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12. Il Clan dei Tenno

 

Il mastodontico orbiter apparve all’improvviso, uscendo dalla bolla di occultamento all’ultimo istante, ma la potenza del sole sembrava inghiottirne i contorni, avvolgendolo coi suoi raggi roventi. Benché avesse le caratteristiche di una tozza nave da trasporto, l’orbiter era quanto di più simile ad una fregata da battaglia e la nave più robusta in forza alla flottiglia Tenno, ma non aveva armi pesanti visibili sulla fusoliera dal momento che il Clan Tenno si affidava più al sabotaggio delle astronavi nemiche piuttosto che alla forza bruta d’uno scontro spaziale. L’orbiter ospitava strette placche protettive lungo le fiancate, simili a branchie nei cui interstizi erano attraccate i caccia da sbarco dei membri del Clan.

Vauban fece una rapida conta delle navicelle e vide che in pochi avevano risposto alla convocazione. Decise di prendersela con calma e lasciò ad Excalibur il compito di attraccare.

“Adagio, falla scivolare lentamente”

Gli indicatori olografici cominciarono a strillare i loro allarmi per il limite di tolleranza alla radiazione solare, pericolosa per un caccia a corto raggio come quello.

“Operatore” disse Ordis, il tono piagnucolante e impaurito “perché non lasciate a me l’aggancio all’orbiter?”

“Chiudi la bocca” disse Vauban, che era uno dei pochi nella flottiglia a preferire i comandi manuali. Pilotare era un buon esercizio di concentrazione, specie nelle fasi d’attracco. Excalibur teneva la cloche con stretta ferrea, il corpo era tutt’un fascio di muscoli biometallici tesi allo spasmo.

“Più rilassato, o i comandi ti resteranno tra le mani. Fai conto di avere la tua spada in mano, non devi strozzare l’impugnatura, devi governarla”

La navicella ebbe uno scossone, poi le ganasce dell’orbiter si strinsero e la schermatura della nave madre fece cessare gli allarmi.

“Ben fatto. Stai per incontrare il Clan Tenno” disse Vauban “una parte almeno, e non tutti saranno felici di vederti: sei il primo che accogliamo a non essere stato risvegliato da Lotus, intorno a te ci sarà curiosità e diffidenza, ti faranno molte domande a cui non saprai rispondere, tu glissa, parlerò io per te”

“Cosa vuol dire glissa?”

“Glissare, passare oltre. Evita queste domande in presenza degli altri, danno l’impressione che tu sia solo un guscio vuoto, io non lo credo, ma potrebbe far innervosire qualcuno”

“Perché?”

“Perché tutti sono tesi come corde. Non è tutto rose e fiori sul fronte bambini prodigio che giocano alla guerra con di distruzione di massa, perché i Warframe questo sono”

“Hydroid ha detto la stessa cosa. Ma intendevo: perché tu non mi credi un guscio vuoto?”

“Ah, quello dici. Mi fido del giudizio di Hydroid. Sarebbe stato meglio se ci avesse accompagnati, nonostante l’esilio la sua opinione avrebbe un gran peso. E se ti avesse accompagnato Ivara, nessuno metterebbe in dubbio la tua buona fede, avrebbero tutti paura di ritrovarsi una freccia nel culo.”

Il cubicolo d’attracco era stretto buio, le pareti irregolari come escrescenze ossee ai cui vertici erano poste sottili appendici luminose. Il corridoio successivo si ampliava in forme via via più squadrate e spartane. L’interno dell’orbiter era silenzioso, nessuno venne ad accoglierli e Vauban se la prese con calma, dando all’invitato qualche sommaria informazione sulla planimetria della nave. Le architetture erano disarmoniche, un misto di progettazione Orokin e Corpus, tese più alla funzionalità che all’estetica.

La sala briefing era un angusto spazio rischiarato da poche luci sul soffitto, la penombra spegneva i colori sulle corazze dei Warframe presenti in una patetica scala di grigi. Erano in tutto sette e se ne stavano disposti in cerchio, muti e immobili. Vauban prese posto nello spazio libero di quell’ideale ettagono, sforzandosi di nascondere la propria irritazione per quell’accoglienza tanto fredda.

Il silenzio fu interrotto come al solito da Rhino, la più insofferente a quelle cerimonie e incapace di mantenere una posizione composta per più di un minuto alla volta.

“E’ lui?” chiese Rhino, delusa dal mediocre aspetto del nuovo arrivato.

“Cosa ti aspettavi” disse il Warframe dalla testa tronca e schiacciata mentre si faceva avanti, aveva sul petto il simbolo d’un cristallo di ghiaccio, girò intorno ad Excalibur esaminandone la forma del corpo. Tese il braccio e sul suo palmo apparve un ologramma violaceo, un volto femminile di cui solo mento e labbra potevano scorgersi sotto l’ampia corona metallica a forma di fiore di loto.

“Hai mai visto questo volto?”

Il Warframe aveva una voce atona, il corpo avvolto in una tunica che si divideva in ampi cosciali, il volto scuro e nascosto dal bavero rialzato dell’armatura. Excalibur rispose con gesto di diniego.

“Cos’hai visto dopo il tuo risveglio?”

“Il volto di un anziano Grineer” disse Excalibur “il Capitano Vor”

“Tipico di quel pedofilo” fece Rhino, a metà tra un grugnito e una risata “ha cercato di fottere tutti quelli che vedi in questa stanza”

“Taci per favore. Sappiamo che ha fatto in tempo a mettergli l’ascaris…”

“Piantala Frost” l’interruppe Vauban facendosi avanti.

“Sto solo considerando i fatti” disse Frost.

“Lascialo fare a chi i fatti li conosce” fece Vauban in tono di sfida “c’è chi è quasi morto per consentirgli di raggiungere il Clan”

Un Warframe dal corpo robusto come un tronco d’albero e l’elmo con ampie corna di cervo si mosse a sua volta verso l’Excalibur. “Non c’è corruzione Grineer in lui, superiamo la fase in cui dubitiamo di tutto e tutti e cerchiamo di ragionare da adulti”

“Oberon ha ragione” disse un altro Warframe, il corpo femminile longilineo ed elegante. Si fece avanti passeggiando intorno al nuovo arrivato tanto vicina da sfiorarne l’armatura coi seni prosperosi “io mi fido di Hydroid. Mi chiamo Saryn” disse porgendo la mano ad Excalibur che rispose. Gli altri cominciarono ad imitarla presentandosi a turno. Ad Oberon fecero seguito Nova, Trinity e Rhino. Loki non gli strinse la mano ma si presentò con un rapido inchino, mettendosi poi in disparte, nell’ombra. Frost venne per ultimo, alzò il pugno e dal palmo scaturì una sfera d’energia che spinse indietro tutti gli altri, intrappolando se stesso ed Excalibur in un turbine di neve gelata. Girò intorno una, due, tre volte intorno al novizio proferendo domande che gli altri potevano solo immaginare. Saryn fece per intromettersi ma Vauban la trattenne. Dopo qualche minuto la sfera di ghiaccio si frantumò e Frost diede la sua sentenza: “è un corpo vuoto”

“Com’eravamo tutti dopo il risveglio” disse Vauban.

“Forse è peggio”

“Non essere arrogante” intervenne Saryn “Vauban l’ha portato qui, lasciamolo parlare”

“Oh certo” sibilò Rhino “diamo retta ai fidanzatini”

Vauban fece per ribattere ma Saryn fu più lesta parandosi dinanzi al mastodontico corpo di Rhino, ficcandole una mano all’altezza del mento come fosse la lama affilata d’una spada.

“Signore, mantenete la calma” disse Frost. Con un gesto invitò l’Excalibur ad accomodarsi presso uno degli angoli bui della sala, là dov’era scomparso Loki. Gli altri presero a discutere.

Vauban disse il poco che sapeva, sottolineando quanto aveva visto nel Simulacrum sul combattimento brutale ed istintivo dell’Excalibur, la sua velocità, la dialettica sciolta più che discreta per uno fresco di risveglio. Oberon aggiunse quel poco che sapeva dalla conversazione avuta con Hydroid. Nova si disse poco impressionata, Trinity fece un commento benevolo, Rhino simulò un sonoro rutto.

“Finché non sappiamo cosa le sia successo” disse Trinity “non possiamo escludere nemmeno che sia stata Lotus a risvegliarlo”

“Alzi la mano chi pensa che Lotus risveglierebbe uno di noi per poi abbandonarlo al suo destino” disse Frost “senza nemmeno una parola per guidarlo”. Ci fu un giro di sguardi. Nessuno alzò la mano. “I Warframe risvegliati dai Grineer hanno sempre cercato di ucciderci, perciò non intendo mettere a rischio il Clan”

“E se dietro ci fosse un Tenno?” disse Trinity “io dico di dargli un’opportunità. Potrebbe essere l’ultimo rimasto, l’ultimo di noi”

“Per come la vedo io” disse Frost “possiamo portarlo a zonzo per tutto il sistema in cerca di un Tenno che forse nemmeno esiste, rischiando le nostre vite e i nostri mezzi che sono già precari, oppure escluderlo subito”

“Escluderlo?” fece Saryn incredula. Si parò davanti a Frost elmo contro elmo: “vuoi dire escluderlo dalla Trasferenza? Disconnetterlo da qualsiasi segnale?”

“Ed usarlo come Warframe di riserva. Ci guadagneremmo tutti”

“Dovrai passare sul mio cadavere” disse Saryn.

“Non essere melodrammatica” fece Rhino, sedendosi sul pavimento.

“Però è una possibilità” disse Loki.

“No che non lo è” fece Trinity.

“Escluderlo non è una cattiva idea” fece Nova “insomma, non abbiamo mai dovuto prendere una decisione simile, ma nel dubbio la sicurezza del Clan deve venire prima di tutto”

“Nessuno escluderà nessuno” disse Saryn “non rinunciamo a un altro Tenno solo per paura di chi o che cosa sia. E in ogni caso queste decisioni il Clan dovrebbe prenderle all’unanimità!”

“Metà del Clan è in missione” brontolò Rhino “ci vorrebbero giorni per riunirci. E poi da quando siamo una democrazia? Siamo un regime militare”

“E da quando siamo un regime?” sbottò Saryn.

“Praticamente da sempre” disse Frost.

“Uno a zero per noi” fece Rhino.

“E’ esattamente questo l’atteggiamento che ha spaccato il Clan!”

“Siamo in otto” disse Frost “e tutti membri anziani, votiamo noi, adesso: alzi la mano chi vuole scollegare l’Excalibur e chiudere questa storia”

Frost, Loki, Rhino votarono a favore, infine Nova. Oberon, Saryn e Trinity contrari.

“Sta a te Vauban”

Nell’orbiter si fece silenzioso, Excalibur se ne stava in disparte, confuso dall’accavallarsi di voci del Clan. Vauban gli fece un cenno e disse: “prima di decidere voglio che parli anche il diretto interessato.”

Excalibur si fece avanti. “Statemi a sentire. Non devo la vita a nessuno di voi: la devo a chi mi ha messo nelle vostre mani. Di Hydroid ed Ivara mi fido, di voi non ho più fiducia che per Capitan Vor. Io non so cos’hanno fatto i Grineer per meritare la morte, so che li voglio trucidare, e credo anche voi. Ho la testa vuota e non mi ricordo niente, ma so che non vorrei ricordarmi quello che vi ha resi dei litigiosi rompiscatole: tagliatemi la testa con la mia stessa spada, meglio che starvi a sentire un altro minuto, oppure datevi da fare come Hydroid pensava avreste fatto. A Ivara non piacevo, era pronta infilzarmi con una freccia, ma ha fatto di tutto per farmi arrivare fin qui e adesso non so nemmeno se sia viva. E se lei ha rischiato tanto doveva avere un motivo per sperare che vi incontrassi.”

“Io non ho dubbi” disse Trinity “c’è l’anima di un Tenno in questa macchina. Vauban?”

Tutti gli elmi si mossero verso lo stratega: le braccia conserte, l’elmo inclinato a fissare il pavimento.

“Cinque a tre” disse “mi schiero con Frost”

“Viktor!” Saryn si avventò verso il compagno, incredula.

“Lotta tra innamorati” ridacchiò Rhino spaparanzato sul pavimento “non voglio perdermela. Scommetto venti platini su Saryn. Fallo a pezzi cocca!”

Excalibur fece uno scatto verso il corridoio d’uscita quando Rhino, con una rapidità insospettabile per la sua stazza e quell’atteggiamento pigro, in un istante fu addosso al fuggiasco e lo colpì con una testata tanto violenta da scaraventarlo in aria come fosse un pupazzo. Gli sferrò poi un pugno sulla schiena mandando in tilt i sistemi. Excalibur perse il controllo degli arti e prima che potesse rendersene conto Frost l’aveva intrappolato in uno scudo di ghiaccio.

“Ehi Viktor” fece Rhino “te lo vado a mettere nel freezer”

Saryn si strinse a Vauban, le mani sul torace in bilico tra gesto d’implorante dolcezza e la minaccia di strangolamento. “Non puoi…”

“Non siamo in grado di gestire questa cosa” disse Vauban “se in lui c’è davvero un Tenno addormentato, resterà addormentato, e magari si sveglierà in tempi migliori. Ma noi abbiamo bisogno di altre armature adesso”

“Non te lo lascerò fare!”

Oberon si fece avanti per placarla: “non puoi chiedere la democrazia e invocare l’anarchia se non ti accontenta”

Saryn fece un passo indietro, chiudendosi in se stessa. “Sono uno stratega” disse Vauban “devi fidarti del mio giudizio” ma lei se ne andò senza più dire una parola, e un minuto dopo la sua navicella schizzava via dall’orbiter. Trinity la seguì.

“Avviserò Volt che state arrivando” disse Frost “sovraccaricandolo dovrebbe riuscire a resettare tutti i suoi sistemi. Rhino ti farà da scorta”

“Lascia, andrò io” fece Oberon.

“Ma tu eri contrario” protestò Rhino.

“Come i sacerdoti che accompagnavano i condannati al patibolo”

Rhino commentò simulando un rutto.

Vauban e Oberon raggiunsero la navetta. “Ordis” disse Vauban una volta dentro “portaci il più lontano possibile da qui”

“Sedna dista sei giorni, Operatore”

“Era un modo di dire. Rotta verso la Terra.”

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