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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 32

Ismaele strisciò fuori dal taxi come un vermone sonnecchiante, s’alzò a fatica e raggiunse Lily barcollando. In mano aveva qualcosa di rosso e si mise ad agitarlo.

“Eccolo” disse il vecchio sorridendo, un sorriso assente ed ebete “ti ho riportato il tuo libro”

Lily guardò il libro, la scritta Wanderwhere luccicava sul finto cuoio della copertina. I dolori per la rotolata giù dalle scale le avevano lasciato solo calde ondate di rabbia diffuse su tutto il corpo, e si trasformavano in ondate di disprezzo alla vista di Ismaele ubriaco.

“Lo avevi lasciato in macchina” disse lui con la bocca impastata.

Lily gli strappò il libro di mano, l’espressione corrucciata e i denti stretti, l’afferrò per un polso e se lo tirò appresso.

“Vieni, devi aiutarmi”

Le scale erano sgombre e silenti, le porte chiuse tranne quella di casa sua. Poco oltre la soglia mormorii echeggiavano sconnessi. Ismaele fece un gesto vago per indicare i pezzi di legno e vetro sul pavimento. “Che cos’è successo qui-hick?”

Lily prese in braccio Andy.

“È il tuo fratellino quello?”

“Si, sta molto male. A momenti scotta e a momenti è freddissimo, secondo te che cos’ha? Non è come quando gli veniva la febbre le altre volte, così non l’ho mai visto”

Il vecchio si tolse il berretto, era tutto sudato e si pulì la fronte con un fazzoletto. Aveva gli occhi rossi e acquosi, ma fissando il bambino l’espressione si fece via via più lucida.

“Vi porto in –hick!– in ospedale?”

“Mai!” strillò Lily tenendoselo stretto. Gli ospedali erano posti tristi in cui le persone andavano a morire, e aveva paura che piuttosto che curare Andy avrebbero cercato un colpevole delle sue condizioni. E la colpevole era lei che l’aveva lasciato solo, ancor più di suo padre e i suoi maledetti semi da viaggio. “E poi vorresti portarci in ospedale guidando da ubriaco?”

“Ho bevuto solo un goccio –hick!–  per scaldarmi”

“Non faccio salire Andy sulla tua macchina se sei ubriaco!”

“Ma io non sono un dottore… cosa vuoi che faccia?”

“Sei vecchio, e i vecchi dovrebbero sapere come risolvere i problemi! Porta qui un dottore, chiama qualcuno, perché io non posso chiamare nessuno, non ci sono telefoni qui”

Ismaele stette lì a grattarsi la testa soffocando in gola un nuovo singhiozzo. Lo sguardo rabbioso di Lily pretendeva una soluzione, non importava quale. Il vecchio si chinò sul bimbo carezzandogli la fronte, scrutando le pupille dilatate e ascoltandone i sussurri.

“Ascolta, io credo che… ecco, il tuo fratellino… è sveglio ma è come se fosse in un grande sogno ad occhi aperti. Non capisce quello che gli succede intorno e per uscirne ha bisogno di aiuto. Ti porterò qui un dottore, te lo prometto, tienilo al caldo” Ismaele si tolse il berretto e calcandolo sulla fronte di Lily barcollò via.

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