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4. Il guerriero d'acqua

Excalibur provò l’istinto di ribellarsi alla stretta ma la sensazione dell’Affinità tornò a rassicurarlo. Il guerriero acquatico era anch’egli un Warframe, e riconobbe in quella sensazione la stessa avuta dopo lo schianto con la navetta: era stato dunque lui a strapparlo alle profondità marine e condurlo alla grotta di Ivara. Lentamente la luce cominciò a diffondersi rivelando lo specchio illuminato della superficie, sempre più vicino. Di lì a poco Excalibur si ritrovò su una spiaggia, il guerriero d’acqua, riassumendo forma umanoide, troneggiava al suo fianco, traslucido sotto i raggi obliqui del sole. Gli tese la mano.

“Hydroid”

Excalibur esitò prima di stringerla e quando lo fece si stupì della dura consistenza di quegli arti acquosi, poi disse il proprio nome.

“Già” nuovamente quel tono divertito “naturalmente. Ivara ha ragione, tu sei un modello comune, un Excalibur, ma ti ci vorrà del tempo per ricordare il tuo nome o inventartene uno. Fintanto che non incontriamo altri come te possiamo chiamarci con questi nomi”

Excalibur non capì ma non fece domande, le sue percezioni troppo confuse per fare domande intelligenti, e il congegno alla caviglia continuava indebolirlo. “Puoi aiutarmi con questo…”

“Ascaris negator” disse Hydroid “la trappola di Vor per schiavizzare i Warframe. Non io, Lotus lo farà, per mezzo di uno dei suoi Cephalon, e come ha detto Ivara, userà il cappio della riconoscenza piuttosto che naniti infetti nei tuoi sistemi per convincerti a schierarti dalla sua parte”

“C’è… una guerra in atto?”

“Si può dire che la guerra non sia mai cessata. Possono cambiare i nomi degli schieramenti, ma è sempre guerra. Hai qualche ricordo?”

“No, ma non sono stupido”

“Ivara non voleva offenderti, e lei non riesce più a vedere un risveglio come una buona cosa, forse neanch’io però chi può dire se ti andrà meglio che a noi? Ma dobbiamo ancora capire se sei solo un guscio vuoto o se in te c’è qualcosa di umano”

Excalibur si guardò le mani. “Non sono un uomo”

“Sei una macchina da guerra, la più sofisticata in circolazione. Cioè, non proprio tu, non il tuo modello, ma in quanto Warframe lo sei. Riesci a ricordare chi ti ha costruito?”

Excalibur piegò indietro la mano ed estrarre dal polso la spada di energia. “Tecnologia Orokin” disse “ci hanno progettati per uccidere i Grineer?”

“Cosa te lo fa pensare?”

“L’istinto, la repulsione che ho provato per loro quando mi sono svegliato”

“E’ solo programmazione di base” disse Hydroid “i Warframe dovevano essere l’arma in grado di spazzare via qualunque cosa minacciasse l’Impero Orokin, ma era troppo tardi, l’Impero era già in declino. Comunque non è il caso di riempirti la testa con queste sciocchezze, pensiamo a scongiurare la tua schiavitù sotto i Grineer, per il resto ci sarà tempo”

“Poi sarò libero?”

Il volto di Hydroid vibrò in un gorgoglio come lo scarico di un gabinetto, l’equivalente della risata d’un vecchio alle domande sciocche d’un bambino. “Poi dovrai schierarti, almeno per un po’…”

“Tu e Ivara con chi eravate schierati?”

“Con chi ci aveva dato quella che all’inizio anche noi chiamavamo libertà: Lotus. Lei ci ha risvegliati e per un lungo tempo abbiamo combattuto per lei”

“Ce ne sono altri come noi?”

“Sì, una volta eravamo in tanti, e molto uniti”

Il volto di Hydroid sembrò esprimere un sorriso, qualcosa che Excalibur si sentì subito in grado di non fare dal momento che il suo corpo era un pesante e duro ammasso di biometalli, un elmo liscio senza volto, inespressivo. Per quanto la forma del proprio corpo rispecchiasse un qualche ideale di perfezione guerriera, come Excalibur poteva vedere nei riflessi acquosi dell’armatura di chi gli stava accanto, Hydroid appariva un autentico portento ingegneristico, il prodotto di un’era più nuova e illuminata.

“E questa cosa che abbiamo, questa… Affinità, non mi sembra qualcosa di elettrico, non sembra venire da questo corpo… non siamo solo androidi, non siamo solo soldati, non è vero?”

Hydroid attese prima di rispondere, e quel silenzio risultò, per la saggezza che sembrava esprimere nell’aspetto e nella voce, più rivelatore di quanto le parole stesse avrebbero potuto.

“Non pensare a cosa siamo o non siamo. Pensa a cosa possiamo, a cosa vogliamo essere. Possiamo compiere imprese straordinarie ma tutti abbiamo cominciato come vuoti strumenti nelle mani altrui. I Warframe sono macchine costruite per distruggere. Che sia lo sterminio diretto di un esercito o il sabotaggio di grandi complessi e astronavi, questo è ciò per cui siamo stati progettati. Non siamo costruttori, né scienziati o filosofi. Siamo il frutto della guerra e per la guerra”

“Niente di buono insomma” disse Excalibur.

“A questo risponderanno le tue esperienze”

“Ivara ne sembrava convinta”

“Io” disse Hydroid “come Ivara, posso vedere ciò che mi circonda in base a ciò che ho vissuto. La quantità di tempo che io e lei – come molti altri – abbiamo passato a combattere è sconcertante, eppure non sono passati così tanti anni. Siamo ancora giovani ma le menti invecchiano più veloci di battaglia in battaglia, finché trovano un loro modo di maturare. Per me e Ivara quella maturazione ha significato l’esilio”

“Da parte di chi?”

“Da parte nostra. È stata forse la prima decisione realmente libera, non forzata dalla paura, dalla rabbia o dai desideri di vendetta e riconoscenza” Hydroid alzò la testa, il tricorno dell’elmo voltosi ai raggi del sole diede alla trasparenza del volto un tripudio di riflessi colorati “lassù, sopra le nostre teste, ci sono tanti che ancora combattono la guerra. Quando dico tanti potresti immaginare migliaia, milioni… questo è vero per i Grineer, mentre noi Warframe siamo solo poche decine, eppure l’enormità della nostra forza è sufficiente a mantenere in piedi questa guerra. Pensa alla tua fuga, quanti Grineer hai ucciso?”

“Tanti, di preciso non so quanti. Decine credo”

“Appena sveglio, confuso e praticamente senz’armi… cosa pensi riusciresti a fare dopo aver preso completa coscienza delle tue abilità? Sei un’arma di distruzione di massa, cerca di non dimenticarlo mai. Anche se riuscirai a liberarti dallo spettro di schiavitù di Capitan Vor, la maggior parte delle decisioni che prenderai riguarderanno la morte di qualcuno, e per lo più saranno Grineer. Certo, loro non sono che un’ombra, schiavi meno che umani, cloni di cloni di cloni, e anche se c’è chi chiama noi Warframe macchine, i Grineer non lo sono di meno. Anche loro vengono creati, costruiti al solo scopo di questa guerra. Una volta i Warframe erano l’ago che poteva far pendere la bilancia tra i Corpus e i Grineer, finché la nostra forza non è diventata tale che siamo diventati noi stessi un piatto della bilancia, e questo per merito – o per colpa – di Lotus”

“Ivara sembrava aspettarsi che Lotus…”

“Aspetta!” Hydroid si dissolse in acqua e il suo braccio come un’onda violenta schiacciò Excalibur al suolo. Una pattuglia Grineer si muoveva sul colle in lontananza. “Silenzio, saranno idioti ma hanno un udito maledettamente fino”

“Come ci comportiamo?”

“Io sono a posto” disse Hydroid, divenuto un sottile strato acquoso spanto al suolo “sei tu quello che deve strisciare sui gomiti e in silenzio. Seguimi”

Excalibur seguì Hydroid, che appariva come un’ombra scura di terra impastata. Dal colle un grugnito poderoso come un grido d’allarme si levò ed Excalibur si sentì avvolgere da un ammasso di fango che gl’impedì di muoversi per qualche minuto.

“Ne ho visti solo quattro” sussurrò Excalibur “potrei ucciderli in silenzio”

“I pattugliatori delle Piane non sono Grineer comuni, hanno corazze ed armi pesanti, sono brutali e resistenti, se uno solo spara un colpo le pattuglie sparse sulle colline vicine sentiranno. E in ogni caso uccidere tutto quello che si muove non è sempre la soluzione migliore, una squadra viva che non si accorge di nulla è una squadra che dirà alle altre che tutto è a posto. Lascia decidere a me su cosa ammazzare e cosa no”

“Va bene”

“Avanti giura”

“Cosa?”

“Dì: io giuro che non ammazzo nessuno”

“Io giuro che non ammazzo nessuno”

“Bravo. Nel caso lascia fare a me” disse Hydroid, e spandendosi in uno strato ancor più sottile prese a scivolare tra i cespugli “striscia sui gomiti, tieni il passo”

Avanzarono così per una buona mezzora, strisciando uno sull’altro mentre Hydroid avvolgeva foglie e sterpi in sottili veli d’acqua per ridurne il rumore e i movimenti, velocizzando i movimenti di Excalibur come un tappeto mobile.

“E’ uno di quei momenti che dà un senso all’Affinità” disse Hydroid “certo avrei preferito che tu fossi una Mag…”

“Cosa?”

“Lascia perdere”

Un fruscio di cespugli e il verso di un uccello, poi uno sbatter d’ali mentre il goffo corpo di un avvoltoio si alzava in volo. S’udì il grido lontano di un Grineer e una poderosa raffica di colpi che fecero esplodere una nuvola di piume bruciacchiate.

“Stupidi condroc” disse Hydroid “siamo quasi al riparo, muoviamoci”

Raggiunsero una cresta di rocce ed Excalibur poté rialzarsi. Hydroid si ricompose in forma umana.

“Non ci seguono. C’è un avamposto a duecento metri ma potremmo incontrare altre pattuglie. Qui la vegetazione si fa più alta, potremo correre, io andrò avanti”

“Quanta strada dobbiamo fare?”

“Le Piane si estendono per centinaia di chilometri, siamo su una piccola penisola e Cetus si trova giusto dall’altro lato, sempre sul mare. Il villaggio è avvolto dallo scudo di energia di una torre Orokin, da lì potremo contattare Lotus, ma dovremo camminare fino all’unico cancello. Rubando un motospeeder dargyn da un Grineer potremmo arrivarci in un’ora ma ci verrebbero addosso a sciami, e dovremmo comunque abbandonare il dargyn lontano dall’ingresso. Anche se il cancello è sicuro, non possiamo mettere a repentaglio la gente di Cetus per un… insomma, per te”

“Quanto ci vorrà?”

“Correndo un paio d’ore, ma dovremo nasconderci dai Grineer”

“Allora uccidiamoli e basta”

“Lotus andrà pazza per le tue manie omicide, sempre che l’ascaris non finisca per infettarti, allora potresti finire con tutti gli onori alla corte di Vay Hek. Vor avrà messo in allerta le pattuglie anche qui sulle Piane, anche se ti ho portato sulla riva più lontana dal punto di schianto della navetta, questo posto ci metterà poco a pullulare di Grineer se ci avvistano”

“Già” disse Ivara, apparendo dal nulla “e voi state andando troppo lenti” poi incoccò una freccia e la scagliò nel nulla. “Faccio strada io” disse ad Hydroid, poi rivolta ad Excalibur “E’ troppo sperare che le tue neurottiche riescano a vedere la sfera di occultamento?”

Excalibur si guardò intorno e non capì.

“Decisamente troppo” disse Ivara, “guarda dove vado e metti i piedi esattamente dove li metto io, rapido”

Ivara scattò, alla luce del sole la sua armatura era tutto un brandello frastagliato di nero, verde e arancio che si mimetizzava tra i cespugli, i suoi passi erano muti.

“Muoviti” disse Hydroid, dissoltosi in un globo d’acqua che scivolava rapido nella boscaglia. Excalibur lo seguì poi lo perse di vista, si mosse tentoni tra i cespugli finché vide il suo stesso corpo farsi invisibile.

“Sfere di occultamento” spiegò Hydroid “hanno un raggio minimo e durano pochi minuti, dobbiamo raggiungere la prossima prima che Ivara ne crei delle altre, non può attivarne troppe alla volta”

Ivara, nascosta nella sfera più lontana scagliò una freccia presso un’alta escrescenza rocciosa e da lì attese che i due corressero da una zona occultata all’altra.

“Lumaconi” brontolò.

 

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