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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 3

Il folletto e la bambina percorrevano il sentiero delle foglie secche. Turbini di polvere s’attorcigliavano sulle caviglie per sciogliersi al prossimo passo, mentre sassi macchiati di licheni gialli e blu spuntavano come bolle sulla strada, sempre più grandi, irregolari e ispidi. Madni saltellava da un sasso all’altro sempre più veloce con evoluzioni e capriole, giri su se stesso e favolosi salti di traverso.

"Vuoi smetterla di ballarmi intorno?" disse Lily.

"No" rispose Madni.

"Non capisco dove mettere i piedi, così mi distri"

"Non si dice distrai?"

"Si dice che mi rompi le scatole" sbottò Lily.

"E' che tu resti indietro se non faccio così" fece Madni piroettandole ancora davanti.

"Non puoi andare più piano?"

"Preferisco fermarmi" disse Madni facendosi immobile, come una statuina.

"Ecco, bravo" sbuffò Lily, che ormai doveva saltare da un sasso all'altro come tra i picchi d'una scogliera, aiutandosi con le mani per atterrare sugli scogli bassi e aggrapparsi a quelli più alti. Le pietre stavano mutando forma, non somigliavano più a bolle ma a prismi esagonali scolpiti e levigati, che salivano e scendevano come stantuffi levando nuvolette di fumo. Non sembrava più esserci un sentiero, le fronde degli alberi erano alte e lontane e scomparivano sfumate nella nebbia che saliva sempre più su.

Guardandosi indietro Lily non riusciva più a scorgere la sagoma bianca di Madni, né il suo faccione rosso. Cercò di andare avanti in linea retta ma il saliscendi delle rocce, che s'ergeva a creare muri e scalinate a casaccio, non le rendeva la vita facile. D'improvviso, spinta su da una roccia in ascesa si ritrovò davanti Madni.

"Sei tornata indietro" disse il folletto "ti sono mancato così presto?"

Lily si guardò intorno, in quel saliscendi di pietre sembrava tutto uguale. Sedette in preda allo sconforto, massaggiandosi i piedi indolenziti e le mani arrossate.

"Accidenti a te! Non dovevi accompagnarmi?"

"Non volevi che ti ballassi intorno"

"E non potevi smettere e basta?"

"E' proprio quello che ho fatto"

Lily era troppo stanca per discutere col folletto. "Di questo passo non troverò mai Andy"

"Non vorrai metterti a piangere"

"No"

"Piangere non serve a niente, ti farà solo diventare pazza"

"Più pazza di te?"

"Sei già pazza di me?" fece il folletto agitando le dita come tentacoli "vuoi un bell'abbraccio?"

Lily si tolse il berretto e glielo sbatté in faccia.

"Possiamo riprendere il sentiero?"

"Trovatelo da sola" fece Madni mettendo il muso.

"Indicami la direzione e ci andrò da sola"

"Bene. Allora segui le colombe sul dorso della tartaruga e tanti auguri"

"Quali colombe? Quale tartaruga?"

Madni non le diede tempo di finire che fece un balzo incredibile, come se un cannone l'avesse sparato in aria, facendolo scomparire nel biancore dei vapori intorno. Lily rimase sola ma non aveva tempo per lo sconforto e si guardò intorno. Le colonne di pietra salivano e scendevano, componendo pavimenti che si sgretolavano e risalivano in muri e scale. Niente sembrava uguale a se stesso per più d'un minuto alla volta, ma c'era una gran massa di pietra che faceva un saliscendi come i respiri della pancia d'un gigante, o come un dorso di tartaruga. 

Raggiunta quella massa rocciosa Lily vide che il sentiero s'era fatto più pericoloso, con solchi assai profondi tra uno scoglio e l'altro. I prismi pietrosi si ergevano simili a ciminiere in una fabbrica di nuvole, calando a  scatti violenti e lacerandosi con fragore temporalesco. Le vibrazioni scuotevano l'aria schiacciando i vapori su se stessi, facendoli attorcigliare e appiattire in piccole ali bianche della durata d'un battito. Lily cercò di seguire quegli sbuffi bianchi, le rocce che riusciva a raggiungere tremavano con violenza crescente, rischiando di farla cadere. Aveva ormai vinto la pendenza e poteva scorgere la discesa e l'affrontò di slancio, tutta d'un fiato. Madni le spuntò accanto, saltellando sui sassi e sfidandola in velocità. Più sicura di sé, Lily riusciva ora a stargli dietro e superarlo ogni due salti. La nebbia a valle s’era diradata e tornavano ad addentrarsi in una radura fitta di cespugli, Lily era avanti e s’immaginava il traguardo là dove l'erba tornava verde e non c'erano più sassi e sterpi, in quel bel sentiero illuminato di pietruzze azzurre. Ma di nuovo ecco Madni spiccare uno dei suoi salti a palla di cannone, piroettandole sopra la testa per rallentare a mezz'aria, planando come una foglia morta fino al sasso più lontano. Lily, che era rimasta a guardare quella prodezza un istante di troppo, inciampò andando a cadere su una pozzanghera. Una pozzanghera più profonda di quanto non sembrasse, perché Lily vedeva lo specchio d'acqua allontanarsi e rimpicciolirsi.

Davanti agli occhi le si accesero uno dopo l'altro ricordi di fantastiche nuotate, al mare, al lago, al fiume e in piscina. Ma erano ricordi dai contorni frastagliati e pasticciati, pieni di spazi bianchi, ricordi di nuotate che non aveva mai fatto per davvero, solo disegnate su carta. Lily non sapeva nuotare, e più si agitava e più sprofondava. Gli occhi le bruciavano per l'acqua torbida, che premeva alle orecchie nella pressione crescente. La paura prese il sopravvento facendole braccia e gambe di legno, ed immobile colò a picco.

Lily si adagiò sul fondo come priva di peso, una bambola di porcellana incapace di muovere uno sbuffo di sabbia. Il basco perso nella caduta le fluttuò sul viso facendo diventare tutto nero.

“Lily! Lily sveglia!”

La voce giunse dapprima lontana, poi sempre più chiara. Lily sentì qualcosa di duro e rugoso spingerle contro la nuca. Cercò di gridare, la bocca le si riempì d'acqua e per lo spavento si drizzò a sedere, annaspando nei movimenti rallentati dall’acqua. Una tartaruga spuntò dal letto fangoso del lago e prese a volteggiarle davanti alla faccia.

“Stavo soffocando in quella fanghiglia” tossì la creatura, scrollandosi i ciuffi di sabbia che uscivano dagli anfratti tra guscio e zampe. “Coraggio, puoi respirare. Qua non è come in tutti gli altri posti sai? Si può respirare sott’acqua, devi solo berne una grande boccata”

Lily non voleva crederci ma era sfinita e dovette arrendersi. Vide le bolle sfuggirle via, guardandole col terrore negli occhi di chi si veda la vita sfuggire.

"Piano, piano" ripeteva la tartaruga "lascia entrare l'acqua"

"Mi vuoi affogare!" gridò Lily, il suono distorto dall'acqua, e con quel grido aveva perso le ultime bolle del suo respiro. Per un attimo si sentì morire ma la tartaruga continuava a nuotarle intorno, carezzandole la fronte con la pinna per tranquillizzarla.

"L'acqua è più densa dell'aria, ci vuole un po' di pratica"

Boccheggiando come un pesce, Lily s'accorse di respirare.

e cercò di afferrarle,  e prendendo una grossa boccata scoprì che era vero.

“Visto?” disse la tartaruga in quello che, sul rugoso viso di squame, sembrava un sorriso. Fluttuando bassa sulle dune di fango allungò una pinna per raccogliere il berretto e spolverarlo.

“Mi chiamo Lillie” disse la tartaruga “quasi come te”

“Dove sono?” sospirò Lily calcandosi il basco sulla fronte.

“Siamo in fondo al mare”

“Il mare? Ma stavo nel bosco e sono caduta in una pozzanghera”

“Sei entrata dalla porta di servizio allora. Qui le cose sono un po’ diverse da come le conosci tu: ci sono dappertutto porte che non hanno forme di porte e che conducono in posti che non dovrebbero essere lì, ma ci sono, e alcuni sono pericolosi per una bambina”

“Io non sono più una bambina" boccheggiò con forza "ho tredici anni!”

Lillie sorrise della sua reazione, il rossore del volto e l’espressione determinata aveva scacciato ogni affanno dopo la paura di annegare. “E invece si che lo sei” disse la tartaruga “c'è chi a tredici anni è già una signorina, ma tu proprio come le tartarughe a tredici sei una bambetta. E poi lo sai che sei rimasta ferma a nove anni quando…”

“Stai zitta!” s'infuriò Lily. Il suono della voce si propagava nell’acqua con uno strano eco che la rendeva più profonda e morbida. Non voleva sentirsi dire che era piccola e soprattutto non voleva parlare di quando aveva nove anni, di quando era nato Andy. Già, Andy. Adesso le importava solo di lui ed era bloccata in fondo al mare. In alto vedeva il bagliore ondeggiante e crespo della superficie lontana dieci volte più di quanto era sembrata la caduta.

“Non riuscirò a salire fin lassù, non so nuotare”

“Su con le pinne” disse la tartaruga venendole accanto “troveremo un modo.”

Lily stette in silenzio e si mise a gambe incrociate ripensando alla mamma, di quanto era bello quando sedevano come gli indiani e le insegnava a giocare a carte. E di quando Lily le guardava la grossa pancia rotonda con occhi lucidi, aspettando con ansia il giorno in cui il miracolo sarebbe venuto fuori. Quei ricordi l'aiutavano sempre nei momenti brutti: quando c’era uno o dieci motivi per piangere sedeva muta, evocando un profumo e un colore, come mettendo insieme un mazzo di fiori dal passato.

“Da dove vieni tartaruga?” disse Lily, ma adesso era la tartaruga a sembrare triste, la pelle squamosa del piccolo volto contratta in una smorfia.

“Mi sono persa nei sogni di un bambino che non mi ha più rivisto. Mi aveva trovata in un campo di zucche e portato a casa sua, dove c’era un grande giardino e tutti i giorni mi chiamava per portarmi una foglia di lattuga fresca da mangiare. Quando mi sono persa non ha smesso di chiamarmi e cercarmi e questo continuava a farmi esistere. Per lui ero viva, forse pensava fossi scappata da qualche parte, e il suo ricordo mi ha tenuta in vita, echeggiando ancora, anche quando ha smesso di chiamarmi”

“Come sarebbe a dire?”

“Sarebbe che la mia vita è finita”

“Sei un fantasma?”

“Niente di così spaventoso”

Lily la osservò meglio e un po’ spaventosa lo era, soprattutto perché Lily non aveva mai visto una tartaruga tanto da vicino, né altri rettili, a parte i gechi. “E come ti sei persa? Sei finita in mare e non sei più tornata?”

“Io non ero una tartaruga di mare ma quel bimbo non sapeva dell’esistenza di tartarughe di mare e di terra, così dopo essermene andata mi sono ritrovata così: tartaruga di mare come lui mi ricordava, come immaginava che fossi”

“Sei rinata allora”

“Per lui non sono mai morta, sono rimasta qui sospesa tra il suo mondo e i suoi sogni perduti”

“Ma dov’è qui? Io devo uscire e trovare mio fratello, non potresti nuotare e trascinarmi fino in superficie?”

“Non sono abbastanza grande e forte”

“Proviamoci almeno” insistette Lily.

“È pericoloso”

“Non m’importa! Io devo uscire di qui” non fossero state immerse nell’acqua si sarebbero viste le lacrime solcarle il visto. Andy era sperduto e lontano, doveva ritrovarlo ad ogni costo.

La tartaruga Lillie sapeva che lo sforzo poteva costarle la vita ma davanti alla sofferenza della bimba non sarebbe rimasta indifferente, ed anzi era forse la sua ultima speranza. Se fosse riuscita ad aiutarla forse Lily l’avrebbe portata nei suoi ricordi, facendola sopravvivere nonostante tutto. “D’accordo Lily” disse cominciando a muovere i piedi palmati per sollevarsi in verticale, con lunghe pause tra un movimento e l’altro. “Andiamo!”

Lily le si aggrappò ai lati del guscio, tra una zampa e l’altra, e dando una spinta con le gambe come per un salto aiutò lo slancio della tartaruga.

Lillie si affannava a nuotare ma aveva forze a malapena per se stessa. La bambina era troppo grande e pesante per lei. Si erano staccate dal fondo appena di qualche metro quando esausta non sentì più le zampe e colò a picco. Riadagiandosi sul fondo, rovesciata sul guscio, Lillie prese a consumarsi. Le zampe palmate tornarono tozze ed elefantine come quando era ancora viva e camminava tra le zucche mangiucchiandone le foglie e i fiori. Scintillanti e succulente zucche. E i loro fiori così dolci e soffici, anche un solo morso le avrebbe ridato le forze. Lily era sopra di lei e cercava di scuoterla. Non sembrava delusa del tentativo fallito, piuttosto disperata per quel che stava accadendo: il corpo della tartaruga si era fatto evanescente, evaporando ai deboli raggi di luce dalla superficie. La tartaruga mosse le palpebre sussurrando con voce tanto lontana e rauca che Lily dovette quasi posarle l’orecchio sul becco. Agli occhi miopi dell’animale, l’orecchio della bimba sembrava un fiore di zucca e si accinse ad addentarlo: fiore di zucca o no, strappandoglielo la bimba si sarebbe ricordata di lei per sempre, ogni volta che si sarebbe guardata allo specchio od ogni volta che avrebbe dovuto nascondere la mutilazione coi capelli o col suo strano berretto.

Poi Lillie ricordò quel che le aveva detto il saggio delfino, che ciascuno sopravvive nella forma del ricordo che lascia. Così staccando l’orecchio alla bimba sarebbe stata ricordata per il male che aveva fatto, tramutandosi in mostro marino. Non era questo che voleva, era solo una tartaruga che aveva vissuto una lunga vita anche se non abbastanza lunga per i suoi gusti, ma non aveva desiderato altro che foglie di lattuga e fiori di zucca. Mmm, fiori di zucca, orecchiette di zucca.

Lily indietreggiò con un grido soffocato, gli occhi spalancati tra due scie rosse, il sangue che le usciva dall’orecchio mozzato dal becco della tartaruga.

“Perché l’hai fatto?” gemette Lily.

“Mi dispiace” sussurrò la tartaruga, ma seppe di mentire perché il brandello d’orecchio le aveva infuso nuovo vigore e sentì che il suo corpo non sarebbe più scomparso, almeno per un po’. Se era bastato così poco a farla sentire meglio, cosa sarebbe accaduto staccandole l’intero orecchio – in fondo gliene aveva mangiato solo la punta più alta – o staccandole le dita a morsi, l’intera mano o un braccio? Sarebbe divenuta la più possente e forte degli oceani di Morphea, una tartaruga azzannatrice che non aveva bisogno di nascondersi nei fondali, libera di nuotare o andarsene a spasso per le spiagge e i boschi. Lillie vide le sue zampe tornare palmate e capì di poterle cambiare a piacimento. Nuotò verso Lily che annaspava, troppo lenta per sfuggirle. Il becco della tartaruga si spalancò ancora.

“Ti devo un favore” disse.

Lily rimase a boccheggiare di paura, sbirciando tra le braccia con cui cercava di proteggere le orecchie. “Si, un favore” continuò la tartaruga senza spiegarsi oltre “perciò ti dirò chi può aiutarti: c’è un delfino che vive sul fondale, non è buono né spiritoso come gli altri delfini ma se sei abbastanza in gamba da trovarlo potrebbe aiutarti. Dovrai camminare un po’, ma andando sempre dritta in quella direzione dovresti avvistare una luce, come una stella sul fondo del mare. Non seguirla, continua per la tua strada, ma assicurati di non perderla d’occhio: è una lucciola di mare, con una lanterna appesa al cappello che gira in tondo tutto il tempo, e il delfino sta al centro di quel girotondo”

“Adesso che mi hai assaggiata vuoi mandarmi dal tuo amico per farmi sbranare?”

“I delfini non sbranano gli umani”

“Nemmeno le tartarughe”

“E' stato un gesto istintivo, come d’istinto ho provato ad aiutarti anche se sapevo che mi sarebbe costato caro. Senza quel pezzetto d’orecchio al posto mio ci sarebbe solo l’imbuto sulla sabbia che mi avrebbe inghiottita. Mi hai dato più forza di quanta me ne hai fatto spendere e sto cercando di sdebitarmi”

“Se proprio vuoi sdebitarti riportami in superficie”

“Meglio di no, lo dico per il tuo bene. Adesso che ti ho assaggiata è meglio che non ti avvicini più, potrebbe venirmi voglia di un altro morso, e già mi sento più robusta e forte. Il sangue umano è più potente di molti incantesimi. Credo che potrei anche diventare più grande e se il mio becco crescesse il prossimo morso potrebbe farti assai più male.”

Erano delle ottime argomentazioni, pensò Lily, che senza indugiare oltre e andò per la sua strada.

 

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