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Stai leggendo: "L'albero della morte" di Quinto Moro

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6. 

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Barigadu Segundo, 25 marzo 1982

 

Erano passati cinque giorni dalla spedizione infruttuosa alla ricerca di Giuanna. Di ritorno da scuola, Ennio s’era stranito a vedere sua Fatima sederglisi accanto sullo scuolabus, dal momento che fratello e sorella detestavano sedere vicini. Fatima s’era messa frugare nello zaino del fratello e lui gliel’aveva strappato dalle mani in malo modo. Contrariamente al solito non fu l’inizio di una scaramuccia e Fatima tornò a sedersi altrove. Scesi dallo scuolabus s’erano diretti verso casa ma Fatima era attardata di qualche passo. Strascicava i piedi imbronciata ed Ennio l’aveva lasciata in pace perché non aveva voglia di parlarci né di litigare. Girato l’angolo Ennio non si accorse che Fatima non lo seguiva. Lui oltrepassò il cancelletto di casa, lasciandolo aperto come tante altre volte, poi era corso a lanciare lo zaino sul letto e a lavarsi le mani. Prima di sedere a tavola dovette fronteggiare sua madre che gli chiedeva dove fosse Fatima. Cascato dal pero, Ennio uscì in cortile a chiamarla, arrabbiato ché moriva di fame e non si mangiava finché entrambi non stavano seduti e composti con le mani lavate. Ennio incassò uno scappellotto – il primo di una lunga serie quel giorno – per aver lasciato indietro Fatima.

“Con quel che è successo a Giuanna, ti sembra il modo di fregartene così di tua sorella?”

In pochi minuti la mamma passò dall’arrabbiatura alla disperazione. Ennio la vide correre per strada a scampanellare i vicini e fermare i passanti. Il pomeriggio era stato un delirio di parenti, carabinieri e domande, domande, domande a non finire. Ennio avrebbe potuto dire qualcosa ma era troppo spaventato. Forse Fatima era tornata alla diga per cercare Giuanna un’altra volta. Benché delusa di non averla trovata, Fatima era rimasta convinta che l’amica si trovasse sempre là, ed aveva fatto giurare solennemente ad Ennio – “sulla testa di mamma!” – di non dire mai dov’erano stati, né della stanza segreta sott’acqua. Quando però vide la mamma piangere e disperarsi fu sul punto di parlare. Ennio aprì la bocca ma il suono gli morì in gola. Temeva che rompendo il sacro giuramento, la testa della mamma potesse esplodere sotto i suoi occhi, come un pompelmo rosa sparato a pallettoni.

Ennio andò a chiudersi in cameretta. Fissò per qualche minuto il letto vuoto della sorella, poi si chinò sotto il suo per prendere la scatola con la Polaroid e le foto, ma la scatola non c’era più. Cercò sotto il letto di Fatima, ma niente. Pianse per un po’ e andò a rannicchiarsi all’angolo della stanza tra il muro e il comodino. Ripensò a come aveva spintonato Fatima sullo scuolabus e se ne pentì. Prese lo zaino e si chiese se voleva soltanto indispettirlo, prendere o forse dargli qualcosa d’importante, come aveva fatto altre volte. Ennio vuotò lo zaino, un quaderno e un libro alla volta. Era tutta roba sua. Stava per rimettere tutto dentro quando una foto gli cadde tra i piedi. Era la foto di Fatima, quella scattata con la Polaroid in riva al fiume. Sulla banda bianca sotto la foto, nella calligrafia di sua sorella c’era scritto: non dire niente, ci vediamo presto.

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>>> continua

 

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