• Quinto Moro su FB

10. Darvo Bek

Quando Hydroid varcò la soglia del negozio di Darvo Bek e i ricordi l’investirono. Rivedeva se stesso e Ivara discutere sulle armi più adatte, e niente che potesse convincere lei a separarsi dal solito arco nonostante quel ben di dio di semiautomatiche, esplosivi ed armi laser. Ma il negozio sembrava in stato d’abbandono, non che l’ordine fosse mai stato una prerogativa di Darvo, ma ora le armi se ne stavano appese come insaccati andati a male, sporche e unte, come raccolte da un campo di battaglia e lasciate lì ad arrugginire.

Il mercante se ne stava curvo sul banco da lavoro, spalle all’ingresso, la sagoma appena rischiarata dal lume della saldatrice.

“Clem clom, cleeeem!” un Grineer, atipicamente basso di statura, emerse da un ripostiglio facendo crollare mucchi di carabattole dagli scaffali, poi avanzò ondeggiando l’esoscheletro ingobbito che dalle spalle gli avvolgeva il volto in cui i soli lineamenti erano due rotondi occhi vispi.

“Piacere di rivederti Clem” disse Hydroid. La vista di quel Grineer, che si comportava più come un cucciolo di kubrow o un bambino umano molto ingenuo, bastò a fargli scordare per qualche secondo tutti i suoi guai. Clem si agitò tanto da richiamare finalmente l’attenzione di Darvo. Il mercante caracollò fino al bancone scrutando Hydroid come un fantasma.

“Tenno, io ti credevvo morto. Aspetta, sei tu davvero o qualcuno che indossa vecchio Warframe? Puntagli fuccile Clem, non possiamo fiddarci di questo qui. Scheerzo”

Il mercante non aveva perso quel suo accento da bifolco ubriaco mentre il volto era sciupato, con gli occhi gonfi e profonde occhiaie.

“Sono davvero io, Darvo” Hydroid si scoprì contento di rivederlo benché fosse un Corpus imbroglione, ma un imbroglione simpatico, non un altezzoso truffatore come il mercante del Void.

“Lo so, ho riconnosciuto tua puzza. Scheerzo. È bello rivedderti se hai platini per spenderre. Scheerzo, è bello lo stesso. Cosa ti porrta qui? Sappevo che non eri più di Clan Tenno”

“Non si smette mai veramente”

“Cappiisco. Anche Clem è contento rivedderti”

“Me ne sono accorto” Hydroid si lasciò avvicinare dal Grineer che non stava più nella pelle e lo punzecchiava col dito, incantato dai cerchi concentrici che si spandevano dall’armatura acquosa. “Come vanno qui le cose?”

“Sempre al solitto, peggio del solitto. I tuoi compari non compranno più da me, pocchi affari. I tuoi compari ammazzano troppi clienti, mio padre un giorno ammazza tuoi compari. Scheerzo, finché ammazzano anche concorrenza”

“Visto qualcuno di recente?” chiese Hydroid.

“Solo Mesa vienne sempre. Mai contento delle mie pistole. Le distrugge e io aggiusto. A volte gli dicco che non si può aggiustare anche se non è vero, lui paga sempre. Mi piacce lui”

“Lui?”

“Oh. Non dovevo dire. Io so che lui è Tenno maschio con Warframe di femmina fuori”

“E l’ha detto a te?” si stupì Hydroid.

“Lui buon amicco, compra lame anche per Ash. Ash vienne poco, Mesa compra per lui.”

Dunque Ash era ancora in circolazione e si era tenuto in contatto con gli altri, proprio lui che per primo aveva abbandonato il Clan. Difficile fosse tornato sulla sua decisione, era più facile immaginarselo a fare il lupo solitario come sempre, incurante delle regole del Clan ed immune al risentimento e agli sciocchi litigi. Gli sarebbe piaciuto rincontrarlo un giorno.

“E dimmi Darvo, non potresti mettermi in contatto con uno dei due?”

“Darvo Bek non vende informazionni, solo armi, niente offesa per te Tenno. Usa vostra rete, io non so vostri codici”

“Ma sì che li conosci”

“Una volta. Non più Tenno. Chieddi a Simaris, lui sa tutto, lui sa sempre tutto”

Hydroid si mosse per gli scaffali del negozio, cercando qualche arma che gli fosse familiare.

“Non è che adesso fai credito?”

“Darvo non fa creddito, sconti sempre, quelli sì, ma niente creddito”

“Metti sul conto di Suda”

“Furbo Hydroidde” ridacchiò Darvo “io so che tu e Suda nemici da sempre”

“Sei sempre inserito nel circuito spia della Stazione?”

Darvo fece guizzare i suoi occhi come un ladro colto in flagrante.

“Tranquillo, non sono mica venuto per metterti nei guai. Dai solo un’occhiata alle ultime registrazioni: ingresso del Cephalon Suda”

“Io lavoro Tenno, se non compri tu vai via adesso”

“Clem clem!” protestò il Grineer agitandosi intorno a Hydroid come si aspettasse chissà quali coccole.

“Anche tu lavori: lavora!”

Hydroid si parò davanti al mercante sbarrandogli la strada. “Solo un’occhiata, poi me ne vado”

In passato, Darvo l’avrebbe cordialmente mandato a quel paese, quanto bastava per non offenderlo e tenerselo come cliente, ma la scissione del Clan Tenno aveva fiaccato non poco i suoi affari e pur non essendo intenzionato a cedere sul fargli credito, non voleva comunque scontentarlo in pieno. Darvo annuì e ingobbendosi sull’oloproiettore s’infiltrò nelle registrazioni di sorveglianza: vide Hydroid che varcava la soglia dell’antro del Cephalon Suda, con in spalla un altro Warframe.

“Io e Suda abbiamo messo da parte le divergenze” disse Hydroid.

“Non ti creddo”

“Gli ho portato un accolito, un Excalibur che non sa nemmeno cosa sia uno fucile a percussione degno di questo nome. Dubito che potrà far felice il Cephalon Suda senza un’arma”

“Suo problema. Se vuole un’arma viene e paga”

“Quel poveraccio se ne sta con un ascaris alla caviglia e non sarà in piedi prima di un paio d’ore. Suda salderà tutto quanto, dammi solo il necessario per equipaggiarlo”

“Scordattelo”

“Sto cercando di redimermi agli occhi di Suda”

“Una volta tu eri saggio, sei ancora troppo e non sai pregare né parlare comme imbroglione, Wukong più bravo in queste cose”

“Se Wukong fosse qui saremmo usciti con un arsenale senza che te ne accorgessi”

“A Wukong tu non piacci” disse Darvo.

Hydroid si zittì. Era vero, a Wukong non era mai piaciuto e il sentimento era reciproco ma lo ammise a se stesso solo ora che Darvo l’aveva detto a voce alta. Curioso non ci avesse mai pensato prima, né durante la permanenza nel Clan Tenno né dopo l’esilio. Forse era per questo che il Clan si era sfaldato, con tutte quelle inconfessate antipatie e intolleranze reciproche. La guerra e le sofferenze comuni avevano unito il Clan, poi lo scoprirsi sempre più forti come singoli Warframe, la convinzione d’essere inarrestabili ed averne continue conferme ad ogni missione riuscita li aveva resi sempre più arroganti e meno indispensabili gli uni agli altri. Crescendo in consapevolezza e potere i compromessi della convivenza erano venuti meno, ed anche se non era questo che aveva spinto Ivara ad autoesiliarsi nelle Piane di Eidolon, ci aveva spinto lui più della fandonia del volerle solo per stare accanto.

Un frastuono di ferraglie richiamò gli sguardi di Darvo e Hydroid: Clem agitava le sue mitragliatrici.

“Clem clum, cleeem! Clem!”

“Sei impazzito?” lo sgridò Darvo “rimettile a posto”

“Clem! Grakata!” e il Grineer agitò le armi verso Hydroid.

“Non le avrai cariccate! A posto ho detto, subbito!”

“Credo che me le stia offrendo” disse Hydroid.

“Clem” annuì il Grineer, e lasciò le armi tra le braccia del Warframe “Grakata-Grakata!”

“Lo sai che non può andare in girro con quelle armi” Darvo strappò le armi ad Hydroid, Clem s’infuriò e cominciò a strattonarlo.

“E va bene! Gliele faccio carricare sopra sua nave”

“Grazie Clem”

“Non ringraziare lui, idiozia non dicce prego, e solo io faccio carricare le Grakata sulla tua navve”

“In realtà non ne ho una mia, ma è ad Excalibur che dovrai far avere le armi non appena la flottiglia Tenno gli manderà una navetta. Posso contarci?”

Darvo annuì controvoglia.

“Sei un amico”

“Bah! Amicizia non paga i conti”

“Crom clem-clem, clem!” disse Clem.

“No! Tu non vai con lui!”

“Cleam Clem!”

“Mi accompagna solo qualche minuto da Simaris, vero Clem?”

“Clem”

Darvo brontolò qualche bestemmia in lingua Corpus, poi li congedò entrambi con gesto della mano e tornò a lavoro sul bancone.

Clem seguì Hydroid tutto contento come un kubrow che ritrova il padrone dopo tanto tempo, benché i due avessero combattuto insieme solo un paio di volte. C’era chi pensava che Clem fosse solo un clone Grineer, più sottosviluppato e idiota della media, baciato dalla menomazione che lo rendeva incapace della cieca fedeltà alla sua razza, fortuna pagata con l’incapacità di distinguere il bianco dal nero e per questo così ribelle e impossibile da controllare. La presenza di un Grineer su Larunda, così come sui negozi di Darvo nelle altre Stazioni quando vi si recavano periodicamente, era permessa della convinzione presso i guardiani del Conclave che Clem fosse del tutto inoffensivo e del tutto simile a un kubrow addestrato, con la differenza che sapeva stare in posizione eretta e maneggiare armi. C’era poi l’influenza che Frohd Bek, padre di Darvo, aveva presso i sindacati e le stazioni neutrali, essendone uno dei principali finanziatori. Frohd aveva regalato Clem a suo figlio come fosse un cucciolo raro da tenere in gran cura, una stravaganza da ricchi che il Conclave aveva accettato senza troppe storie. I frequenti battibecchi tra Darvo e Clem apparivano agli abitanti della stazione come sintomo dell’incurabile stupidità del Grineer, mentre erano solitamente causati dalle opinioni autonome che Clem sapeva farsi anche sulle questioni più semplici, talvolta in contrasto con quelle del suo padrone. Il fatto che sapesse esprimersi con un vocabolario di sole quattro o cinque parole e vaghi suoni gutturali aiutava a mantenere l’inganno, ma Darvo riusciva a riconoscere tutta una serie di significati in quei suoni, esattamente come ogni buon padrone col suo cane. E curiosamente la stessa cosa avveniva per buona parte dei Tenno, che pur non comprendendo tutte le sfumature del linguaggio di Clem, gli riconoscevano un’intelligenza superiore alla media dei Grineer.

Clem dal canto suo rifiutava di fare distinzioni tra un Warframe e l’altro, considerandoli tutti ugualmente suoi amici. Un Warframe l’aveva salvato dalle grinfie dei Grineer dopo un rapimento, un Warframe aveva procurato i materiali necessari a Darvo per costruire le sue mitragliatrici Grakata, e un sempre un Warframe l’aveva aiutato a ritrovarle dopo ch’erano state rubate. Se si fosse potuto dotare Clem di un vocabolario completo nella lingua corrente dei Tenno, gli si sarebbe potuto affidare il compito di appianare tutte le divergente del Clan e ricondurli alla ragione. Clem era forse l’unico – pensò Hydroid – a vedere oltre l’armatura Warframe, e a considerare i membri del Clan Tenno come guerrieri degni d’uguale ammirazione e rispetto, gli uni per gli altri, come non erano più in grado di fare a causa del loro ego. E se invece dell’oscura e lontana Lotus, coi suoi misteri e segreti, si fosse affidato il comando della flottiglia ad un Grineer dotato di un simile senso di giustizia, così elementare e semplice, chissà che la guerra non fosse giunta a conclusione anzitempo.

All’ingresso delle camere del Cephalon Simaris, Clem si arrestò inquieto e mugugnò i suoi soliti versi.

“Lo so Clem” disse Hydroid “nemmeno io mi fido di questo fanatico, ma dobbiamo parlarci”

“Clem-a-clum, clem!” disse il Grineer, irremovibile, rifiutandosi di entrare.

“D’accordo, aspettami qui, non ci metterò tanto”

Hydroid entrò, sfilando sulla sinistra l’ingresso per il Simulacrum, la simulatore virtuale d’addestramento in cui lui e tutto il Clan Tenno avevano passato estenuanti sessioni di studio e allenamento. Non provò alcuna nostalgia, solo un lucido senso di repulsione e gli interrogativi su ciò che legava Lotus al Cephalon Simaris: l’addestramento, le prove, la necessità di dimostrare il proprio valore per essere considerati degni di affrontare le missioni che – in teoria – contavano per risolvere gli equilibri nella guerra, ma che alla fine non significavano un bel niente. Hydroid era stato un allievo devoto e stimato, le abilità del suo Warframe l’avevano posto al di sopra di molti, eppure questo non gli aveva permesso di svelare alcun grande mistero, né di poter partecipare in qualche modo alle decisioni sulle strategie da adottare in guerra. Gli ci era voluto del tempo per farsene una ragione, specie dopo l’esilio, quando si chiedeva se seguire Ivara non fosse solo un capriccio dell’ego offeso dall’impossibilità di prendere decisioni autonome, e se la sua visione della guerra non fosse sbagliata, accecata dagli indiscutibili talenti mostrati nella gestione del Warframe in ogni battaglia. Se quei compagni che reputava degni di tanta stima, Oberon, Saryn, Vauban, non si erano sentiti a disagio con la conduzione della guerra da parte di Lotus, allora il problema doveva essere solo suo. Eppure non capiva come uno stratega del calibro di Vauban potesse approvare quel cadenzato ritmo di missioni che non colpivano mai al cuore il nemico, come un eterno tentativo di lavorare i Grineer ai fianchi senza mai abbatterli. All’inizio Hydroid aveva pensato di saperne troppo poco sulla guerra, ma dopo i primi tre anni niente era cambiato, e mentre le sue conoscenze aumentavano le cose restavano sempre le stesse. Che proprio un outsider come Ash l’avesse fatto notare per primo, e non quelli che reputava più saggi all’interno del Clan, aveva fiaccato il suo cieco entusiasmo e obbedienza verso Lotus e le motivazioni stesse dei Tenno. Ce n’era abbastanza per mettersi dei dubbi a lanciare nella mischia un nuovo Excalibur. Salvarlo dalla schiavitù Grineer era un bel favore, ma gettarlo tra le braccia di un’altra schiavitù non aveva forse molto senso, e pur di salvarlo l’aveva già messo nelle mani di quell’idiota del Cephalon Suda. Per un momento Hydroid desiderò di non aver lasciato la Terra, di trovarsi con Ivara a correre sulle piane nelle ore precedenti al tramonto, quando le pattuglie Grineer sbaraccavano per non essere spazzate via dai mostri notturni, e insieme potevano godersi il panorama delle vallate, sparare a qualche preda, pescare un buon pesce da consumare nella penombra della grotta, guardandosi di sottecchi all’ombra dei loro Warframe, senza temere i mugghianti urli dei giganti delle Piane troppo lontani per spaventarli.

“Tenno, quanto tempo è passato. Non potevi stare lontano dal brivido della caccia”

La voce atona del Cephalon Simaris accompagnò il riverbero del mastodontico ologramma giallognolo che invadeva tutta la stanza opprimente come al solito: trapezi dagli angoli smussati, compositi a formare una sorta di grande bocca famelica ballonzolavano intersecandosi e pulsando, ipnotici e avidi come sanguisughe elettriche.

“Ti sarei rimasto lontano volentieri, psicopatico” disse Hydroid “ma devi mettermi in contatto con la flottiglia Tenno”

“Dovevi portarmi un dono” disse Simaris.

“Vallo a chiedere a Suda”

“Deludente! Perché tradisci la mia fiducia in questo modo?”

“Non lamentarti se preferisco un computer idiota ad uno che mi parla di smembrare per avere più dati”

“La conoscenza richiede sacrifici. In questo caso potresti procurarmi delle scansioni di…”

“Non ci provare” Hydroid passò la mano sulla colonnina olografica ai piedi del Cephalon “il mio account è ancora attivo, prosciugalo e contatta l’orbiter più vicino”

“Molto bene Tenno… Cephalon Ordis ha schermato tutte le comunicazioni”

“Puoi triangolare i tuoi segnali dalle stazioni Kronia e Orcus. Manda una spam bomb di messaggi a bassa frequenza, dubito che Ordis abbia escluso anche i canali privati”

“Testo del messaggio?”

“La marea sta cambiando.”

 

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