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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 23

Finalmente l’aria fresca del ponte. Gollterim le aveva indicato la giusta strada per ritornare in superficie. Prima di uscire allo scoperto Lily aveva tenuto la pesante botola socchiusa, appena uno spiraglio per guardarsi intorno ruotando la testa a mo’ di periscopio. Scivolò e guardinga richiuse il boccaporto, si batté il cappello sulla gamba per spolverarlo e se lo ricacciò in testa. Passeggiò con le mani in tasca lanciando occhiate di traverso: nessuno.

A prua si mostrava uno spettacolo di luci, coi due soli tornati ad alzarsi sulla curva dell’orizzonte. Dal balletto del primo tramonto il sole nascosto era riemerso, e le curve più estreme dei cerchi accesi si sfioravano e ricadevano a vista d’occhio in una mitosi stellare che sfumava il cielo d’un violetto intenso, divergendo agli estremi rialzati del mare concavo. Agitate nella corsa a cavallo delle increspature in superficie, vibranti scie di luce si dibattevano in crescenti sciami d’api d’oro, cacciate da riflessi d’uccelli che saettavano subito dietro. L’orizzonte si schiarì e parve spiegarsi, seta liquida a spandersi trascinata da forze invisibili. Lily ebbe come la sensazione che la nave fosse trascinata da quel lenzuolo come una balena morta nelle reti di un peschereccio: la Terra dei Cani Pazzi la stava attirando a sé.

Quando raggiunse l’estremità della prua Lily distinse la sagoma di Madni. Se ne stava seduto a gambe incrociate, guardando l’oceano tra una fessura e l’altra del parapetto. Poteva sembrare un pupazzo impagliato se non per quel dondolio avanti e indietro della testa. Lily si tenne lontana, sporgendosi a guardare la chiglia che fendeva le onde. La notte stava avanzando, come pure il folletto giunto a pochi passi da lei. Madni la fissò con un sorriso ebete.

“Cosa ridi?” sbottò lei.

“Rido di te” disse Madni senza cattiveria.

“E per cosa? Forse perché sono scappata da un branco di bestie feroci e ho chiesto il tuo aiuto come una stupida?”

“Non so di cosa parli”

“Saranno stati duecento manichini e iene impazzite! Mi davano la caccia e sono dovuta scappare nella stiva. Ti ho chiamato ma non ti sei fatto vivo”

“Probabilmente sonnecchiavo, tu mi fai venire sonno” disse sbadigliando, e le fece un sorriso radioso intriso di sincera dolcezza, come se le volesse bene davvero.

“Tu mi farai impazzire” disse Lily scuotendo la testa “non capisco mai che cosa vuoi”

“E tu?”

“Io cosa?”

“Tu lo capisci che cosa vuoi?”

“Certo che lo capisco”

“Bene. Sentiamo: che cosa vuoi?”

“Adesso voglio dormire, sono stanca. E poi voglio che la smetti di prendermi in giro, di fare prima l’angioletto e poi il satanasso. Voglio arrivare su quella maledetta Terra dei Cani Pazzi, riprendermi mio fratello e non vederti mai più”

“Okey!” fece Madni con sorriso ancora più smagliante, impermeabile al tono frustrato di Lily “suggerisco di trovare una cabina per passare la notte”

“E dove la trovo una cabina?”

“Sottocoperta è ovvio”

“Mi hanno dato la caccia in trecento e vuoi che torni dentro? Magari mi stanno cercando”

“Vengo io con te. Ti proteggerò io!” esclamò il folletto gonfiando il petto.

“L’hai detto come se ci credessi davvero”

Madni alzò la testa facendo un’espressione beffarda, serrando le labbra e sporgendo fuori il mento. Si mise una mano sul petto e le porse l’altra. “Volete seguirmi agli alloggi milady?” quel suo tono un po’ serio un po’ giocoso sciolse la tensione rimasta, Lily annuì.

Madni infilò la testa nell’uscio socchiuso della porta stagna del ponte, aguzzando lo sguardo preoccupato. “C’è nessu-uno?” bisbigliò. Si voltò a guardare Lily mostrando un sorriso a trentaquattro denti, bianchi e lucidi come marmo. “Sembra che non ci sia nessuno” sussurrò, poi gridò “andiamo dentro!” e spalancò la porta che sbattendo sul muro fece un gran baccano.

“Ssssh!” fece Lily “vuoi fare silenzio? Ci sentiranno tutti!”

“Ma dai, lo vedi che non c’è anima viva?”

“E’ proprio quello che mi preoccupa di più… il fatto che non siano anime vive”

“Uuhh… non ti facevo così fifona” disse con un sorriso tirato.

“Io non sono fifona!”

“Ora sei tu che urli, e attenta, non dovresti dire cose del genere. C’è chi potrebbe prenderla come una sfida e mettere alla prova il tuo coraggio”

“A quello ci pensi già abbastanza tu.”

Attraversata la botola il corridoio si restringeva sempre più, finché non dovettero strisciare contro la parete per raggiungere lo spiraglio che si apriva in una sala circolare, con al centro una passerella sospesa su cui convergevano decine di scalinate da ponti superiori e inferiori. C’era un leggio con la piantina della nave disegnata in stile antico, su papiro giallognolo smangiato ai bordi come la mappa di un tesoro, le linee d’inchiostro viola ondulate irregolarmente. Una x indicava il punto in cui si trovavano, varie frecce e scritte indicavano la via per il ponte passeggeri.

Lily si chiese chi altri potesse ospitare la nave, non aveva incontrato nessuno che potesse sembrare un vero passeggero, e tra camerieri burattini e iene, Gollterim e i troll nella sala macchine, non era certo curiosa di conoscere il resto della ciurma.

Lily e Madni imboccarono la scalinata per la zona cabine. Entrati nel primo corridoio si fecero cauti e silenti. Le pareti tappezzate di carta da parati stracciata erano gonfie per l’umidità, un color ocra venato da strati sbiaditi e linee di secca più scure. Le porte delle stanze erano di ferro arrugginito, con finestrelle quadrate velate da griglie metalliche.

“Che razza di cabine per passeggeri eh?” disse Madni.

“Danno i brividi” sussurrò Lily, che incuriosita dagli sbuffi e rantoli provenienti dall’uscio vicino sbirciò tra le maglie della finestrella e il muso di un cane rabbioso le fu addosso in un istante. Indietreggiò ritrovandosi tra le braccia del folletto che le impedì di cadere, e un istante dopo da tutte le stanze si levarono latrati selvaggi.

“Cani pazzi!” esclamò Lily. Le reticelle sui finestrini delle porte cominciavano a piegarsi sotto lo sbattere dei muri rabbiosi.

“Meglio battersela prima che sfondino le porte” Madni non aveva mai detto cosa più saggia e Lily non esitò a seguirlo mentre correva all’impazzata. Madni si gettò a corpo morto contro la porta più vicina, Lily gli sbatté sulla schiena facendolo rimbalzare nuovamente contro la porta: era sigillata. I latrati adesso erano frammisti a ululati regolari che sembravano proprio dei segnali d’allarme. Madni corse alla porta successiva ma anche questa era ben chiusa. Dal fondo del corridoio musi ringhianti spuntavano dalle reticelle sfondate.

Lily si guardò intorno alla disperata ricerca d’una via d’uscita: i muri erano di spesso metallo, il soffitto basso attraversato da fasci di tubi che gocciolavano quella che sperava fosse acqua arrugginita, perché era calda e rossa. Lo sgocciolio formava una pozzanghera che si allungava fino a colar giù presso una grata, e sotto di questa una luce pallida che suggeriva la presenza di un corridoio inferiore. “Di qua!” gridò Lily e quando Madni la raggiunse sollevarono insieme la grata svelando un fiume d’ossa che scorreva lentamente sotto di loro.

“Gli avanzi della cena” ridacchiò il folletto calandosi giù. Lily era troppo tesa per fare la schizzinosa e saltò senza esitare.

“Ma tu guarda come le hanno lisciate” disse Madni rigirandosi un osso tra le dita “non ci hanno lasciato nemmeno un tocchetto di carne”

“Lascia stare” fece Lily, che si sentiva circondata dalle migliaia di spettri cui le ossa erano appartenute, e dalle orbite vuote dei crani deformi percepiva sguardi di disprezzo.

I latrati riesplosero furibondi dalle grate superiori, che presero a tremare.

“Un cane pazzo è riuscito a liberarsi” disse Madni, che prese un lungo osso e se lo diede in testa due volte.

“Che stai facendo?”

Madni riuscì finalmente a spezzarlo in due parti, schegge d’osso ben appuntite, ne porse una a Lily. Il cane pazzo fece un lungo ululato e gli altri si zittirono, il silenzio piombò su tutto. Era rimasto solo il rumore del fiume d’ossa che crepitava sbattendo sui corpi di Lily e Madni come sugli scogli, e quello dei passi del cane, il suo fiato sempre più vicino, e il plic-plic della bava grondante dalle sue fauci sulla grata e giù nel mucchio d’ossa.

Lily era terrorizzata ma non stava immobile per questo: doveva vedere il cane pazzo più da vicino perché presto avrebbe dovuto affrontarne altri, forse un intero branco per salvare suo fratello. Era una fortuna che potesse affrontarne solo uno, e insieme a Madni. S’udì un fischio.

“Madni!” Lily fece un grido bisbigliato “sei impazzito?”

Il folletto continuava a fischiettare attirando il cane pazzo che ormai li fiutava e digrignava i denti sulla grata proprio sopra le loro teste. Furente, il cane si ergeva sulle zampe posteriori per ricadere con tutto il peso su quelle anteriori e la grata di metallo cominciava a piegarsi.

“Al cuore” disse Madni prendendo la mira “se devi uccidere un cane pazzo, devi colpirlo al cuore!”

Con un guizzo Madni tese il braccio e la scheggia d’osso passò attraverso le sbarre, ma il cane pazzo si agitava tanto che il colpo fallì, infilzandogli solo una zampa. Per un attimo il cane s’accasciò, il torso proprio sotto la testa di Lily.

“Al cuore! Altrimenti non riuscirai a fermarlo!”

Lily mise in quella spinta tutta la sua paura e la sua rabbia, il colpo andò a segno e al primo ne fece seguire un altro e poi un altro, finché il cane pazzo giacque esanime pochi centimetri sopra la sua testa, con la grata infossata e lacera.

Il volto di Lily era striato di rosso e non riusciva a staccare gli occhi da quella bestia. Madni le carezzò il viso per pulirlo dal sangue, sporcandola solo di più.

“Ma quanto sei bella così, tutta rossa” disse il folletto, e cercò di baciarla. Lily gli diede uno spintone.

“Antipatica. Neanche un bacetto al tuo salvatore”

“Veramente ho fatto tutto io”

“E chi ti ha dato l’arma per ucciderlo? E chi l’ha ferito alla zampa? E chi ti ha detto di colpire al cuore?”

Lily fece spallucce, non voleva dargli soddisfazione ma le sfuggì un sorriso. Cominciava a voler bene a Madni.

Proseguirono lungo il fiume d’ossa, il clangore del tritarifiuti in fondo al tunnel si faceva crescente ma non c’era pericolo, finalmente una scaletta permetteva di risalire per i condotti di servizio, su fino ad un altro intrico di passerelle e finalmente fuori, sul ponte esterno della nave.

Lily fece un lungo sospiro, esausta. Era troppo pericoloso ritornare nei ponti in coperta e si rassegnarono a dormire all’aperto, seduti sul pavimento. Madni si offrì di prendere in braccio Lily per farla dormire più comoda e al caldo. Lei esitò un istante, pronta a rifiutare per orgoglio e diffidenza, ma voleva fidarsi. Sentiva il bisogno dell’appoggio del folletto, e sapeva che una volta nella Terra dei Cani Pazzi non ce l’avrebbe fatta completamente sola. Quanto ai suoi modi strani cominciava ad abituarsi, era un po’ pazzo e magari senza coscienza, ma non per forza malvagio. Dopo la lite nel bosco era tornato e senza di lui non sarebbe salita a bordo. Così Lily si lasciò abbracciare e s’addormentò.

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