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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 31

Dalla periferia all’ingresso della valle Lily avanzava sulla via sempre più stretta. Le case ai lati crescevano in palazzi striati di balconate bianche e nere e giallo spento. Alcuni palazzi stavano curvi e fermi a mo’ di torri pisane, altri si torcevano più netti come candele al sole. Più in là si mostravano grattacieli compatti e mastodontici, opachi come blocchi di cemento o luccicanti d’un bagliore crepuscolare, alti sino alla coltre di nubi basse nel cielo ringhiante. Terra dei Cani Pazzi. Isola dei Cani Pazzi. Città dei Cani Pazzi.

L’asfalto alternava lastricati di pietra antica a sentieri in terra battuta macchiati di erbacce. Tra gli edifici si ergevano sequoie e salici piangenti dalle foglie d’un colore misto tra il blu e il verde. Le fronde sembravano agitarsi indipendentemente dallo spirare del vento, come tentacoli di un calamaro ubriaco. E c’erano palme che spuntavano dai caminetti e i lucernari di case basse e vecchie, o sfondavano le tegole in terracotta muschiate, con fantastici licheni gommosi ben visibili sui tetti a spiovente. Lampioni di bianco metallo s’alzavano per incurvarsi altissimi sulla strada, alcuni si abbracciavano e altri si nascondevano dietro un muro o un cespuglio come fenicotteri timidi e calvi. Poco più in là basse lanterne londinesi illuminavano d’arancio vicoli e marciapiedi bui da cui gemevano gorgoglii e ululati sommessi. Ovunque immote battaglie di vita e morte, artificio e natura. Dal collo lungo delle palme di cocco ai palazzi lucenti cinti e incinti di foreste, coi vetri a difendersi dalla spinta dei rami schiacciati contro per entrare o uscire. Radici premevano da sotto il guscio dei marciapiedi, catrame e pietra lottavano per tenerle sotto.

Avanzando senza meta Lily si trovò ad osservare un palo con in cima un disco tondo: la faccia bianca di un vecchio orologio senza lancette. Era visibilmente vecchio e rovinato, al posto dei numeri trattini metallici cromati, ora arrugginiti ora mancanti.

“Aaaah il tempo” disse una voce alle sue spalle “non ce n’è mai abbastanza, perfino gli orologi se lo perdono per strada”

Un buffo signore, vestito di mantello e cappuccio grigi e logori, stringeva tra le dita ossute un campanaccio di bronzo. La pelle del volto era bigia, essiccata come una maschera. Strabuzzava gli occhi alla maniera d’un guercio, contraendo il volto in un’espressione scaltra e luminosa.

Lily era diffidente ma ben disposta a quel sorriso volpino. Tutto nell’aspetto dell’uomo sapeva d’elegante straccioneria costruita, come indossasse un costume da teatro.

“Io sono Messer Flog, e sono l’uomo che vende il tempo” la voce bassa e leggermente roca enfatizzava ogni sillaba nel prolungamento dei suoni. Aprì il mantello in uno scatto e tra le mani gli comparve una grossa clessidra, con la sabbia bloccata e immobile ben divisa tra le due ampolle. “Et voilà, l’essenza del tempo è qui giovane umana. Nella sabbia che scende e nella sabbia che sale. Vuoi dunque comprare un po’ di tempo?”

“E chi mai lo comprerebbe? Il tempo ce l’hanno tutti, è come l’aria, si respira perché c’è”

“Bof! Ma tutti vorrebbero comprare il tempo, tutti si lamentano di non averne!”

“E chi ad esempio?”

“Ad esempio loro...” fece indicando una piccola folla nel quartiere poco più in là. Tanti uomini camminavano veloci e con passo cadenzato, come burattini. Erano vestiti elegantemente di nero, in ciascuna mano l’ombrello e nell’altra una valigetta, tutti con un buffo cappello a bombetta. “Alcuni vorrebbero comprare il tempo per fermarlo o tenerselo per se, altri per consumarlo più velocemente e altri per rallentarlo, o per fare cento cose nell’istante di una, ma anche se potessero non gli basterebbe mai: più ne hanno e più gliene serve, più gliene serve e più lo odiano. Il bello è che lo sperperano pure, come se il tempo che hanno non gli appartenesse nemmeno.”

“E tu perché lo vendi allora? Ne hai così tanto che lo dai agli altri?”

“Sono un venditore, sono nato solo per illuderli che avere più tempo serva a qualcosa. Se loro non lo credessero, io non farei buoni affari. E poi c’è sempre qualcuno che ne vorrebbe di più per evitare d’invecchiare e di morire”

“Oppure… per prolungare i momenti più belli...” disse Lily.

“Giustissimo! Mi piacciono i clienti svegli. Tornare ai momenti migliori che sono sempre così sfuggenti, ah, quel che si dice i bei vecchi tempi. Forse puoi essere interessata a questo tipo di tempo? Puoi comprare un po’ di futuro, o un po’ di passato perduto”

Lily rifletté un istante, seguì l’orda di bombette sparpagliarsi per strada e poi levitare, ascendendo immobili come manichini, sempre più su fino a scomparire tra le nubi.

“E come dovrei pagarlo?” fece distratta, col naso all’insù.

“Con duecento ghinee puoi comprare un po’ di futuro, con quattrocento un po’ di passato”

“Io non ho denaro”

“Bof! Che peccato” disse l’uomo nascondendo frettoloso la sua clessidra e chiudendo il mantello. “Addio allora” e voltò le spalle in un istante.

“Un momento!” gridò Lily mentre l’uomo andava allungandosi e rimpicciolendosi come un’ombra all’orizzonte.

“Si?” fece quello voltandosi e tornando indietro di qualche passo, ingrandito di nuovo “trovato soldi da spendere?”

“Volevo sapere… perché il passato costa di più?”

“Bof, ma è semplice: perché il futuro è incerto. È sempre in movimento, sempre imprevedibile. Non ci si può comprare un futuro sicuro, comprarsi del futuro extra è andare contro gli ordinamenti del tempo e del mondo, e può essere molto rischioso per lo spirito di chi lo compra. Invece il passato... beh, pensaci un po’, se tu avessi le ghinee cosa compreresti?”

Lily ci pensò un istante. C’erano due miliardi di cose che avrebbe potuto desiderare per il suo futuro o per quello di Andy, eppure in un attimo aveva capito perché il passato valesse di più.

“Io... comprerei il passato. Per rivedere mia madre”

“Ah, vedi? Il futuro è incerto, ma il passato è sicuro perché è scritto e trascorso. Non sai quando brutto o bello sarà il futuro, ma il passato si, ed hai la garanzia di cosa compri perché nessuno lo conosce meglio di te. È anche il migliore da vendere perché l’acquirente non può lamentarsi o dirsi insoddisfatto. Il futuro invece, eh, a volte una vendita diventa una rottura di scatole, c’è chi ti frigna: mai io non volevo un futuro così, e giù a chiedere rimborsi. Ma il vecchio Flog non fa rimborsi, perciò consiglio sempre di comprare un po’ del miglior passato che si è avuto: non lo si può cambiare, e ci ritrovi esattamente quello che hai lasciato. Se hai perso una cosa bella sai di ritrovarla, e il futuro chi lo sa se sarà meglio o peggio? Ma tu, tu sei una cliente da passato, eh si, io li conosco gli umani, desiderano sempre riviverlo. C’è chi riesce a viverci, mandando continuamente indietro la clessidra del cervello. Ah, i ricordi, il miglior mercato del mondo. Però… è strano”

“Che cosa?”

“Tu. Di solito i piccoli chiedono di poter avere il futuro e non il passato. Andare al tempo dove finisce la scuola, diventare grandi e cose così”

“Dipende da quanto sono piccoli, e da che passato hanno avuto e che futuro sperano di vedere…” Lily ebbe un’intuizione, si fece agitata: “un momento! Hai cercato di vendere il tempo a qualche bambino?”

“Ma certo, a centinaia”

“Intendevo dire di recente”

“Ma piccolina, per me recente è una parola senza senso. Io il tempo lo vendo ma non lo sento. Per me non esiste la distanza tra i momenti”

“Va bene va bene, allora… hai cercato di vendere il tempo ad un bambino molto piccolo prima che arrivassi io?”

“Oh sì. Strano bambino, non aveva i soldi così gli ho detto che poteva vendermi la sua anima se ci teneva tanto a diventare abbastanza grande da fare il viaggiatore, detto tra noi con le anime ci si può fare un bottino ancora più ricco”

Sentendo quelle parole a Lily salì il sangue alla testa.

“Che cosa hai fatto a mio fratello?” gridò afferrando il venditore per il colletto del mantello, pronta a mollargli un pugno sul muso.

“Calma calma! Era giovane e ingenuo ma non stupido. Ha rifiutato naturalmente. Pensa, mi ha detto che l’anima è senza tempo, perciò era stupido usarla per comprare proprio il tempo. Un bimbo sveglio, ma in ogni caso non avrei potuto fargli nulla. Se anche avesse voluto venderla non avrei potuto incassarla: qui nella Terra dei Cani Pazzi la sua anima è protetta”

“Protetta” Lily sgranò gli occhi “e da chi?”

“Questo è più di quanto il vecchio Flog possa dirti. Ah, dovrei ampliare il mio mercato, farmi pagare anche per certe informazioni. Il tempo è denaro e tu non ne hai da spendere, quindi è meglio che porti il mio tempo da qualche altra parte” nuovamente voltò le spalle e la sua figura scura era già lontana quando Lily gli lanciò un ultimo grido.

“E perché a me non hai chiesto l’anima visto che non ho il denaro?”

“Perché anche la tua è protetta” rispose Flog e svanì nella nebbia.

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