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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 29

La vallata si stendeva chiusa nel letto d’un lago vulcanico prosciugato e perfetto, rialzato a nord sul bozzo d’una collina alta e scura. Lassù il cielo era gonfio di nubi dal cuore rosso e violaceo, un lento pulsare di luci annunciatore di una tempesta di fuoco. Vortici di vento si avvolgevano creando mulinelli sospesi, che risucchiati in se stessi ascendevano in fusione di sbuffi gassosi più densi e alti. Spuntava tra questi la sfera opaca dell’unico sole visibile, ingigantito come da una lente sospesa, occhio di un dio curioso che sbirciava il mondo di sotto. La consistenza verdastra del lume velato lo faceva sembrare più una luna che un sole, fosforescente, coperto da crateri e crepe.

Avanzando senza sosta Lily attraversava strade che sapevano di antico e di rovina. Pavimenti pietrosi di vie romaniche sporcati da ceneri grigie miste alla terra, come spoglie di battaglie e distruzione. La sinusoide stradale oscillava tra i mucchi di roccioni bianchi e rossi di rupi, spezzate in frammenti sempre più piccoli man mano che si procedeva. Colli di roccia mutavano in dune di ghiaia e poi sabbia sino allo sbocco nella pianura aperta, costeggiata da costruzioni basse e lontane, abbarbicate le une sulle altre come città mesopotamiche.

La spossatezza del viaggio lasciò spazio alla curiosità su tutto. Lily avanzò decisa, con occhio attento e interessato, le percezioni ammorbidite nella vista e nell’udito pronte ad acuirsi ad ogni nuovo dettaglio. Assiepati sul marciapiede davanti al giardinetto e il loggiato di una catapecchia, dei ragazzi poco meno che adulti si arrabattavano intorno a un’automobile, pestandola a colpi di mazze da baseball e martelli. Erano vestiti di colori sgargianti e tessuti vagamente lucidi. Tutti ridevano invasati nel lavoro di distruzione e le loro urla somigliavano sempre più ad un coro di cani che abbaiano, col chiasso delle ferraglie e vetri schiantati ritmato da ululati di gioia e ira. Ma non facevano paura, non a lei. Man mano che si avvicinava vide la frenesia crescere a dismisura accompagnata al mutare del loro aspetto. Cominciarono a muoversi a quattro zampe e a girare intorno alla macchina rincorrendosi l’un l’altro, finché non li vide trasformati in cani veri e propri. Lucido pelo nero folto e irto come di porcospino, facce da iena che digrignavano denti nel tremito incontrollabile di una risata sinistra e assordante.

Dall’auto cominciarono a sentirsi colpi sempre più forti, mescolati al caos generale di ringhi e masticare di pneumatici. Sembrava che qualcuno stesse bussando dall’interno, come se il motore volesse uscir fuori. Il cofano si spalancò con fumate e spruzzi di olio. Come ragnetti che alla nascita esplodono dal ventre morto della madre, un esercito di piccoli folletti neri ne uscì saltellando, unendosi alla corsa folle dei cani. Lily vide i minuscoli folletti riunirsi in gruppetti e salire in groppa ai cani per domarli. Dalla casa oltre il muretto basso del marciapiede esplose un urlo e la porta si aprì andando in pezzi. Attirato dal baccano il padre dei ragazzi uscì con una lunghissima frusta rigida, percorsa in cima da una decina di cinghie. Aveva l’aspetto di un orco mangiabambini e cominciò a percuotere i figlicani urlando come un pazzo.

“Ingrati? Schifosi? Ingrati! Schifosi!”

Spaventati dell’energumeno i folletti vestiti di nero raggiunsero Lily radunandosi in cerchio ai suoi piedi, e saltandole addosso in cerca di protezione la fecero cadere. Avevano facce color pelle umana ma rigide come maschere, zigomi e fronti scolpite a tratti netti e orbite vuote e nere. Lily cadde di schiena e le scivolarono sotto, sollevandola tutti insieme la trascinarono vicino alla macchina, dove volavano i cani lanciati via dai calci dell’orco. Quando Lily si rialzò tutti si nascosero nell’alone della sua ombra o arrampicandosi sulle sue spalle. Non sembravano cattivi ma disperatamente impauriti. Forse pensavano che lei potesse proteggerli.

“Chi sei tu? Sei tu!” disse il gigante barbuto con voce da cinghiale. Lily non rispose e l’orco s’avvicinò di un passo e fissandola negli occhi si mise ad urlare. “Sei una bambina? Una bambina! Un’ingrata come tutti loro! Una maledetta? Una maledetta!” fece per afferrarla ma Lily prese la prima cosa che le capitò e senz’accorgersi che si trattava di un folletto glielo lanciò in testa. L’energumeno urlò mentre il folletto gli si attaccava alla faccia tirandogli le palpebre e accecandolo, mentre tutti gli altri marciavano alla carica divisi in due serpentoni. Aggrappandosi coi piedi ai vestiti del mostro, alla barba e ai capelli, lo picchiettarono indiavolati con centinaia di pugni e morsi. Disperato e urlante l’orco barcollò all’indietro cercando di strapparseli di dosso, poi perse l’equilibrio e cadde a terra con fragore assordante, spaccando il manto stradale. A quella vista i cani feriti si rialzarono leccandosi le ferite, s’avvicinarono minacciosi ringhiando attorno al gigante inerme e quando l’ebbero circondato iniziarono a mangiarselo. I folletti salirono tutti sopra la macchina e assistendo al banchetto intonarono un canto. Saltando simultaneamente schiacciarono la macchina sino a trasformarla in un foglio di carta stagnola, e allora gridarono più forte e risero di gusto mentre i cani andavano a sedersi davanti all’ingresso di casa con l’aria dei padroni.

Era proprio la Terra dei Cani Pazzi, e non c’era tempo per indugiare nei timori, così si chinò sui folletti e decise di non chiedere spiegazioni su nulla.

“Scusatemi” disse alla folla di piccoli “sto cercando qualcuno”

“Ti sbagli di grosso straniera grassa!” disse un coro di due o tre voci stridule “noi non siamo qualcuno ma qualcuni perché in tanti siamo. Anche tu sembri in tanti a giudicare dalla stazza”

“Ecco, io sto cercando…”

“Zitta grassona!”

“Non sono grassa!”

“Grassona stazzonata, guarda che stazza da vecchia sgraziata”

Lily li fissò con aria di sfida, e quelli si fecero subito silenziosi, i loro occhi neri cominciavano a prometter guai. Lily fece spallucce. Se questa è la Terra dei Cani Pazzi, pensò, facciamo i pazzi.

“Dite che sono grassa?”

Un ululato rispose di sì.

“Magari ho mangiato troppi folletti neri, li scambio per mentine”

“Pure cieca” fischiò uno, gli altri risero.

“Ho una vista perfetta. Ma mi piace sbagliarmi quando mangio i folletti”

La cricca tacque di nuovo, i loro occhi erano più grandi e neri che mai. Uno si fece avanti.

“Tu non mi piaci”

“Tu invece devi avere un ottimo sapore”

Il follettino nero, quello che si era fatto avanti, digrignava i denti. Quando però anche Lily mostrò i suoi, ed erano grandi almeno quanto la testa di quei microbi, ci fu tra i folletti uno scambio di occhiate e gesti d’assenso.

“Hai detto che stai cercando. Tutto quello che cerchi è lungo questa strada. Percorrila in lungo e in largo, nel tuo caso più in largo che in lungo: bussa alle porte e chiedi ai passanti. Tutti conoscono tutti nella Terra dei Cani Pazzi”

“Ma se tutti conoscono tutti potreste dirmi voi dove posso trovare…”

“No!” la interruppe un altro folletto, la voce identica a quella dell’altro “nessuno dice niente degli altri nella Terra dei Cani Pazzi. Se cerchi qualcuno tu lo devi trovare. Ma ci sono i cartelli per trovare le strade”

“No grazie. Non mi fido troppo delle indicazioni in un posto come questo”

“E allora perché dovresti fidarti di quello che dicono quelli che incontri in un posto come questo?” fece beffardo un altro folletto, anche lui con la stessa voce degli altri. Aveva ragione. Fidarsi era un rischio in ogni caso, ma Lily ne aveva più bisogno che mai. Ne aveva sempre bisogno, sin dall’inizio di quella storia, e anche da prima.

“D’accordo” si fece decisa “non vi chiederò dove posso trovare Andy, vi chiederò dove posso trovare il guardiano della Spada di Vetro”

“Quando ce lo chiederai?”

“Adesso”

“E allora chiedicelo”

“Ve l’ho appena chiesto!”

“E invece no! Hai detto vi chiederò, quindi non ce l’hai ancora chiesto”

Lily alzò gli occhi al cielo e disse, come recitando una formula magica: “sapresti indicarmi la strada per raggiungere il guardiano della Spada di Vetro?”

“Il guardiano della Spada di Vetro? Pazza straniera di strana razza e grossa stazza!” dissero in coro tre folletti che le avevano parlato, mentre tutti gli altri indietreggiavano. “Quel mostro è un demone, un maligno, una delle creature peggiori di tutta la Terra dei Cani Pazzi! Cerchi la disgrazia se cerchi lui. Chi mai te ne ha parlato?”

“Un suo amico di là del mare, e si dà il caso che mi abbia salvata e io mi fidi di lui, perciò se mi ha detto di trovare questo guardiano vuol dire che mi aiuterà.”

I tre folletti risero di scherno, mentre gli altri stavano in silenzio, con gli occhi sgranati di chi ha paura di un tiranno.

“Ingenua, piccola Lily” disse un quarto folletto che s’era fatto avanti “non hai ancora capito che qui ognuno ti salva solo per gettarti in un male peggiore che verrà dopo? Come la tartaruga e il delfino, come il folletto rosso e quello che ti ha parlato del guardiano. Ah! Che bambina bambinesca che sei. Nutrire speranze per il tuo fratellino non ha fatto altro che renderti sempre più cieca, vulnerabile alle beffe di questa terra. Alla fine piangerai amaramente, se il tempo avrai di piangere, quando arriverai alla fine!”

“Basta!” gridò Lily “siete tutti dei serpenti ecco cosa siete!”

“Vuoi scoprire se siamo anche velenosi?” disse il quarto folletto mentre le braccia gli si allungavano e sulle mani comparivano teste di serpente. In men che non si dica tutti i folletti si tramutarono in piccoli serpenti a cinque teste, due per le gambe e due per le braccia, tramutate in tentacoli ricurvi con cui camminare, avvolgendosi spire degli uni nelle spire degli altri. Ma proprio quando la loro marcia si fece più rapida e Lily era pronta a scappare i cani-ragazzi, che se n’erano rimasti a spulciarsi e rotolarsi sul loggiato della catapecchia balzarono in piedi e si lanciarono tutti verso l’esercito di serpentelli facendone una scorpacciata.

“Forse è meglio se te ne vai” disse il cane che, pur essendo il più piccolo, aveva l’aria d’essere il più cattivo.

“S-si” balbettò Lily.

“È nella nostra natura mangiare, e ora siamo sazi quindi non temere. Ma se devi andare in un posto è meglio che vai. Non è prudente stare troppo fermi sui propri pazzi se nella Terra dei Cani passi”

Lily non perse tempo a correggerlo, ringraziò e voltò le spalle.

“Ah, un avvertimento” disse ancora il cane “qui tutto cambia in due battiti di ciglia”

“Me ne ricorderò” gridò allontanandosi.

“Farò in modo che te ne ricordi” mugugnò tra sé il cane, e l’attimo dopo Lily fu richiamata a voltarsi dal ringhio di tutto il branco che la inseguiva per circondarla. Guardando i lucidi denti e gli occhi neri dei cani si sentì perduta ma lesta afferrò un bastone di legno che stava lì per terra e se lo strinse al petto, pronta a battersi. I cani ringhiavano e portavano il corpo indietro tendendo le zampe anteriori, pronti a balzarle addosso. Il cucciolo capo saltò e mentre Lily fendeva la mazzata una figura rossa le passò davanti come un fulmine, stendendo la bestiaccia con un calcio al volo sul muso.

“Madni!”

“Asta la vista bambina nei guai. Ti serve una mano per giochi da villano? Su con quel bastone e attenta ai cagnacci!” ed emettendo un ringhio simile a quello delle belve il folletto si mise in posa da combattimento. I folletti si concentrarono su di lui e gli saltarono addosso ma si videro stesi da combinazioni di ben assestati colpi di kung fu. Quelli che riuscirono ad avventarsi contro Lily si presero qualche bella legnata sul muso. Stesi dalla tempesta di pedate e schiaffoni i cani, rialzandosi claudicanti e leccandosi le ferite, batterono in ritirata con la coda tra le gambe.

“Madni” fece Lily saltandogli addosso per abbracciarlo “non sono mai stata così felice di vederti!”

“Piano, piano piccola” s’imbarazzò lui per tanto affetto.

“Questo posto è terribile”

“Beh, è quello che volevi: benvenuta nella Terra dei Cani Pazzi. Dove impazzano mazzi di pazzi, ma se hai una mazza li stendi che è una meraviglia. Vedo che ti difendi bene”

“E pensare che per Andy questo doveva essere il mondo dei sogni”

“Sogni e incubi non vengono dallo stesso posto?” disse il folletto snodando le dita in un rollio da pianista “comunque ti serva di lezione per non fidarti dei folletti”

“Anche tu però sei un folletto… rosso per giunta”

“Questo lo so”

“E mi hanno detto che i folletti rossi…”

“Che cosa?”

“Madni… mi hanno detto che in queste terre… i folletti rossi non esistono”

“Già… hai proprio ragione” disse lui in tono grave, ed al primo battito di ciglia di Lily, Madni le sparì sotto gli occhi.

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