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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 27

Gli occhi chiusi prima dello schianto e le braccia sulla testa a proteggersi dall’impatto con l’acqua. Un ultimo sguardo ed ecco una di quelle grandi bolle d’acqua gonfiarsi, crescendo verso di lei. Poi l’esplosione di spruzzi, uno sbuffo tanto violento da rispedirla indietro di qualche metro prima di tornare in caduta, verso le fauci spalancate di un mostro marino. Lily gridò, un grido di orrore, un grido di morte. Oltre la lingua contorta del mostro poteva vedere lo spettro del volto di Andy ormai perduto nel fallimento della sua impresa.

La lingua del mostro l’afferrò al volo come un tentacolo, tirandola a sé verso il nero verdastro della gola. Le fauci si chiusero con uno schiocco. Lily cercò di aggrapparsi al palato rugoso della bestia. Se non altro non era stata masticata, ma cadde nuovamente verso la lingua perché la testa del mostro si chinava per immergersi nuovamente. Dai corpi di pesci e meduse luminescenti rimaste incastrate tra i denti si spandeva un chiarore come di luminarie natalizie. Lily fece grandi respiri di paura, l’aria era densa e asfissiante e se non inghiottita sarebbe morta per quella puzza. Si costrinse a respirare più piano, era già un miracolo che ci fosse aria. L’acqua le arrivava alla cintola occupando la parte inferiore della bocca, coprendo buona parte della lingua e le gengive, fino a circa metà dei denti giganteschi. Era spaventata ma viva, non aveva riportato ferite e le restava un cervello funzionante per affrontare la situazione. Il mostro dovette cozzare contro qualcuna delle navi in battaglia perché un frastuono e un nuovo terremoto fecero saltare Lily sull’orlo della lingua, pericolosamente vicina alle schiere di denti affilati. Quando la bocca si schiuse appena Lily capì che sarebbe stato quasi impossibile nuotare fuori perché l’acqua entrava con una potenza terrificante, rischiando di spazzarla via, in fondo alla gola. Dovette aggrapparsi con tutte le forze al dente più vicino e vide l’acqua scorrere animata dallo sbatticoda di centinaia di pesci. Il mostro aveva fame, e guai se avesse scosso la lingua a pulirsi i denti dagli avanzi di cibo. Anche stavolta un rigurgito d’aria riempì la bocca il tanto che bastava a non farla annegare.

Lily scrutò gli interstizi tra i denti, se per caso il mostro aveva attaccato qualche nave potevano essere rimasi dei pezzi di legno, una tavola chiodata o qualcosa di appuntito da usare come picchetto per aggrapparsi meglio. Magari avrebbe potuto ferirlo fino a convincerlo d’aver mangiato qualcosa di indigesto e farsi sputare, peccato non ci fosse proprio niente di adatto allo scopo, non un solo legnetto, né un osso o una lisca. Tra i denti erano rimasti solo molluschi luminosi, qualche remora fissata alle gengive, e un paio di meduse avvinghiate alla cima dei denti più grossi.

C’era da superare una bella fila di denti aguzzi prima di arrivare all’uscio della bocca e a patto di riuscire a scappare non poteva ignorare la profondità cui doveva trovarsi ora, né il fatto che non sapesse nuotare, non avendo fatto molti progressi da quella brutta esperienza col delfino.

Ci vuole un’idea, e anche presto. Lily acchiappò una remora per la coda, strattonandola una, due, tre volte.

“Avanti, staccati!” come se l’avesse sentita, il pesce si staccò dalla gengiva del mostro con un plop. Lily esaminò la ventosa dorsale, ampia e rugosa, che dava alla testa la forma di una suola di scarpa. Lily la usò per attaccarsi al dente vicino e fare un passo avanti, poi un altro e un altro ancora. La fila dei denti anteriori era un muro alto almeno dieci volte l’altezza di Lily, ma soprattutto erano seghettati e irregolari tanto che la remora non riusciva ad attaccarvisi per quanto la si sbatteva contro.

“Dacci un taglio! Finirai per spaccarmi la testa” protestò il pesce. Per la sorpresa a Lily sfuggì di mano e quello si mise subito a strillare. “Cosa fai? Vuoi che mi divori? Fammi riattaccare subito a qualcosa!”

Lily si allungò per raccogliere la remora dalla lingua rialzata del mostro. “Scusa, mi avevi spaventata”

Io ti ho spaventata? Siamo nella bocca di Chelydra e sarei io quella spaventosa?”

“Questo mostro si chiama Chelydra?”

“L’ultima arrivata tra i mostri marini, ma si è fatta già una brutta fama. Divora tutto quello che le capita, come se non vedesse l’ora di diventare ancora più grande. Quando mi ha inghiottita non sarà stata più grande di un capodoglio, adesso non riesco a vedere più nemmeno il fondo della sua gola, e ovviamente non ci tengo. Adesso reggiti, ecco un’altra infornata di pesce!”

Lily fece appena in tempo ad abbracciare un dente e stringere la remora con l’altra mano per resistere all’ondata. Quando la bocca si richiuse, sulla lingua era rimasto un tappeto di pesci che sbattevano la coda, poi la lingua si arrotolò come un tappeto e i pesci sparirono.

“Fortuna che sta mangiando solo pesci piccoli” disse la remora “se dovesse mettersi ad azzannare qualche altro mostro, masticando a bocca piena non ci lascerebbe scampo”

“Si comporta come una balena”

“Per adesso si, ma quando sarà arrivata sul fondo se ne starà buona con la bocca spalancata in attesa che qualche pesce tanto stupido – come me – si avvicini. A quel punto per te non ci sarà più aria da respirare”

“Se però starà immobile a bocca aperta potrò nuotare fuori”

“Dovresti avere i polmoni di un pesce per tornare in superficie”

“Ho già respirato sott’acqua” disse Lily.

“Nelle Terre dell’Oblio forse, ma questi sono gli oceani di Morphea: tomba dei sogni di chi sia così stupido a sfidarne le acque. Solo i pesci che ci vivono solo al sicuro, chiunque altro cada in acqua vi annega, e finisce dritto dritto nelle Terre dei Morti, e da lì non si scappa”

“E da quella dei Cani Pazzi? Si può scappare?”

Il pesce fece un brontolio strano, forse una risata. “Se uno è così matto da volerci andare, perché dovrebbe fuggirne? Tanto varrebbe non andarci affatto. Ma dì un po’, non sono un’esperta di umani ma tu sembri proprio una di loro, vero? Se ti perdessi nell’oceano di Morphea diverresti uno spettro, nient’altro che un ricordo”

“Um-man-na?” il gorgoglio venne dal fondo della gola come un putrido rutto di sorpresa, poi tutta la bocca si scosse. “Cr-re-devo di averti ingoiata”

Lily si strinse con tutte le forze al dente perché Chelydra schiacciò la lingua sul palato tentando di inghiottire, poi la punta della lingua si mise a picchiettare su ogni dente per spazzolarlo, finché giunta ad una medusa questa allungò un tentacolo a sua volta dandole una bella scossa. La bocca del mostro tremò in un ruggito soffocato. “Che cosa stai combinando?”

Crede che sia stata io, pensò Lily, può sentirci ma non può vederci, devo approfittarne.

“Combinerò di peggio se non mi riporti in superficie”

“Non provocarla” implorò la remora.

“Fidati di me, ho un piano” ed afferrata la remora per la coda le fece segno di staccarsi, poi le indicò la testa della medusa “credi di riuscire ad acchiapparla?”

“Fossi matta!”

“Non ti succederà niente, ha i tentacoli corti”

“Cooosa stai combinando?” tuonò ancora Chelydra dibattendo la lingua come una frusta.

“Spero che ne valga la pena” la remora si irrigidì così Lily poté farle raggiungere la medusa più vicina. La remora chiuse gli occhi sperando di non prendersi una scossa e con la sua ventosa si appiccicò alla testa del mollusco. Infuriata, la medusa cercò di allungare i tentatoli per difendersi ma intralciata dalla grandezza della propria testa non ci riuscì, perdendo anzi la presa sul dente. Lily mosse la medusa verso la lingua di Chelydra che iniziò subito a contorcersi dal dolore.

“Non sei un granché come mostro marino, se basta una scossetta a farti male. Se non mi obbedisci ti farò gonfiare quella lingua così tanto che soffocherai!”

“Ti divorerò” tuonò Chelydra “ti divorerò e diventerò ancora più potente. Non mi sfuggirai Lily!”

“Come fai a conoscermi?”

“Non mi riconosci? Una volta ero una povera tartaruga esausta che ha dato le sue ultime forze per aiutare una stupida bambina che non sapeva nuotare, e per questo stavo quasi per svanire per sempre”

“Vuoi dire che tu… sei Lillie? La tartaruga Lillie?”

“Io sono Chelydra adesso!” tuonò tornando a sbattere la lingua da una parte all’altra della bocca, ma quando fu a tiro Lily la colpì nuovamente con la medusa.

“Torna in te Lillie, eri una tartaruga gentile”

“Ad essere buoni e gentili non ci si guadagna niente, anzi si viene dimenticati, ma i mostri sopravvivono al tempo, ed io mi farò ricordare da tutti in questo oceano per la mia furia terribile! Quando ti ho morso è bastata una goccia del tuo sangue a rimettermi in forze e guarda come sono adesso, se ti divorerò sarò immortale”

“Sei una stupida!” esplose Lily, ed incurante del pericolo partì alla carica verso la radice della lingua, là dov’era più robusta e lenta, schiacciandole contro la medusa. Ancora una volta, il mollusco mandò le sue scariche elettriche e iniettò un bel po’ di veleno nella lingua di Lillie-Chelydra, che stavolta aprì la bocca per il dolore. Lily fu spazzata via dall’ondata e per fortuna la bocca si richiuse in tempo. Lily era ormai disarmata, la medusa finita chissà dove, mentre la sua amica remora cercava disperatamente di riguadagnare la salvezza presso il dente più vicino. Ma la paura e la rabbia si erano unite in una scarica di coraggio, e si ricordò una cosa che le aveva insegnato suo padre per vincere le battaglie: bluffare, spaventare il nemico fingendo di avere potenti armi nascoste sperando che lui ci caschi. Solo che per Lily la posta in palio era più che un mucchietto di soldi e polvere bianca ad una mano di poker.

“Hai visto di cosa sono capace?” gridò Lily contro l’abisso nero della gola, a un palmo dall’oscurità più assoluta della trachea “se io ti ho fatta diventare così forte come puoi pensare di sconfiggermi? Come credi che sia arrivata fin qui? Sono risalita a nuoto senza l’aiuto del delfino, ho gettato Madni tra le spine quando mi ha fatta arrabbiare, ho ucciso un orso per salire a bordo della Bathisdea, ho perfino reso docile un orco e ucciderò il Monchio se osa avvicinarsi a mio fratello. Sto andando ad affrontare il mostro peggiore della Terra dei Cani pazzi e dovrei avere paura di te? Una tartarughina che è diventata un mostro usando il potere che io le ho dato? Niente potrà impedirmi di raggiungere mio fratello, mi hai capito Lillie? Niente!”

Ansante e rossa per la sfuriata si sentì mancare. Stava per cadere sulle ginocchia quando un brontolio la scosse. Ecco, pensò, adesso mi ingoierà, è finita. Mi spiace di non averti salvato Andy.

“D’accordo” gorgogliò Chelydra “diventerò più forte divorando altri pesci e mostri, e a tutti loro, mentre li mastico e li digerisco dirò che sei tu la responsabile, e il tuo nome e il mio saranno odiati allo stesso modo negli oceani di Morphea. Preparati a nuotare fuori, ti lascio libera”

“Aspetta! Non puoi lasciarmi qui!”

“E perché no?”

“Annegherei”

“Di peggio” le ricordò la remora “diverresti uno spettro imprigionato per sempre in queste acque”

“Allora non sei immortale” esultò il mostro.

“Non ti conviene che lei muoia” disse la remora facendo l’occhiolino a Lily “se il tuo potere è nato dal suo sangue, alla sua morte subiresti la sua stessa sorte”

“Cosa dovrei fare allora? Non posso mangiarla e non posso sputarla”

“Beh” rifletté Lily “potresti portarmi fino alla riva della Terra dei Cani Pazzi”

“Dovrei farti anche da serva adesso?” tuonò Chelydra.

“Preferisci che scateni il suo potere?” ribatté la remora.

“Tu sta zitta! Sei solo un rimasuglio di spuntino”

“Preferisci che metta le mani nel tuo cervello” minacciò Lily “e che decida io che cosa farti fare?”

“Oh si, ne sarebbe capace” incalzò la remora.

“E va bene” fece il mostro, e da quel momento non lo si sentì più parlare, mentre un turbinio d’acqua scossa dal suo nuotare furibondo prese a rimbombare tutt’intorno. La bocca era sempre più buia perché tra i vari scuotimenti la maggior parte dei molluschi luminosi si erano staccati dall’arcata dentaria, molti erano stati spazzolati dalla lingua, altri giacevano nell’acqua bassa lì intorno. Lily andò a sedersi nell’interstizio tra due denti accanto alla sua amica remora e finalmente poté rilassarsi un po’, si levò il berretto zuppo d’acqua e lo strizzò.

“Come ci sei finita in questo guaio?” chiese il pesce.

“Non so cosa sia successo, ero sulla Bathisdea, stavo guardando le navi più in basso quando ho cominciato a cadere”

“Qualcuno ti ha spinta?”

Lily ripensò a Madni sulla balaustra della nave, non l’aveva sentito arrivare, non aveva sentito spinta né tocco. “No, credo che la nave mi sia svanita da sotto i piedi”

“Capisco” disse la remora “di sicuro hai visto qualcuno che conoscevi tra le altre navi”

“La mia mamma. Se fossi caduta in acqua, se fossi diventata uno spettro, avrei potuto rincontrarla? Avrei potuto salvarla?”

“Credevo stessi andando a salvare qualcun altro”

“Mio fratello”

“Ma lui è vivo, come te. I morti non possono essere salvati da questo oceano, solo quelli il cui destino non si è ancora compiuto. Desiderare di ricongiungerti a tua madre è stato come desiderare di morire, perciò la Bathisdea ti ha scagliata fuori bordo”

“Tu cosa sai della Terra dei Cani Pazzi?”

“Solo che laggiù dovrai salvare prima di tutto te stessa, e non è detto che là non ti aspetti un destino peggiore che nell’abisso di Morphea”

“E le persone sulle navi, che destino avranno?”

“Loro sono morti e continuano ad esistere perché il tempo stesso si ricorda di loro e li culla nelle sue notti insonni. Questi sono gli oceani dei sogni e delle memorie, qui è la persistenza di chi non può entrare nella Terra dei Morti per tormento o dannazione, ma sto parlando di cose di cui non dovrei, e in ogni caso non ne so abbastanza neanche io. Qualcun altro sulla Terra dei Cani Pazzi potrà dirti di più, che si tratti di verità o bugie dipenderà solo da chi le ascolterai. Ricordati però che non esiste mai una sola verità, ne esistono tante e di tante forme: quelle che vuoi o non vuoi sentire, quelle che ti vengono dette o tenute nascoste. E tante volte decidi se una cosa è vera o falsa in base a quello che sai, e meno ne sai più è facile sbagliar giudizio. Alla fine tu sola puoi decidere a cosa credere e come crederci.”

“E tu perché sei qui? Sei di questo mondo o sei anche tu il ricordo che viene da un altro?”

“Io sono l’essenza di un sogno, un pesce di Morphea. Devo solo nuotare. Come tutti i pesci in tutti i mondi, quelli dei vivi e quelli dei morti, non siamo come tutte le altre creature delle Terre dell’Oblio, soprattutto noi remore che possiamo attaccarci ai mostri più spaventosi e lasciarci trascinare in lungo e in largo, tanto lontano quanto le nostre pinne non ci permetterebbero. Eh si, è bello lasciarsi trascinare, guardare l’oceano da spettatrice. Non che sia divertente veder divorare interi branchi di pesci mentre te ne stai buona sotto la pancia del mostro, ma per sopravvivere si sta spesso a guardare chi fa del male”

“Non ti lascerò divorare” promise Lily “appena sbarcherò ti ributterò in mare”

“E’ proprio di questo che parlo: da buona remora dovrò attaccarmi a qualcosa, forse proprio a Chelydra… e vedrò ogni pesce o nave divorato da lei sparire per sempre da questo mondo. Col potere che le hai dato, consumerà i ricordi di quest’oceano, temo li farà sparire per sempre”

“Così mi fai sentire in colpa. Non ho voluto io che diventasse così forte, è stata lei a mordermi sul fondo di quella maledetta pozzanghera”

“Non ha più importanza” disse la remora sbattendo piano le palpebre, sonnecchiando mentre l’acqua fluiva lenta dalla parte anteriore della bocca verso la gola. Respirava a piene branchie, sperando che restasse abbastanza acqua finché non fossero giunte in superficie.

Il ritmo di nuoto di Chelydra era cambiato, meno furioso. Un senso di vertigine e formicolio alle orecchie stordiva Lily. Memorie fluivano in silenzio nel garbuglio dei pensieri, fluttuanti blob di sonorità multicolori e sensazioni acide di aria al sapor di caos. Un mal di testa micidiale sembrava le stesse riducendo il cervello in tasselli marmorei d’un mosaico senza capo né coda e le ossa del cranio sprofondate in un budino di piume. L’aria densa nella bocca di Chelydra adesso aveva la consistenza delle carezze di un lenzuolo, e stringendosi in se stessa si sforzò d’aprire gli occhi per combattere la paranoia che il mostro potesse ripensarci e farla annegare nel mezzo dell’oceano. Eppure una parte di lei lo desiderava. Diventare uno spettro, una passeggera di quelle navi in burrasca e battaglia, saltare dal trampolino di un vascello pirata verso il ponte del Titanic, dove sua madre l’aspettava a braccia tese.

“Perché mamma… perché ci hai lasciati?”

Borbottò a lungo frasi del genere prima di sentire la voce rassicurante della remora. “Non può più tornare da te Lily. È morta, lo sai”

“Si, lo so. Ma mi piaceva di più pensare che…”

“Che un giorno l’avresti riabbracciata?”

“Qualcosa del genere…”

“E’ sempre più facile vivere in una favola”

“Peccato non essere io quella che la scrive”

“Per arrivare fin qui hai scritto più di quanto immagini”

“Non ho scritto un bel niente. Mi sembra di non aver fatto altro che sprecare tempo e fiato correndo qua e là senza concludere niente”

“Eppure lascerai il segno su questo oceano, e forse anche sulla Terra dei Cani Pazzi”

Proprio in quel momento la bocca di Chelydra si dischiuse, il chiarore del giorno accecò Lily e man mano che il biancore sulle pupille si attenuava una grande spiaggia, sormontata da colline verdi, nere, viola e bianche si stagliava sull’orizzonte.

“La Terra dei Cani Pazzi” il sussurro di Lily tratteneva a stento l’ansia di ciò che l’aspettava adesso. Quella grande spiaggia vuota con la fitta boscaglia somigliava a quella che s’era lasciata dietro prima d’imbarcarsi sulla Bathisdea. Eppure era diversa, in tanti modi difficili da notarsi a prima vista.

Chelydra si arenò poco prima di giungere alla spiaggia, le sue grandi zampe mossero grandi onde d’acqua mista a sabbia mentre strisciava verso il bagnasciuga. Lily raccolse la sua amica remora e la gettò in acqua subito oltre il bordo delle labbra di Chelydra. La remora non la salutò nemmeno, Lily lo fece con un gesto muto, memore di quanto le aveva detto sui disastri che Chelydra avrebbe combinato d’ora in poi. Ma non poteva farsi prendere da sensi di colpa: non sapeva come, quando o perché il mostro avrebbe fatto tali disastri, sapeva solo che per adesso l’aveva portata a destinazione e che era un passo più vicina a ricongiungersi con suo fratello. Puntò i piedi sulle labbra rugose del mostro marino e con un balzo toccò terra.

La spiaggia era enorme, tanto da far pensare che la Terra dei Cani Pazzi non fosse altro che un immenso deserto, ma un deserto grigio. Sembrava cenere più che sabbia, ed era assai fine, ma non c’era odore di bruciato. Il cielo era coperto da una cortina di nubi, basse come quando si prepara a piovere. Lily si raddrizzò il basco sulla fronte e stirò la corta visiera. Voleva sembrare minacciosa, come un guerrigliero. In lontananza spuntava l’enorme sagoma della Bathisdea, arenata e curva su un fianco, funi da un lato e dall’altro animate dagli iguanoidei frenetici che cercavano di raddrizzarla per riprendere il largo. Un gran clamore di protesta si alzava da laggiù, una rabbia crescente che la spaventava. Ce l’avevano con lei? No, per fortuna no. Quattro o cinque iguanoidei verdi e blu scavavano e fiutavano furiosamente la sabbia poco più in là. Per un attimo Lily fu felice di avere Chelydra alle spalle, perché quei lucertoloni sembravano tutt’altro che raccomandabili, ma non fece in tempo a fare due passi che Chelydra era strisciata indietro, mostrando solo la vetta del suo guscio marrone e spigoloso, una montagna di pietra che s’inabissava gorgogliando. Gli iguanoidei giunsero di gran carriera a fiutare tutta la sabbia intorno a Lily, incoraggiati dalla scomparsa del mostro marino, e mentre lei cercava un sasso o una conchiglia tagliente con cui difendersi, uno dei lucertoloni le si avvicinò con gran deferenza e quasi facendo un inchino le chiese se avesse visto qualcuno passare di là. Lily si limitò a scuotere la testa.

“Maledizione” sibilò il lucertolone “l’orrido bestione ci è scappato! Avete trovato statue di pietra?” gridò poi agli altri iguanoidei sparsi per la spiaggia. Teste scosse e un silenzio tombale rispondevano di no.

“Troppe nubi! Troppe nubi!” gridò un’altra lucertola “i soli non li hanno colpiti, saranno lontani ormai!”

“Che disastro” borbottò l’iguanoideo accanto a Lily, che a testa bassa ed evidente imbarazzo le domandò: “scusi signorina non è che ci aiuterebbe a spingere?”

“A spingere?”

“Morphea mi perdoni se non provo vergogna a chiedere aiuto, ma ci siamo arenati e non so come potremmo ripartire”

Lily fissò l’iguanoideo dubbiosa. No, non era pericoloso e no, non l’avrebbe divorata.

“No no” fece lui senz’aspettare risposta “certo non si chiede ad una signorina aiuto per spingere al largo un transatlantico.” Il lucertolone fece per allontanarsi, poi torse il collo indietro e gridò: “ma non è che per caso si intende di motori?”

Lily scosse la testa.

“Non parlo di riparazioni ma… far girare le eliche senza i muscoli dei troll? Qualche idea? Possiamo pagare ghinee lucenti, o anche un biglietto gratis per le Terre dell’Oblio!”

“Grazie ma sono già dove voglio essere”

“Oh” fece il lucertolone e, dopo essersi allontanato un altro po’ torse il collo gridando: “suggerimenti?”

“Per cosa?” rispose Lily, anche lei gridando.

“Alternative alla manodopera dei troll? I Cani Pazzi ci aiuterebbero?”

“Non posso parlare per loro” fece Lily in imbarazzo.

“Oh, capisco. Va bene ragazzi. Niente troll e niente suggerimenti!”

“Di qua, di qua!” gridò un iguanoideo presso la fine della spiaggia e l’inizio della boscaglia “ecco le impronte dell’orco disertore!”

“Si è addentrato, quel pazzo bastardo” gridò un altro “andiamo a riprenderlo!”

“Niente pazzie” tuonò il lucertolone che si era avvicinato a Lily, chiaramente il capo della cricca “toccherà a noi far girare i motori, nessuno rischierà il collo in questa terra infernale. Tutti a bordo! E pregate di catturare altri troll di là del mare.”

Gli iguanoidei sparirono dalla spiaggia. La Bathisdea non sembrava neanche più tanto grande curva sul fianco, e certo meno affidabile di quanto l’aveva immaginata la prima volta. Lily tornò a scrutare la spiaggia, l’intrico di palme e liane era il primo muro che la separava da Andy, che ora sentiva molto più vicino. Scrollò la testa e le spalle dimenticandosi di tutto il resto: “a noi due, Terra dei Cani Pazzi” e con passo deciso andò incontro alla giungla.

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