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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 35

LivingStone volava altissimo. Coltelli d’ali a lisciar le nubi dall’odore dolciastro, e sotto queste scorreva la grande Città dei Cani Pazzi, tra costruzioni e sprazzi di vegetazione che dal bosco cercavano di riprendersi il suolo che un tempo le era appartenuto. Flint spingeva il drago in voli radenti al suolo, fermandosi a riposare di tanto in tanto sul trespolo di grattacieli dai tetti sfondati, con le mura cinte dai rami robusti e spogli di qualche tamerice.

“Quanto credi che ci vorrà per raggiungere il Guardiano?”

“Pazienza Lily, pazienza. LivingStone sta invecchiando ed ha bisogno di una pausa ogni tanto.” Il drago emise un sonoro ringhio, voltandosi a mostrare i denti come un cane arrabbiato. “Sto scherzando” fece il druido lisciandogli le scaglie sul collo in segno d’affetto. “Vedi Lily, LivingStone è un drago Pietra-Vivente di nome e di fatto. Una volta era un gargoyle, e non può fare a meno di appollaiarsi ogni tanto ad oziare”

Tra le spire dei rampicanti che s’avvolgevano alle pareti d’un grattacielo Lily riconobbe li iguanoidei già visti sulla Bathisdea, ma di colori diversi, non più solo verdastri ma viola e arancio.

“Quei lucertoloni insopportabili” mormorò il druido.

“Gli iguanoidei?”

“Già. Li conosci?”

“Li ho visti sulla nave”

“Sei arrivata con la Bathisdea?”

“Si. Cioè no. Ho fatto metà strada a bordo e l’altra metà… beh, nella bocca di Chelydra”

LivingStone fece un ruggito di rabbia e Flint dovette dargli una buona tirata di morso per rimetterlo in riga.

“Cosa gli prende?”

“Chelydra lo preoccupa, è apparsa dal nulla ed è già diventata una leggenda negli Oceani di Morphea. Una volta LivingStone era la creatura più potente a cavallo tra le Terre dell’Oblio e dei Cani Pazzi, ma se ancora può considerarsi il Signore dei Cieli, dalla comparsa del Monchio anni fa non può più dirsi tanto potente, e questa Chelydra adesso pare abbia spaventato mostri marini che portavano al mio drago tributi di pesce per rispetto e riverenza. Non che vogliamo sentirci glorificati della nostra forza, ma la comparsa di creature tanto pericolose può solo allarmarci. Tu come hai fatto a sopravvivere ad un incontro con Chelydra?”

“Immagino di essere stata molto fortunata” disse in fretta Lily, non le sembrava una buona idea dire che la nascita del mostro era colpa sua.

“Fortunata è dire poco, ma è una gran bella notizia, se si è fatta sfuggire una piccola umana non dev’essere terribile come la dipingono, magari potremo darle una lezione quando la incontreremo, eh LivingStone? Anzi ho già un piano. Chelydra non vorrà far sapere a tutti che qualcuno sia riuscito a sfuggirle, non vedrà l’ora di vendicarsi. Appendiamo Lily a una fune e la usiamo come esca, facciamo avvicinare quel mostro alla spiaggia dove non può immergersi, e mentre sgranocchia Lily, sgnak! Tu LivingStone le stacchi la testa a morsi, ci stai?” il drago fece un orgoglioso sbuffo di fuoco. Lily sentì il sangue raggelarsi. Flint si voltò a guardarla con occhi severi, poi scoppiò a ridere.

“Dovresti vedere che faccia hai. Scherzavo, non ti faremmo mai una cosa del genere” il drago fece un grugnito di disappunto. “Eri così tesa e spaventata quando sei salita in groppa. Sfuggire a quei Cani Pazzi dev’essere stata dura. Almeno adesso sei più calma, a volte prendersi in giro è un’ottima cura”

Lily ripensò a tutte le sue reazioni rabbiose agli atteggiamenti di Madni, un po’ scherzosi e un po’ perfidi. Forse anche Madni, a modo suo, aveva sempre cercato solo di tirarle su il morale.

“Coraggio, smettila di preoccuparti!” gridò Flint schioccando le briglie a scatenare le piroette del drago, che in una serie di volteggi a testa in giù fecero urlare Lily prima di paura e poi di gioia. Il vento sferzava velocissimo e non c’era senso del vuoto, solo un’improvvisa eccitazione accompagnata dalle grida d’esultanza del druido. “Prrrrrrr-ua-ha-hooo!” gridava Flint agitando la testa e aprendo le braccia, lasciando il drago a briglie sciolte. Nonostante le rughe sulla pelle secca lo facessero apparire vecchio, Flint si comportava come un ragazzino, e staccato un pelo ispido dalla sua zazzera lo usò come uno scacciapensieri con cui musicare una filastrocca incomprensibile. “Hai paura Lily?” le chiese mentre tendeva le briglie di traverso in una virata strettissima, in direzione d’un enorme grattacielo bucato al centro per passarci in mezzo.

“No” rispose lei, ed era vero benché tenesse gli occhi chiusi, un po’ per il vento che li faceva lacrimare un po’ per godersi il brivido della velocità che le piaceva sempre più.

“Voglio sentirtelo gridare” esclamò il druido accentuando il rollio, volando di traverso e quasi a testa in giù.

“Noooooo!”

“Ecco brava! Era così che volevo sentirtelo dire”

“No, no, nooo! Ho perso il mio cappello!”

Con la coda dell’occhio Flint vide il basco planare gonfio d’aria. Emise un suono gutturale, chinandosi sul collo del drago che si abbassò di quota in maniera terribile, stringendo le ali ad accelerare la picchiata. Lily vedeva il suolo sempre più vicino e la miriade di Cani Pazzi agitati inveire ed eccitarsi alla prospettiva d’un pasto. Erano ormai ad un soffio dal suolo quando il drago si volse a testa in giù, il druido appeso alle briglie come un equilibrista al trapezio agguantò il berretto e in una capriola sferrò un calcio sul muso del cane pazzo saltato più in alto.

“Whip-Whit-Hurrà!” esultò Flint mentre una furiosa cabrata li riportava in quota, appena sotto il vello spumoso delle nuvole.

“Hai avuto paura Lily?” le disse allungando il braccio all’indietro per rimetterle in testa il cappello.

“Noooo!” gridò invasata dal brivido.

“Che c’è? Ti è scivolato di nuovo il cappello?”

“Intendevo che noooon ho avuto paura! Grazie per aver salvato il mio cappello”

“E’ così importante per te? Ti da un’aria un po’ buffa e un po’ seria ma ti sta bene. Chi te l’ha regalato?”

Lily non riuscì a rispondere, il ricordo era lontanissimo e confuso. “Un amico, credo…”

“Stai solo attenta a non andare in giro che hai per amico un cappellaio, o qualcuno ti scambierà per un’altra. Adesso reggiti forte, siamo quasi arrivati, e che mi venga un colpo!”

“Che c’è?”

“Ho visto una cosa laggiù, ma è meglio che tu non lo sappia”

“Perché no?”

“E’ che dovrai già preoccuparti di druidi pazzi e cani peggio, non vorrei allarmarti con orchi e troll. Però è strano, è da tanto che non se ne vedevano da queste parti, guarda tu come corrono”

“Dove?” Lily fece per guardare tra la boscaglia ma non riuscì a vedere altro che foglie.

“Non ti preoccupare, voliamo veloci, ce li lasceremo alle spalle in men che non si dica.”

Al termine di una lunghissima parabola giunsero nel cuore della foresta delle tamerici giganti, con tronchi enormi e rami più grossi del collo di LivingStone, ricoperti da una fitta rete di foglie e infiorescenze dai colori vivi tra il giallo e il viola che sembravano piume. Scesero presso le chiome dei salici che disegnavano una chiazza di verde pallido tra le cime degli alberi più alti. La radura era stretta e il drago dovette piegare le ali e attutire l’atterraggio lasciandosi cadere sulle zampe.

LivingStone avanzò tra gli alberi, abbassandosi e ondeggiando quasi come un serpente, fiutò l’aria, sputò una fiammata poderosa a incenerire le fronde che gli davano noia, cacciò fuori la testa a sniffare ancora l’aria e tornò giù. Il drago avanzò a tentoni, spezzando rami e piegando alberi, poi cacciò la testa dentro un intrico di campanule rosse e gialle e cominciò a masticare.

“A quanto pare abbiamo trovato i nostri peperoncini piccanti” disse Flint picchiettando sul collo del drago, impegnatissimo nel pasto. “Finisce qui il nostro breve viaggio” disse poi a Lily, sciogliendo la briglia e avvolgendosela al braccio. Con rapidi movimenti delle mani intrecciò un’imbracatura con cui calare giù Lily.

“Grazie del passaggio”

Calandosi ben bene il cappello sulla fronte Lily abbracciò la corda e cominciò a scivolare giù a velocità crescente. Per un attimo credette di schiantarsi invece toccò terra con la leggerezza d’una foglia.

“Dà due strattoni alla Serpicorda, tornerà su da sola” disse Flint e così fece Lily, ma invece di tornare su la fune cadde, riavvolgendosi da sola come se un serpente incantato.

“Dì un po’, che intenzioni hai? Torna subito qui”

La Serpicorda agitò le estremità come un serpente a sognali.

“Ma guarda questa” Flint diede una pacca sul collo del drago, e quello nulla. Gliene diede un’altra, alla fine dovette gridare per distoglierlo dalla scorpacciata di peperoncini. LivingStone volse un’occhiata alla Serpicorda, poi guardò Lily e infine si volse ad uggiolare all’orecchio del druido. “Uhmm” annuì Flint “forse hai ragione… dì un po’ Lily, ci tieni molto a quel tuo cappello?”

“Io…” se lo accarezzò sopra l’orecchio, ci teneva eccome, ma non ricordava perché.

“Anch’io tengo molto alla Serpicorda ma lei è abituata a stare dove c’è più bisogno. Facciamo un patto?”

“Terrai il mio cappello in pegno finché non avrò più bisogno della corda magica?”

“Serpicorda Lily, non vuole essere chiamata in altro modo. La risposta è sì, il patto è proprio questo: potrà esserti utile ma ricorda che è un oggetto prezioso, perciò guardati dal mio fratellaccio venditempo, la desidera da tempo e per lui sarebbe un ottimo affare”

Lily non era convinta dello scambio, ma in un combattimento una fune poteva essere ben più utile di un berretto, perciò acconsentì allo scambio. “Non perderlo in qualche piroetta, ed io avrò cura della tua Serpicorda”

“Vedrai che non è difficile da usare” disse Flint “anzi facciamo subito un tentativo: prendi la Serpicorda da un’estremità e sull’altra posa il cappello. Brava, adesso concentrati, lei farà quello che tu desideri. Ora fai salire il tuo cappello” dapprima non accadde nulla, poi la corda cominciò a vibrare, a salire sollevando il berretto fino alla mano di Flint che lo raccolse soddisfatto.

“Allora” il druido si calò il basco sulla fronte “come mi sta?”

LivingStone, che era tornato a ficcare il muso tra di peperoncini torse il collo a guardare il suo cavaliere, sbatté piano le palpebre e sbuffò annoiato prima di scuotere la testa verso l’alto.

“Lo so, lo so, i peperoncini migliori sono più a sud, adesso ci andiamo” il druido fece un gesto di saluto e tirò le briglie, LivingStone spiccò il volo e ruggì il suo saluto superando l’alto profilo della boscaglia.

“Grazie di tutto” gridò Lily, ma i due erano già scomparsi.

 

Gli alberi sonnecchiavano dietro le fronde cascanti mosse dagli spifferi. Come strette pareti di luce in un’aurora boreale, i salici piangenti tracciavano corridoi in ampi tendaggi verdi e tanto fitti che non si riuscivano a vedere i tronchi né i rami. In alto, Lily poteva scorgere bozzoli dall’aria soffice, come nidi d’uccello coperti di muschio. In basso, le fronde più lunghe sembravano intrecciarsi in brandelli di tappeti intarsiati in infinite tonalità di verde.

Lily tentò di scostare invano quei fili setosi, pesanti come catene. Proseguì a tentoni, presso una strettoia ove i fili apparivano più leggeri, agitati dal respiro del vento. Sbucò in uno spiazzo tondeggiante, file d’alberi come le colonne d’un tempio allungavano i rami in vòlte che s’abbracciavano all’albero più robusto al centro della radura. Gli alberi apparivano chiari e lisci, come sbucciati dalle cortecce e odoravano di clorofilla. L’aria umida era fonte d’un chiarore che attenuava i contorni d’ogni cosa, senza ombre.

Lily avanzò a piccoli passi e col naso all’insù, ammirando quegli intrecci di rami e liane. Sul profilo di un’arcata scorse una capanna che se ne stava appesa al soffitto della foresta, un bozzolo di fitti sarmenti. Un’ombra si mosse sfuggente tra i rami e, con la rapidità d’un falco in picchiata, balzò alle spalle di Lily. Inginocchiato e mano pronta sulla spada, l’essere la fissava dietro la sua chioma argentata, occhi luccicanti sul volto scuro. Scrutò Lily a lungo prima di alzarsi e accarezzare l’elsa, lasciando la lama nel fodero rosso sgargiante.

“Umana” la voce sembrava uscire da un vecchio flauto. L’essere era magro e due volte più alto di lei, avvolto in un mantello grigio come i suoi capelli. La veste dal taglio orientale cambiava tonalità nei movimenti, tra il verde acqua e l’azzurro pallido.

“Sono Lily” rispose lei in tono sicuro ma ossequioso.

“Sì” fece il Guardiano scrollando la testa, il tanto che bastava perché quei capelli grigi lasciassero uno spiraglio allo sguardo “sei proprio tu. Somigli a tuo fratello”

“E tu sei il Guardiano della Spada di Vetro” disse Lily d’un fiato “conosci mio fratello?”

“Non di persona, ma so quanto serve su di lui e su di te. Chi ti ha mandata da me?”

“Mastro Elfo di là del mare, ha detto che siete fratelli e mi avresti aiutata”

“Fratelli di sangue, molto diverso dall’essere fratelli di madre… dunque lui ti ha aiutata, e non è stato il solo dico bene? È difficile trovare questo posto nell’immensità del bosco”

“Mi ha accompagnata Flint col suo drago”

“Il fratello dell’uomo che vende il tempo…” il Guardiano si fece pensieroso, si volse di spalle poi la guardò “vedo che hai la sua Serpicorda”

“Già, è stato gentile con me”

“Meno di quanto immagini” con un guizzo il Guardiano svettò su un ramo, e con un altro salto fu sull’uscio del suo nido.

“Posso salire?”

“Puoi”

“Come faccio?”

“Hai già quel che ti serve”

Lily si rigirò la fune tra le mani, incerta su come usarla. La fece roteare e provò a lanciarla verso il ramo, il primo lancio troppo corto come il secondo e il terzo, il quarto sfiorò i piedi del Guardiano e quando la fune gli giunse a portata di mano, lui non l’afferrò.

“A cosa serve una corda magica se la tratti come una normale?” disse l’elfo “non devo tirarti su io, dev’essere la Serpicorda a farlo”

Lily ripensò a com’era scesa dal drago e a quel poco che Flint le aveva spiegato, lanciò di nuovo la cima della Serpicorda e quella schizzò come un proiettile, poi dovette solo tenerla forte perché come cominciò a salire, attorcigliandosi intorno al ramo come un argano. Giunta in cima il Guardiano le tese la mano, Lily gliela strinse e lasciò andare la Serpicorda che come morta si afflosciò precipitando al suolo. A quel punto il Guardiano le negò l’aiuto e la lasciò appesa al ramo con le sole braccia, il corpo a penzolare nel vuoto.

“Ogni volta che lasci la Serpicorda perdi ogni potere su di lei, diventa un inutile ammasso di canapa. Un druido può farla funzionare anche senza toccarla, ma per raggiungere tanta maestria ci vuole esperienza e tempo, tu non hai l’una né l’altro.”

Lily sentiva le braccia stirate dal peso del corpo, i suoi piedi furiosi scalciavano il vuoto. “Ho capito, non la lascerò mai più!” L’elfo tese la mano ma Lily decise di fare da sola: strinse i denti e aggrappandosi con tutte le forze ondeggiò una, due volte, riuscendo a sollevare le gambe sino al ramo e intrecciarle strette per poi mettersi in piedi.

Il Guardiano sorrise soddisfatto. “Quando dovrai combattere per davvero avrai solo le tue forze, ricordatelo”

Con due rapidi volteggi l’elfo saltò di nuovo giù, toccando terra con la leggerezza di una piuma. Raccolse la Serpicorda e lanciò la cima che Lily afferrò prontamente. “Adesso tirami su”

“Ma sei molto più grande e più pesante di me!”

“La Serpicorda può sollevare qualsiasi cosa, intrecciarsi a scudo o avvolgere al lazo qualsiasi cosa, basta che tu ti convinca del suo potere. Adesso pensa che io sia una piuma e che la corda possa sollevarmi.”

Lily fece un respiro, si concentrò e tirò con forza un paio di volte senza sollevare l’elfo di un centimetro. Diede uno strattone e lo tirò su di qualche metro, poi sentì tutto il peso del Guardiano e fu sul punto di cadere dal ramo. “Il peso è solo nella tua testa, la Serpicorda non lo sente”

Lily le prese per parole magiche perché smise davvero di sentire il peso e in men che non si dica il Guardiano fu tirato su. In piedi sul ramo, di fronte a lei, avvicinò il volto al suo: il Guardiano aveva occhi grandi e intensi, terrificanti per quanto erano neri e profondi con pupille biancoverdi, capocchie di spillo in un vuoto liquido.

“Dunque” disse lui “hanno fatto proprio di tutto per farti arrivare fino a me, sperando che ti addestrassi, magari che ti dessi la mia Spada di Vetro per uccidere il Monchio”

“Sarebbe d’aiuto”

“Non ne hai avuto già abbastanza di aiuti?”

“Non ho chiesto io di trovarmi qui” rispose Lily sforzandosi di non sembrare maleducata. “Qui nella Terra dei Cani Pazzi intendo, non l’ho scelto io”

“Bugiarda. Non hai forse preso la Bathisdea per attraversare l’oceano dalle Terre dell’Oblio fino a quest’isola?”

Lily annuì.

“E non hai scelto di addentrarti in quelle terre, lungo sentieri e boschi, fino all’oceano?”

“Devo…”

“…trovare tuo fratello. Anche lui, se fosse rimasto alla breccia tra i mondi, là nelle Terre dell’Oblio, magari sarebbe tornato a casa da solo. Ogni tanto gli quelli come voi danno una sbirciata di qua, pochi sono abbastanza folli da addentrarsi. Bisogna essere pazzi o marci o entrambe le cose per scivolare così addentro a questi mondi, finché è solo pazzia non ci spaventa, quella va e viene, il marciume invece resta”

Lily fissò il Guardiano in silenzio. Sembrava arrabbiato con lei.

“Vuoi che me ne vada?”

“Non c’è niente che desidero di più” disse il Guardiano.

Delusa, Lily fece per girare i tacchi, con una triste occhiata alla Spada di Vetro e a quel suo bel fodero rosso.

“Stupida” disse il Guardiano “non in quel senso. Tutta qui la tua grinta? Flint ha l’occhio lungo per il furore guerriero, qualcosa in te deve averlo visto, forse sta diventando miope”

“Ho un bambino da trovare e ne ho abbastanza di mezzi aiuti e prese in giro. Se non mi vuoi aiutare vedrò di cavarmela da sola”

“E se la mia spada fosse l’unico mezzo per salvare tuo fratello, non faresti tutto il possibile per ottenerla? Se ti dicessi che ti basta brandirla per tagliare la gola del Monchio, non squarceresti la mia per ottenerla? Come tutti quelli della tua specie commetteresti qualsiasi scempio per qualcosa che ti sta a cuore, a costo di spezzare e far sanguinare i cuori di altri cento o mille. Siete voraci, selvaggi, pazzi fino al midollo. Certo che vi voglio vedere lasciare questo mondo, ma il modo migliore è aiutarvi ad ottenere quello che volete. Se adesso ti cacciassi via, chissà quanti altri sentieri dovresti percorrere, quali altre creature tormenterai con le tue lagne per il fratellino perduto, quanti aiuti implorerai e quanti dovranno ancora soffrire a causa vostra, dannate creature, parassiti che si nutrono della buona volontà di noialtri. Siamo obbligati ad aiutarvi nella speranza che prendiate quello che volete e portiate con voi la peste delle vostre brame. Ti voglio fuori dal mio mondo piccola Lily, e per farlo non ti manderò allo sbaraglio, ti addestrerò perché tu possa ottenere ciò che vuoi nel più breve tempo possibile, nella speranza che non ci torni mai più.”

Lily abbassò lo sguardo e sciolse la tensione sulle spalle. “Posso dire una cosa?” fece Lily in un sospiro “non lo sopporto più che tutti quanti sembrano sapere tutto di me, di cos’ho fatto e di cosa dovrei fare. E io invece non so un bel niente, solo che voglio tornarmene a casa con Andy”

“Il vento vede e sente tutto” disse il Guardiano “viaggia alla velocità del pensiero, ha tanto da raccontare per chi riesce ad ascoltarlo. Gli alberi si parlano, dalle radici alle fronde. Parlano le acque, i fiumi e gli oceani che salgono in vapori e nebbie a raccontare storie al cielo, e le storie del cielo ricadono alla terra con la pioggia. Del tuo viaggio non so tutto ma quanto basta per non tagliarti la testa, dovresti essere contenta più che offesa. Ora dimmi piccola Lily, stai davvero facendo tutto questo solo per tuo fratello? Ti ha trascinata in un mondo che non ti piace, che certo non bramavi conoscere, e quanti orrori hai dovuto affrontare a causa sua? Non vorresti punirlo, lasciandolo qui al suo destino, a pagare il pegno della sua stoltezza per essersi cacciato in questo guaio?”

Lily abbassò gli occhi e strinse le spalle. Il Guardiano si fece vicino, allungò una mano sul suo collo, carezzandole il mento e portando l’indice e il pollice a stringerle le labbra, come ad una bamba che rifiuti il cibo, per nutrirla a forza. Le parlò all’orecchio.

“Neanche un pizzico di rabbia?”

“Andy non ha colpe” rispose Lily.

“Non è quello che ti ho chiesto” incalzò il Guardiano.

“Ed io ti ho già risposto”

Il Guardiano fece due giri intorno alla stanza poi si avvicinò e le prese il viso tra le mani. “Questa testolina è piena di domande stupide, ma se riesci a fare quelle giuste potrei limare la tua ignoranza. Dopotutto affrontare il Monchio è sfidare la morte, e lo si fa a cuor più leggero con qualche domanda in meno. Non che cambi niente da morti, che di domande non ne restano più, ma si combatte meglio senza il fardello dei dubbi”

Lily ci rifletté un istante, poi chiese: “il druido Flog non ha potuto vendere il tempo ad Andy perché la sua anima era protetta, e anche la mia… è nostra mamma vero?”

“Nient’affatto”

“Ma io l’ho vista quando ho attraversato gli Oceani di Morphea, era su una barca”

“So che tua madre è morta”

Lily si irrigidì. Morta. Aveva cercato di eliminare quella parola dal cervello e, come volesse coglierla, il Guardiano le passò la mano sopra la testa.

“E so che non è stata sepolta” disse il Guardiano “o riposerebbe nelle Terre dei Morti”

Il respiro di Lily si fece grosso, lo sguardo basso. Non sapeva dove la madre fosse finita. Forse non avrebbe nemmeno creduto alle parole del padre che la diceva morta se lei stessa non ne avesse sentito le urla, ed il terrore e l’angoscia per quelle urla che Lily non aveva immaginato potesse crescere, si fece poi schiacciante al silenzio che ne seguì. Aveva visto di sfuggita sua madre portata via a braccia, le gambe nude e rosse di sangue, la mano penzolante e bluastra. Avrebbe voluto correre a scuoterla, vedere gli occhi di lei aprirsi e con la voce stanca dire che andava tutto bene e sarebbe guarita. Ma Andy avvolto in quell’asciugamano impregnato di vischio arancio aveva iniziato a piangere, un pianto dirotto e disperato, più forte di quello di Lily.

“Quella che grava sulla tua testa” disse il Guardiano “non è la protezione di tua madre, e non è certo una protezione benefica”

Lily si scosse. “Allora…?”

“Il Monchio Lily, immagino voglia essere Lui il carnefice. Nonostante tutto il viaggio fin qui non è stato facile, hai sofferto e corso rischi e poteva andarti molto peggio, ma c’è sempre tempo. Al Monchio non sta a cuore la tua incolumità, credo voglia solo che arrivi viva al suo cospetto e se tuo fratello è ancora vivo è solo per attirarti fino a Lui. Elfi coraggiosi e cavalcatori di draghi ti hanno condotta qui, credi gli importasse davvero di te? Che tu avanzassi nel viaggio era interesse di molti, il tuo successo può liberare la Terra dei Cani Pazzi dal Monchio, o il successo del Monchio liberarci dalla tua presenza e placare la sua ira, almeno per un po’. È così che funziona piccola Lily”

“I Cani Pazzi della città allora non mi avrebbero fatto del male”

“Oh sì che te ne avrebbero fatto, e tanto, ma senza ucciderti. Possono esserci cose peggiori della morte Lily, e credo che il Monchio lo sappia molto bene.”

Il Guardiano strappò dalle pareti di rami intrecciati un sottile fuscello, lo ripulì dalle foglie, lo spogliò della corteccia e lo porse a Lily. Il Guardiano sciolse la Spada di Vetro dalla cintola e senza sguainarla partì all’attacco, spezzando il ramoscello in men che non si dica, lasciando tra le mani di Lily uno stecchetto.

“Neanche un tentativo di parata? Prima impari e prima potrai riprendere il viaggio”

Il Guardiano fece un respiro profondo e ripeté l’operazione, cercò un altro fuscello, lo ripulì e lo mise in mano a una Lily poco convinta che almeno stavolta tentò ti bloccare il colpo. La Serpicorda si strinse al corpo di Lily, un’estremità si allungò come un serpente intorno al suo braccio, formando intorno al pugno un’elsa protettiva. Il Guardiano fece un affondo e Lily lo schivò di poco, ma a quello dopo Lily inciampò e cadde all’indietro.

“Se io fossi il Monchio e avessi tuo fratello, non mi colpiresti con qualsiasi cosa? Fosse anche un sassolino o una scheggia di legno?”

Lily fece roteare il suo fuscello e il Guardiano schivò il colpo e le diede una legnata sulla schiena.

“C’è grande potere nel tuo sangue Lily, forse dovrei spargerlo tra le radici di questi alberi perché diventino tanto forti da animarsi e marciare verso la dimora del Monchio per stritolarlo tra le loro fronde furiose, o dovrei berlo io stesso per diventare più potente e dominare sulla Terra dei Cani Pazzi. Se vuoi una vittoria senza impegno ti basterà questo: offrimi il tuo sangue e ucciderò il Monchio, ma potrei decidere di tenere Andy come sacca di sangue giovane per rallentare la vecchiaia e governare più a lungo. Vuoi questo? Strumenti favolosi chiedono di servire sotto il tuo sangue, la Serpicorda ti è già fedele ma non metterò la Spada di Vetro nelle mani di una bimba incapace. Già un drago ha fallito perché il suo cavaliere era mediocre, devi capire che se sei vigliacca non c’è spada che tenga, la forza viene dal guerriero più che dalla sua arma. Forse non vuoi lottare perché ti vedi già morta? Dimmi Lily, non ti è mai passato per la testa d’essere già morta, e che questo sia l’al di là? Non è tanto diversa la strada che dall’Oblio conduce ai Cani Pazzi e poco più in là attendono le Terre dei Morti: magari è lì che stai andando, e non dovresti preoccuparti di restare ferita”

Lily impallidì, poi fece una piroetta cercando di colpire in faccia il suo avversario, che la punì con un’altra bastonata in piena faccia. Lily cadde in ginocchio. Caldo e umido, il sangue le scivolò sulle labbra, fece per chiuderle, perché la goccia non cadesse a terra. Sentì sulla lingua e i denti quel gusto metallico. Il Guardiano le posò il fodero della spada sulla spalla.

“Sei ancora viva?”

“Si” disse Lily.

“Come fai ad esserne sicura?”

“Perché lo sento”

“Non ho dovuto neanche sguainare la spada per batterti. Forse dovrei mozzarti la testa, almeno così tutta la paura svanirebbe, diverresti uno spettro e il Monchio non potrebbe più nuocerti. Potresti salvare tuo fratello e rimandarlo nel vostro mondo e lui ti terrebbe in vita col suo ricordo, saresti un grande spirito degli Oceani di Morphea, o una leggenda nelle Terre dei Morti. Ma non è questo che vuoi”

Lily scosse la testa. “Non voglio morire”

“Perché no? Hai qualche motivo?”

“Devo aiutare Andy”

“E se raggiungendo il Monchio Lui divorasse Andy, ti faresti prendere dalla disperazione, lasciandoti massacrare dal mostro? Non puoi vivere solo per qualcun altro Lily, per quanto tu gli voglia bene. Così ti lascerai morire o impazzirai”

“Non sono arrivata fin qui per rinunciare ad Andy!” ruggì Lily, che torcendosi lasciò partire una frustata della Serpicorda, colpendo in pieno il volto del Guardiano. Lily fece per scusarsi ma l’elfo drizzò un dito in segno di silenzio, le posò una mano sulla fronte e si concentrò, come leggendole il pensiero. Si ritrasse di colpo e si coprì il volto con la mano, poi porse a Lily la Spada di Vetro.

“Non estrarla” disse il Guardiano “e aiutati con la Serpicorda”

La Serpicorda s’attorcigliò dal braccio alla spada, stretta stretta.

“Devi essere un tutt’uno con la tua arma. Senti il peso, il bilanciamento della Spada, tendi il braccio, falla roteare. Devi sentirla svanire, come se fosse parte del tuo braccio”

Ma Lily era dubbiosa, non vedeva l’ora di estrarre la lama.

“Mi sarebbe piaciuto addestrarti per bene ma non c’è molto tempo. Più resti in questo mondo più la sua follia ti abbraccia, e la follia di quelli come te è troppo grande per noi: non ci servono altri flagelli contro cui combattere. Impara a maneggiare la Spada di Vetro e ti permetterò di usarla contro il Monchio. Speravo di poterti insegnare ad infondere la tua forza in un ramo, in un bastone o in un arco, ma prima te ne andrai e meglio sarà per tutti”

“Mi spiace di averti colpito”

Il Guardiano le sferrò un violento colpo al costato di Lily, che si piegò in ginocchio.

“Quelli come te sono sempre pronti a dispiacersi per qualcosa. Pensate che dispiacervi vi renda buoni, che vi sollevi da ogni colpa. Tutti si dispiacciono, pochi vogliono cancellare il dispiacere. Vuoi dispiacerti per la morte di Andy, o vuoi evitartelo questo dispiacere?”

Il Guardiano tese la mano per riprendersi la Spada di Vetro e rivolgendola in basso la fece roteare come un lazo. Sul pavimento si aprì una voragine, e in mezzo a questa un turbine d’aria risucchiò dal bosco terriccio e foglie, sterpi e sassi che andavano a separarsi in quattro ordinati mucchietti. Sul ciglio della voragine, il Guardiano tese la spada verso Lily.

“Prendi un sasso e lanciamelo. O sei ancora troppo dispiaciuta?”

Lily si rialzò a fatica, il dolore faceva montare la rabbia e scagliò non una, ma due, tre pietre, e poiché il Guardiano le mandava in frantumi senza troppa fatica Lily afferrò il terriccio lanciandoglielo in faccia per confonderlo, per poi attaccarlo di nuovo a sassate.

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