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18. L'Adunata

In cima alla Gran Torre Orokin che sovrastava il villaggio di Cetus, Vauban se ne stava seduto sul bordo della piattaforma, agitando le gambe sospese nel vuoto e desideroso di concedere ai suoi polmoni umani una boccata d’aria della vecchia Terra. L’assalto dei Corpus su Nettuno gettava nuove ombre sulla morte di Nezha ed Ember e sulla scomparsa di Mag.

Vauban era appena riuscito a convincere Ivara e Hydroid a presenziare all’Adunata per il lutto e i due erano già partiti alla volta dell’orbiter sospeso fra la Terra e la Luna, lui però voleva godersi ancora un po’ quella pace, la calma apparente che avvolgeva le Piane in lontananza e il chiasso di Cetus, tra le grida dei pescatori che scuoiavano i pesci e i gruppi di bambini che si rincorrevano in spiaggia, emulando i combattimenti Tenno. I figli degli Ostron erano bambini autentici, come dovevano essere stati i bambini nella gioventù della Terra, prima della conquista spaziale. E mentre gli Ostron sognavano battaglie e viaggi spaziali, sempre più Tenno avrebbero voluto andarsene a pesca e guardare le stelle da una spiaggia.

Vauban a volte invidiava la scelta di Hydroid anche se non faceva per lui. Guardando la quiete del golfo e le alte montagne la sua mente vedeva punti d’osservazione, feritoie rocciose per l’appostamento di cecchini, strettoie dove cogliere in fallo una squadra d’assalto, i punti ideali per innalzare muraglioni dove la montagna cedeva e a come la Gran Torre Orokin potesse diventare una buona esca per attirare Vay Hek in battaglia.

Vay Hek. La brutta faccia deturpata da piaghe e ustioni del Primo Consigliere dell’Impero Grineer non abbandonava mai gli incubi di Vauban. Nel momento del lutto, delle dispute nel Clan, del ritorno dello Stalker e dei guai su Nettuno, Vay Hek avrebbe dovuto essere l’ultimo dei suoi pensieri. O era il momento perfetto, perché riaprendo uno spiraglio di dialogo con gli esuli il Clan poteva essere riunito, riacquistando un poco di forza dopo quel terribile biennio di declino.

“Molte cose si decidono oggi” sussurrò Vauban tra sé. Se le spie di Vay Hek si fossero accorte del via vai delle navette a mezza rotta per la Luna, la storia dei Tenno poteva anche finire lì, ma per una volta la follia di Alad V era servita a distrarre i Grineer e tenerli impegnati sul fronte di Nettuno. Vay Hek aveva altro a cui pensare. E anche questo era qualcosa su cui riflettere, non si sarebbe buttato in un assalto alla Torre, chissà se invece Vor…

La decisione di celebrare l’Adunata sulla Terra era stata rischiosa ma non aveva incontrato alcuna resistenza e questo già bastava a renderla giusta. Nei cinque anni trascorsi dai primi risvegli e l’inizio della guerra le cerimonie di lutto si erano sempre svolte nel Void, secondo la credenza che l’oscura energia di quel distorto angolo del cosmo, fluendo attraverso il corpo dei Tenno defunti potesse rianimarli in un altro luogo e in un altro tempo. Nessuno sapeva com’era nata la credenza né come fosse stata trasmessa ai primi risvegliati, ed era questo ad acuire il sospetto – tra quei pochi che ci credevano davvero – che la guerra post-risveglio durasse da ben più di cinque anni, e che i Tenno risvegliati erano in realtà quelli morti in passato riemersi dal Void. Perciò tornavano immemori, con solo vaghi ricordi della vecchia vita, quella più antica dei tempi Orokin, senza sapere fin dove la realtà si confondeva coi sogni. Ma i veterani – i primi risvegliati da Lotus nell’epoca dei molti Excalibur e delle molte Mag, prima della conquista della Rotaia Solare e della scoperta di altri Warframe – attribuivano quella superstizione ad un residuo delle antiche religioni nate dopo la scoperta del Void. Vauban, Frost, Rhino per quanto giovane, Ash, Saryn e coloro che il quinquennio avevano vissuto per intero, sapevano che quelle ed altre credenze erano rimaste in loro come residui di coscienza dell’educazione Orokin, e vi si si erano aggrappati per crearsi un cuscino di ricordi più fitto, per non dover convivere ogni giorno coi vuoti di memoria troppo oscuri e spaventosi, ricucendo i brandelli di una realtà imprecisa arricchita da superstizioni e voci, da rafforzare nel racconto di bocca in bocca ai nuovi risvegliati.

Vauban riconosceva l’utilità di quelle credenze, per il modo in cui esorcizzavano la paura della morte e per come potevano mantenere l’unità – così sfatta in quei tempi – tra i Tenno. L’ultima Adunata di lutto era seguita al fallimento del raid su Marte, la volta in cui il Clan era andato più vicino ad uccidere il Consigliere Vay Hek. Soltanto Vauban, Rhino e Trinity erano sopravvissuti. In cinque erano morti. L’unico risultato era stata la distruzione del costoso esoscheletro da battaglia di Vay Hek, e sebbene il Consigliere dopo quella sconfitta si fosse rintanato sulla Terra, protetto notte e giorno dal suo esercito nel terrore d’essere nuovamente attaccato e ucciso, nessun Tenno poteva considerarlo un successo. Presto o tardi, Vay Hek si sarebbe procurato un’altra armatura, o qualcun altro l’avrebbe scavalcato nella gerarchia di comando. Vauban si portava addosso il peso di quel fallimento, poiché si era convinto che quello fosse il crocevia della guerra, ed in effetti lo era stato in senso negativo. Erano seguite missioni inutili nel disperato tentativo di arginare l’espansione Grineer, come il discusso sabotaggio a Tyl Regor e i primi malcontenti nel Clan. Poi l’assenza di nuovi risvegli e le divisioni, fino alla scomparsa di Lotus. Se Vay Hek fosse morto quel giorno su Marte il giogo dei Grineer sul Sistema Solare sarebbe stato spezzato. Così non era stato, e l’Adunata per i morti del raid aveva segnato il declino del Clan Tenno. Questa nuova Adunata poteva essere il definitivo epitaffio o un nuovo punto di partenza.

Vauban prese la navetta e tornò all’orbiter, e nella sala briefing vide che solo pochi esuli – Ash, Nekros ed Equinox – avevano risposto. Oberon gli si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla: “c’è stato un problema con Ivara”

“Ci ha ripensato e si è tirata dietro Hydroid?”

Oberon non rispose, si fece seguire presso la navicella di Ivara fino alla stanza col baccello di Trasferenza. Dentro, Hydroid e Trinity se ne stavano inginocchiati presso il Warframe disteso di Ivara. Era successo di nuovo, qualcosa nella Trasferenza non funzionava, forse un guasto nel baccello e Hydroid non si dava pace per averle fatto lasciare la Terra.

“Volt è arrivata? Potrebbe aiutarci di nuovo”

“E’ ora dell’Adunata” disse Vauban “dopo penseremo a Ivara”

Hydroid scattò in piedi, pronto ad avventarsi su Vauban ma Trinity lo placò con dolcezza. “Non è in pericolo di vita, non le succederà nulla.”

L’Excalibur comparve sulla soglia e si offrì di restare a vegliare su Ivara. Pur riluttante ad abbandonare la compagna Hydroid acconsentì e il piccolo gruppo si disperse. Oberon si attardò in coda al gruppo per discutere con Vauban. “Wukong non è ancora arrivato”

“Ho dovuto lasciarlo di pattuglia nello spazio di Giove, perderne tre in un colpo è devastante, non riusciremo più a coprire i pianeti periferici”

“Due, abbi un po’ di fede, Mag potrebbe…”

“Per me contano i numeri, e non posso studiare strategie basate sulle speranze”

“E Volt invece?”

“Sarà in giro. Ma non ho visto Titania”

“Stronzo spietato” sussurrò Oberon “ci sono altri modi per evitare le domande”

“Mi spiace che non sia venuta, dico davvero” disse Vauban, memore dell’affetto che Oberon nutriva per lei, ma la frecciata era voluta. “Sarebbe stato bello onorare i caduti al Bosco d’Argento sulla Terra.”

Di lì a poco Saryn li raggiunse e con sorpresa di Vauban, lei gli venne incontro e si sciolse in un abbraccio.

La testa del piccolo Viktor stava scoppiando, doveva tenere a bada mille pensieri: Wukong, non esattamente un esempio di virtù e rigore militare, pattugliava solitario una regione fortemente presidiata dai Grineer. L’idea di sapere Volt da sola, veloce a sfuggire dai guai quanto a ficcarcisi dentro, gli dava quasi più angoscia di tutto il resto, ma tenendola lontana l’Excalibur era al sicuro dalla disconnessione, e forse c’era spazio di manovra per un’altra votazione allargata agli esuli presenti. Ma se a Volt fosse accaduto qualcosa, la colpa sarebbe stata solo sua.

 

Nella sala briefing regnava il silenzio mentre i corpicini di Emma e Nelly venivano portati a braccia da Loki e Mesa, avvolti nelle nere tute Zariman che le avevano protette nei secoli del lungo sonno, i cappucci chiusi. Nessuno voleva parlare, e l’assenza della voce di Lotus pesava come un macigno. Tra gli esuli presenti Equinox era l’unica ad aver appena appreso della sua scomparsa, e non ci aveva creduto sino al calare di quel silenzio.

Nel cuore dei Tenno c’era la disabitudine alla morte dei compagni, dopo le cinque morti del raid e il massacro dei novizi dovuto alle taglie di Tyl Regor, nessuno aveva più pensato seriamente alla morte. Esuli o fedeli, tutti i presenti erano stati nel Clan, e da guerrieri ignoravano scientemente il pensiero della morte. Così come ignoravano la minaccia dello Stalker che aspettava solo d’essere confermata a voce alta, cosa che venne fatta puntualmente dal primo esule, Ash.

“Dunque è tornato” sussurrò Equinox.

“Tornato” disse Vauban “si può dire di chi sia andato via. Lo Stalker non se n’è mai andato, le sue apparizioni si erano fatte rare è vero, così rare da illuderci che avrebbe lasciato in pace i pochi di noi rimasti, ma è proprio questa la spiegazione: guardatevi intorno e contatevi. Nove membri del Clan su dodici rimasti, undici se Mag non ce l’ha fatta. E quattro esuli su nove. Ventuno in tutto. Fa effetto solo a me questo numero? Ventuno, mentre il numero dei Tenno usciti vivi dal Void equivaleva più o meno agli anni passati a dormire”

“Eran trecento, eran giovani e forti… e sono morti” citò Oberon.

“E sono morti” ripeté Vauban “uccisi dai soldati Grineer, dai mercenari Corpus, dallo Stalker. Chi si ricorda i loro nomi? Noi che siamo rimasti ci consideriamo veterani, ma sopravvivere a volte significa essere solo capaci di fallire più a lungo degli altri, o essere fortunati ad incontrare lo Stalker il più tardi possibile. Lo Stalker non ha smesso di manifestarsi perché alcuni di noi hanno imparato a ricacciarlo nell’ombra, le sue apparizioni sono diminuite perché noi siamo diminuiti di numero. E meno siamo e più si allunga la lista dei nostri fallimenti, nel difenderci gli uni gli altri, nel restare uniti e capire quale sia il nostro posto ora che Lotus ci ha abbandonati. Abbiamo cambiato volto alla guerra tra i Grineer e i Corpus, l’abbiamo fatta diventare la nostra guerra, ma siamo agli sgoccioli. In così pochi non riusciremo ad imporci ancora per molto, e comincio a chiedermi perché dovremmo farlo. Mentre stiamo qui, i Corpus conquistano Nettuno senza che l’avessimo previsto o che possiamo fare nulla per impedirlo, e forse è giusto così”

“Adesso parli come un esule” intervenne Frost “aver perso Nezha ed Ember non è un buon motivo per arrendersi”

“Giusto” ruggì Rhino “Mag è ancora là fuori!”

“Non ho mai parlato di arrendersi. Ma ho voluto quest’adunata sulla Terra perché è qui che dovremmo seppellirle, e non nel Void sperando che un giorno possano tornare. Accettiamo il fatto che nessuno torna, che siamo gli ultimi, e che dobbiamo pensare alla nostra sopravvivenza prima che ad una guerra che non è la nostra”

“Volete davvero” sussurrò Equinox “seppellirle?”

“A quanto ne so” fece Trinity “nessuna delle due credeva nel ritorno dal Void”

“A Nelly sarebbe piaciuto tornare sulla Terra” disse Rhino “Emma invece…”

“Avrebbe voluto bruciare nel sole” disse Ivara apparsa in fondo alla sala. Avanzava con passo malfermo teneva un braccio intorno alle spalle di Excalibur che la sosteneva, Hydroid si mosse rapido ad aiutarla. La coppia si strinse in un rapido abbraccio.

“I loro Warframe dominavano il fuoco” disse Nekros “dovremmo cremarle, come si faceva coi guerrieri del passato”

“Non riuscirei a vederle bruciare” disse Trinity.

Frost si avvicinò a Vauban, i due discussero da parte e alla fine si accordarono. Presero in braccio un corpo ciascuno e li caricarono sulla navetta. Uno ad uno, esuli e membri del Clan uscirono nello spazio coi loro archwing e improvvisarono un piccolo corteo funebre.

La faccia della Terra era ormai annerita e restava solo un lontano spicchio azzurro. La navetta sfrecciò nell’oscurità e, rientrando nell’atmosfera, abbandonò i corpicini che si consumarono tracciando due piccole scie di fuoco.

 

 

 

 

 

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