettera maiuscola e in grassetto. Modena dice che le lettere maiuscole vanno lette e pronunciate con un tono diverso dalle altre, un tono “migliore”, qualunque cosa voglia dire.
Modena ha mandato decine di strisce a Linus e Lanciostory ma non gli hanno mai riposto. Modena odia Zerocalcare perché è uno che ce l’ha fatta, e l’unico che non invidia è Ortolani perché lo fa ridere, e perché “caca in testa al cinema”, dice Modena, e dice pure che i fumetti suoi sono meglio dei film e gli basta leggerli per far finta di averli visti tutti, quei film. Quando gli ho detto che guardando anche i film si capiscono meglio i fumetti di Ortolani, Modena ha detto a me che non capisco un cazzo. Che è per colpa di quelli come me se la gente non legge più e continua ad ingrassare le major di Hollywood che producono merda con lo stampino.
È difficile essere amico di Modena.
Modena odia anche Gipi. Racconta con orgoglio di quando l’ha incontrato al Lucca Comics e gli ha urlato contro. Niente sarcasmo. “Il sarcasmo è per le mezze seghe”, dice Modena. Ha urlato un complimento, e non un insulto. “Tanto è uguale” dice Modena, perché lo sfregio sta tutto nel tono e non nel contenuto. È la prova dell’inutilità del fumetto, dice lui, perché se avesse disegnato la scena del suo incontro con Gipi, senza contesto e senza didascalie di spiegazione, lui sarebbe solo un altro coglione adorante di uno che ce l’ha fatta. Nella vita reale invece, se metti la giusta cattiveria nel tono, pure i biglietti dei Baci Perugina possono suonare come minacce di morte, far finire matrimoni, alleanze internazionali, scatenare guerre. Se nella carta dei cioccolatini ci fossero i suoi fumetti, dice Modena, anche lui diventerebbe uno che ce l’ha fatto e finalmente avrebbe qualcuno che lo odia, ché se nessuno ti odia davvero, in modo continuato e accanito, allora non sei nessuno.
Modena parla in continuazione di Wof, il suo cane, ma non vuole usarlo nelle sue strisce perché, dice, diventerebbe il cane di tutti. Dandolo in pasto al pubblico, Wof non sarebbe più il suo cane, e non gli vorrebbe più bene come prima – né lui al cane, né il cane a lui.
A volte, per andare d’accordo con Modena, cerco di dargli ragione. Gli ho dato ragione su quest’idea del cane che diventa di tutti. “E poi non sarebbe molto originale” gli ho detto quella volta “l’ha già fatto Schultz” e lui: “Schultz chi? Io non leggo i tedeschi.”
Modena non crede alla proverbiale fedeltà dei cani. “Sono puttanelle” dice, “che scodinzolano dietro al primo che gli dà un biscotto”. Si vendono facilmente, perciò è facile volergli bene. Wof però no. Wof è diverso, dice. “L’amore per un cane è l’unico possibile, insieme all’amore per i figli”. Modena non ha figli ma c’è da dargli ragione. Al tuo cane non smetti di volergli bene perché ti caga il tappeto. Lo stesso se avessi un figlio, che se ti caga sul tappeto la colpa è tua che non gli hai insegnato le buone maniere. “Solo che se lo fa tua moglie, di cagarti sul tappeto, devi ragionare molto di più sulle tue scelte di vita” ma in ogni caso, dice Modena “non ci si può davvero innamorare di una donna, a meno che non sia una puttana. Non in senso figurato, proprio una che paghi. Così è una transazione chiara fin dall’inizio.”
Ho detto a Modena di scriverlo nei suoi fumetti. Sai che visualizzazioni. L’indignazione vende. Lui ha glissato. “Come molti autori di sinistra” gli ho detto “sei un cagasotto, vuoi sembrare migliore degli altri perciò non scrivi quello che pensi davvero.”
Modena si è incazzato e la nostra amicizia ne ha risentito per qualche tempo. Non vuole gli si dia dell’autore di sinistra. “I coglioni stanno uno a destra e uno a sinistra” gli ho detto io “ma sempre coglioni sono. Conta più cosa sono del lato su cui stanno. Questa puoi rivendertela in una delle tue strisce” gli ho detto, solleticato nell’ego d’aver detto una gran massima. Sarei anche curioso di vedere come Modena disegnerebbe me. Modena dice che non disegna mai la gente che conosce perché nessuno è abbastanza interessante, e non disegnerebbe mai strisce sui suoi amici perché sono coglioni. Modena non ha molti amici. Solo due, in effetti. Dovrei chiedergli se sono quello di destra o di sinistra.
Modena dice che no, lui non parla di politica, neanche nei fumetti. Scrive solo quello che pensa. “Ne scrivi troppi pochi, di fumetti, e non ci metti neanche il testo” gli ho fatto notare. “E’ perché penso poco” ha detto lui. Insisto che dovrebbe scrivere le conversazioni che ha con la gente. “Non puoi darmi consigli” dice lui “non sei un fumettista.”
Modena fa le foto alle sue strisce per pubblicarle su Instagram. “Lo fa anche Ortolani” dice, come se bastasse a renderla una buona idea. “Non sei Leo Ortolani” gli ho detto. “Per fortuna” ha risposto. “Detesti pure lui adesso?” gli ho chiesto. “No. È che lui è divertente. Se sei divertente la gente ti ride dietro. Io non voglio che mi ridano dietro.”
Su Instagram, il seguito di Modena è sceso da tredici a dodici persone. La nonna ha smesso di seguirlo. Non è una battuta. È una storia dolorosamente vera. “Dice che i miei fumetti non le piacciono” ha detto Modena, ferito “che devo trovarmi un lavoro vero e smetterla coi disegnetti. Quando da piccolo giocavo col Nintendo mi staccava la spina e mi diceva sempre: perché invece non fai un disegno? E poi vaglielo a spiegare che ce l’ho un lavoro vero.” “Spiegamelo, così poi glielo spiego io” gli ho detto. “E trovati una brava ragazza, dice.” “Perché non le presenti Magda?”
“Ha detto una brava ragazza.”
Modena ha cominciato ad andar fiero dei suoi dodici follower. Dodici discepoli. “Sono come Gesù Cristo” ha detto. È vero. Gli somiglia. Non si pettina. Penso che lo faccia per rendere più semplici i suoi autoritratti, riccioloni d’inchiostro come un bezoar calcato su una testa d’uovo.
L’alter ego fumettistico di Modena si chiama Giallo. Modena colora i suoi personaggi con l’evidenziatore. “Sono abbastanza sicuro che quello non sia giallo Modena” gli ho fatto notare. “Non ti ho mai disegnato perché non c’è un evidenziatore color merda.”
Sono riuscito a trovare un evidenziatore marrone e gliel’ho regalato, ma non mi ha mai disegnato. L’amicizia con Modena può essere dolorosa.
Su Instagram tutti pubblicano vignette per lamentarsi di qualcosa: dei loro sogni infranti, delle loro relazioni tossiche, del lavoro se non ce l’hanno, dello stipendio se ce l’hanno, della politica estera, della loro vita, del governo. La concorrenza dei fumettisti su Instagram è spietata.
“Nessuno fa mai vignette pro governo. Dovresti provare, per distinguerti” l’ho provocato. “Ma dovresti continuare a farle pro anche quando il governo cambia. Pro qualsiasi governo, saresti un rivoluzionario”
“Il mio cane ha le pulci” ha risposto lui “non so dove le abbia prese. Wof a volte mi fa preoccupare.”
Non tutte le conversazioni con Modena sono a doppio senso.
Quando Modena ha iniziato a fare strisce sulla sua fidanzata lei non ha gradito. La rappresentava colorata di rosa fluo e le faceva sostenere lunghi monologhi in cui rimproverava Modena di qualsiasi cosa. Modena ha scelto di inserirsi in un filone inflazionato e stantio, quello delle liti e lamentele di coppia. Il peggio. Lo fanno tutti i comici, tipo da sempre. Tutti prima o poi fanno il loro pezzo da maschi contro femmine, mariti che si lamentano delle mogli e mogli dei mariti. Quando gliel’ho fatto notare, ha detto che inflazionato e stantio si addicono più al mio culo che non ai suoi fumetti. Gli ho fatto notare che se usasse questo umorismo pungente nelle sue strisce avrebbe più di undici follower. “Dodici” ha precisato lui. “Ho smesso di seguirti” ho risposto io “adesso puoi smetterla di crederti Gesù Cristo. Pettinati”
“Sono ancora Gesù Cristo se tu sei Giuda”
“Prestami trenta euro”
“Poi però impiccati.”
>>> continua >>>