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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro

Capitolo 36

Lily si era appisolata, ma non era facile dormire nella Terra dei Cani Pazzi. Il suo era più un dormiveglia, di quelli tormentati e scomodi, come se stare nella sua stessa pelle le desse fastidio. Non era una sensazione nuova, di tanto in tanto le capitava quel senso di nausea, come il disgusto al mattino per tutto ciò che la circondava, dalle lenzuola e le coperte consunte ai muri macchiati d’umidità e muffa. Era come stare in bilico tra sonno e veglia di quando aveva la febbre, o quando Andy da piccolo si svegliava a piangere, o quando suo padre entrava in camera a rovinarle il sonno o gridava da dietro la porta che era ora di alzarsi, di preparare il caffè e fare le commissioni, di pulire la casa ridotta a un porcile dopo una notte di bagordi.

Lily si rotolò sul fianco e vide che il Guardiano la stava fissando. Il volto scuro e le pupille biancoverdi in quegli occhi ancor più neri l’avrebbero spaventata una volta, ma non adesso.

“Come fa una spada fatta di vetro a non rompersi?” sussurrò Lily.

“Nel passato del vetro c’è la sabbia, nel passato della sabbia la pietra. Sono la stessa cosa in due momenti diversi. Nella mia spada il vetro è solo un guscio, la fragilità della lama si riempie della forza di chi la impugna. In fondo al vetro c’è un’anima d’argento, perché l’argento può vincere ogni oscurità, raccogliere il più flebile bagliore rimandarlo a chi ne ha bisogno. È l’argento a fare del vetro uno specchio, diversamente la luce trapassa il vetro e si perde nel buio”

Lily chiuse gli occhi stancamente. “Non capisco quasi niente di quello che dici”

“Quasi è meglio di niente” disse il Guardiano porgendole la spada, sempre ben avvolta nel fodero. Afferrandola, Lily si sentì rinfrancare e si alzò. L’addestramento riprese, il Guardiano svuotò i suoi cesti pieni di frutti dai colori e forme che Lily non aveva mai visto, e glieli lanciava contro, alternandoli a sassi di tanto in tanto per rendere il tutto più impegnativo. Lily era ancora maldestra ma i suoi gesti si facevano via via più decisi e respingeva gli attacchi con precisione crescente.

“Lascia che la Spada si abitui” diceva il Guardiano “sentila come una parte di te. Senti prudere le dita, ossa, sangue e metallo iniziano a parlarsi, senti le spalle leggere, il tuo petto può e deve contenere respiri più grandi, perché la battaglia sarà lunga. Ecco che i fianchi si stringono per torcersi rapidi contro gli attacchi laterali, il bacino e le gambe si irrobustiscono per essere più decisi e veloci, un passo indietro, due avanti. Corri: verso il nemico per ferirlo, indietro per non essere ferita. Schiva, mantieni la posizione, para il colpo. Non tutti i colpi si possono evitare, impara ad incassare e se cadi non stare ferma, rotola su un fianco, torna in piedi e ricorda come e quando sei stata colpita. Ogni istante del combattimento è esperienza per quello dopo, il corpo conosce verità che la mente non sente, impara ad ascoltarlo.”

Un’altra volta, il Guardiano strappò un fuscello e usandolo come una spada insegnò a Lily la parata e l’affondo, come schivare mantenendo l’equilibrio e dare forza ai colpi. L’esercizio andò avanti per un tempo infinito e Lily avrebbe voluto tornare a riposarsi ma il Guardiano s’era fatto inflessibile.

“Ogni volta che cedi alla stanchezza, ogni minuto ed ogni ora che sprechi mentre sai di dover fare qualcosa d’importante e più grande, è un minuto in cui ti indebolisci. Rimanda rimanda, immaginando di avere ancora tempo, intanto un altro giorno è passato e forse il Monchio ha deciso di far colazione con tuo fratello proprio oggi, se tutto va bene l’ha programmato per la cena. Il tempo passa e puoi solo sperare che te ne sia rimasto un po’ per quel che vorresti fare. O potresti stare a sonnecchiare qui nel bosco per sempre, sperando all’infinito che Andy sia ancora vivo, dopotutto lui resta vivo finché non lo vedrai morto, dunque potresti anche tornare a casa e invecchiare senza vederlo mai più, pensando che sia salvo altrove. E chi ti dice che non sia così? Dunque, sei ancora stanca?”

Lily scosse la testa e con rinnovato vigore riprese i suoi esercizi, con vigore e rabbia, guidata dalla litania del maestro: “spada sulla mano destra, braccio largo, volteggio e mani congiunte sulla testa: le tue braccia sono una coda di scorpione e la Spada il pungiglione. Voltati indietro, appena uno sguardo, studia il terreno. Dove hai messo il piede prima, dove lo metterai dopo senza dimenticare dove lo tieni adesso. Com’è il tuo equilibrio? Se ti fermassi ora, cascheresti per terra? Attenta a quando ti sbilanci, usa la Spada come un bastone, ruotale intorno, usala per rialzarti. Non tutti i colpi devono essere affondi mortali, a volte pungere serve più che tagliare. I pugni del Monchio non ti daranno tregua e sarà dura tagliargli via un braccio.”

Lily si produsse in ampi fendenti, ma nemmeno uno sfiorò il Guardiano che spazientito le si avvicinò schioccandole una piccola sberla. “Non ti stai impegnando. Dov’è la tua angoscia Lily, dov’è quell’orrore? Lo stai nascondendo? So che c’è e lo sai anche tu. Pensi di sopravvivere coccolandotelo in grembo come un coniglietto, facendo finta che non sia un ratto lercio e sporco? Spremi quel corpo molliccio e rigonfio che ti ritrovi, spremi dalle deformità che il tempo ti impone tutta la nerezza del cuore e fallo sanguinare, prima che marcisca. Cacciala fuori Lily, caccia fuori quella notte dal petto prima che il suo buio e gelo ti paralizzino. Sputa quel fiele, divoratrice di dolori e notti! Credi di potermi ferire? Potrei tagliarti la testa con un’unghia se lo volessi. Colpisci!”

Il Guardiano girava in tondo lasciandole sempre meno spazio, colpendola per farla infuriare di più. Lily mandò a vuoto l’ennesimo fendente e il Guardiano la prese il collo, premendo le dita sulle giugulari. La spada era immobilizzata dai corpi stretti, un petto contro l’altro.

“Non sei ancora pronta per sguainare la Spada” disse il Guardiano, poi allentò la presa e andò a sedersi sul pavimento, proprio davanti a quella che sembrava una comoda poltrona foderata di muschio. Lily si tastò il collo.

“Ti ho fatto male?”

Lily fece spallucce.

“Il Monchio ti farà più male”

“Mi hanno già fatto più male di così”

“Non ne dubito, ma non puoi essere così inutile e fragile. Ora come ora non hai speranze contro il Monchio, ma solo perché hai un pregiudizio nei confronti di te stessa. Il pregiudizio che non ti meriti questo tormento, né tu né tuo fratello, dico bene?”

“Certo che non se lo merita. Andy è un bambino buono, non ha mai fatto male a nessuno, anche perché non conosce nessuno, non è mai uscito di casa”

“Stacca una mela acerba da un albero e chiudila in una scatola. Non maturerà. Non diventerà rossa o dolce. Marcirà e basta” disse il Guardiano “forse ci metterà più tempo di una matura, ma di certo non crescerà più. La Terra dei Cani Pazzi non è un posto per creature innocenti. Non ci si arriva senza essere un po’ marci. Non per tutti è una colpa ma tant’è”

“Ed io cos’ho fatto di male?”

“Da dove vieni tu, le cose brutte capitano solo ai malvagi e quelle belle ai giusti?”

No. Non era così. Lily scosse la testa.

“Neanche qui è così, e non si marcisce solo per aver fatto qualcosa di male”

“Non voglio essere marcia”

“Perché no? Pensa a quanto da lontano riesci a sentire l’odore di un fiore: devi metterci il naso ben vicino, o devono essercene molti intorno a te. La carogna di un animale morto invece, oh, di quella puoi sentire la puzza da lontano, e ti resta attaccata addosso. Ciò che è marcio viaggia più veloce e sa essere più forte di ciò che non lo è. Pensi di affrontare il Monchio con un fiore o una spada? Un nemico non si uccide con la bontà Lily, si uccide con la superbia. Questo è il vero orrore dei mostri, mentre cerchiamo di scacciarli diventiamo simili a loro, possiamo marcire per le ferite che ci infliggono o per quelle che noi gli infliggiamo. E se il Monchio avesse rapito tuo fratello perché ha bisogno del suo sangue per non morire, ciò lo renderebbe meno malvagio ai tuoi occhi? Se il sangue di Andy potesse renderlo buono, non pensi a quanto bene una creatura tanto potente potrebbe fare alla Terra dei Cani Pazzi? Esiste un qualunque motivo che ti farebbe rinunciare alla salvezza di Andy? Oh, ma tu non ci pensi e non t’importa”

Lily annuì lentamente. “Hai ragione, non mi importa.”

Il Guardiano le sollevò il volto per fissarla negli occhi. Lo sguardo di Lily era fermo, calmo eppure rabbioso.

“Ci vorrebbero anni per addestrare un corpo inesperto alla battaglia, tanti quanti ne servirebbero a un combattente esperto ma dallo spirito debole. Il cavalcatore di draghi, Flint, ti ha raccontato la storia sua e del suo drago? Quando il Monchio è venuto al mondo il drago lo ha affrontato, ma con Flint come cavaliere non riuscì ad batterlo. Il fiero LivingStone che conoscevo io avrebbe combattuto fino alla morte, pronto a diventare uno spettro di Morphea. Oggi è consumato dalla vecchiaia, ma una volta avrebbe cercato una morte gloriosa per trovare l’immortalità nei racconti dei tempi a venire. Bestie e armi fantastiche diventano leggende insieme ai loro condottieri. Ma Flint è un perdigiorno, non aveva le qualità per una vera battaglia col Monchio. Ed è un perdigiorno furbo: certo sospettava tu fossi venuta per confrontarti col Monchio, e lui farebbe di tutto per aiutare chi possa farlo al posto suo. Non era degno nemmeno di custodire la Serpicorda che scommetto ti si è gettata tra le braccia: lei fiuta chi è destinato a combattere dure battaglie, non merita certo di fare da briglia come un comune pezzo di cuoio”

“Ma se un drago non è riuscito a sconfiggere il Monchio, come posso farlo io? Come si uccide un mostro con una corda? Insomma, anche se è magica”

La Serpicorda iniziò a vibrare, scuotendo l’estremità come un serpente a sonagli offeso.

“Conoscevo un bambino che diceva lo stesso della sua vecchia fionda” disse il Guardiano “e invece ci uccise un gigante. Però è vero, la Serpicorda non basterà”

A quelle parole la corda tornò quieta, ma annodando le sue estremità per far capire quanto fosse seccata.

“Le tue mani e il tuo corpo non sono pronti ma il tuo sangue è forte, evita che schizzi fuori a litri durante il combattimento e potresti avere successo. Anche tu puoi essere terribile Lily, non meno del Monchio, perciò spero tu abbia successo e non torni mai più. Va dal Monchio e sconfiggilo, lo troverai nella montagna rossa, il monolito di Uluru all’estremo est della Terra dei Cani Pazzi, le cui coste si affacciano sulle Terre dei Morti, là dove finirai se il Monchio dovesse sconfiggerti”

“Come riconoscerò il Monchio?”

“Non potrai sbagliarti. Un maremoto scosse la Terra dei Cani Pazzi il giorno del suo arrivo, tutti udimmo le urla e qualcosa del suo orrore ci raggiunse tutti. Il suo grido somigliava ad un milione di spiriti che affogano, ricordo che mi mancò il fiato, come se potessi sentire anch’io quanto bramasse il respiro che gli era stato negato. Sai Lily, quella del Monchio è una storia truce e triste, Lui è l’anima di un bambino mai nato, intrappolato in questo luogo per lunghi anni. Al Monchio fu promessa la luce ma neanche dopo la morte le sue spoglie poterono riceverne un poco. Forse sarebbe bastato questo al suo corpo esanime, un chiarore attraverso gli occhi spenti, un tocco caldo invece della fredda gabbia cui fu condannato senza speranza”

Il Guardiano si alzò in piedi, sembrava che le parole gli gonfiassero il gargarozzo, e che l’avrebbero soffocato se non le avesse fatte uscire.

“Lui vuole solo vendetta per la promessa infranta della sua vita mai sbocciata. Vendetta verso il fratello gemello venuto alla luce, che nascendo per primo lo lasciò indietro, e gli costò la vita. Il Monchio fu lasciato a marcire nel ventre della madre, morta mentre dava alla luce suo fratello, tuo fratello, Andy. Ed ora che il fratello con cui ha diviso il grembo gli è capitato tra le mani non se lo lascerà sfuggire”

Lily si era sentita svuotare, come se tutto il sangue contenuto nel suo corpo le fosse stato strappato lasciandola pallida e gelida. Ripensò alla madre incinta, a quella mezzaluna di pelle candida che sbocciava tra il pantalone del pigiama e la maglietta come una bocca sorridente. Poi la pancia era cresciuta a dismisura, stiracchiando i lembi di stoffa che avevano cambiato verso a quel sorriso, ora emaciato, con gli angoli della bocca verso il basso. Lily rivide il sangue impregnare il letto grande, il volto livido della madre con la voce rotta che chiedeva asciugamani e coperte ma lei si era troppo spaventata ed era andata a chiudersi prima in camera e poi dentro l’armadio. Aveva sentito la mamma chiamare il papà, voleva andare in ospedale, ma lui aveva gridato di rimando arrabbiato. Lily si era tappata le orecchie, ma non era bastato a soffocare l’ultimo grido della madre ed il silenzio a seguire ancor più assordante, interrotto dal primo pianto di Andy e la confusione che ne era seguita. C’erano state altre urla, del padre e dei suoi amici, c’erano state discussioni e liti tra i corpi ammassati davanti alla porta della camera da letto e qualcuno era venuto a metterle Andy in braccio.

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