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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

 

Epilogo

 

Il treno correva silenzioso e rapido attraverso la pianura. Gli occhi di Andy, seduto accanto alla sorella che guardava i loro volti riflessi nel vetro, osservavano le campagne oltre il finestrino. Lily rimirava con lui i profili delle colline, le striature dei campi e il ponte arrugginito di una ferrovia vecchia di cent’anni abbandonata al ricordo dei contadini più anziani, custodi annidati fra le cantoniere dai tetti muschiati.

Le montagne bianche e verdi si ingrandivano poco più in là. Un falchetto gareggiò col treno sino ad incrociare la traiettoria di un fiume d’argento e smeraldo, planò riunendosi in volo ad un gemello un po’ più grande e chiaro poi si alzarono verso il profilo della prima vetta rocciosa.

Il treno rullò nel buio di una galleria che scorse breve come uno sbadiglio. Il vento ritirava le nuvole dall’orizzonte macchiato di sbuffi bluastri e amaranto. Il sole sonnecchiava pallido sulla distesa di fronde boschive, come adagiato su un cuscino. Il buio di una galleria più lunga spezzò l’incanto che però non s’infiacchiva sull’espressione di Andy, mentre i suoi occhi si riempivano dei colori e delle forme del mondo vero, non più solo incubi e sogni e pagine illustrate. C’era negli occhi del bimbo un incanto perpetuo, un lume inesauribile che non temeva il buio di gallerie né di altri antri bui.

Sbucarono oltre. Sul ponte stretto sembrava che il treno corresse sospeso nel vuoto. Di sotto, lo strapiombo di una gola affogata nel lago di una diga. Case abbandonate con l’acqua sino ai tetti e chiome d’alberi galleggianti sul pelo dell’acqua. Il mondo vero non era poi così diverso dalla Terra dei Cani Pazzi.

Andy allungò la mano sul sedile accanto, raccolse il cappello di Lily e glielo mise un po’ storto sulla fronte. Incrociarono gli sguardi in un sorriso. Liberi. Lontani da stanze chiuse e quartieri malfamati. Via per sempre dalla città. Nelle mani un biglietto d’aereo e una cartolina dell’Australia. In tasca ancora un frammento della Spada di Vetro.

Fine

 

Nota:
Eroico/a lettore o lettrice, grazie per essere arrivato/a fin qui! Se la storia ti è piaciuta ti invito a scoprire gli altri racconti pubblicati sul sito. La Terra dei Cani Pazzi è un mondo vasto di cui vorrei tornare a scrivere, ma non pubblicherò altro materiale a meno di molteplici e decise richieste dei lettori (cui non posso comunque promettere un vero seguito della storia).

 

E ricorda che i tuoi commenti sono ben accetti, belli o brutti che siano.

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