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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro
Capitolo 9 
Lily si ritrovò stesa su un prato, l’erba era tanto gialla e dorata che pareva di star sdraiati sul sole. Era sfinita e tossì liberandosi dall’acqua che aveva bevuto. Sentì una mano cingerle il fianco e aiutarla a sedersi contro il muretto di un pozzo. Infreddolita, fece grossi respiri densi dell’odore acre dei pollini che le punzecchiava il naso. Chiuse gli occhi e fece uno starnuto fortissimo, li riaprì ed una miriade di minuscole gocce d’acqua stava sospesa in aria: i suoi vestiti si erano completamente asciugati, i capelli arruffati non più fradici e umidi.
“Salute” disse una voce alle sue spalle, attutita dall’acqua che ancora le tappava le orecchie. Assalita dai colpi di tosse Lily si trascinò via dal pozzo stendendosi a pancia in giù e con le braccia aperte. Benché gialli, i fili d’erba non erano secchi ma soffici e caldi, si agitavano come anemoni di mare e Lily si lasciò accarezzare la guancia. Poco più in là del suo sguardo, altri fili si agitavano solleticando una forma bianca e oblunga: la punta di una scarpa.
“Tutto bene ragazzina?”
Adesso la voce era chiara e forte. Lily alzò lo sguardo seguendo il profilo d’un tronchetto di betulla. Si accorse che era la gamba di un folletto dal volto scarlatto: Madni la guardava con la testa curva sulla spalla e le mani sui fianchi.
Lily puntò le mani per rialzarsi ma staccare il petto da terra fu un grande sforzo. I fili d’erba si stiracchiavano, attaccati ai vestiti e schioccando come tentacoli mentre si staccavano, ma non erano loro a trattenerla, era il corpo ad essersi appesantito per la stanchezza. Una raffica di lampi le traversò la mente a ritroso: il delfino, la tartaruga, la caduta nella pozzanghera e il sentiero pieno di sterpi, Madni che le girava intorno facendola inciampare tra le rocce. L’occhiata di Lily fu feroce.
“Tutto bene?” lo imitò furibonda “è tutto quello che mi sai dire? Mi hai fatto cadere tu in quell’oceano ed io non sapevo nuotare!”
“Perché mi tratti così? Ti ho appena aiutata”
“Dopo che mi ci hai fatta cadere! Era il minimo che potessi fare visto che non ti sei tuffato per salvarmi!”
“Neanch’io so nuotare, ma non sei contenta di essertela cavata da sola? E poi io ero qui ad aiutarti quando sei riemersa”
Lily scosse la testa ripensando quanto era successo.
“Sembrava solo una pozzanghera…”
“Sotto una pozzanghera può esserci un abisso. Lo sai che se ti fai trascinare da un fiume finisci in mare? Pazzesco no?”
“Nel mio mondo è perfettamente normale invece, non come uscire dal mare attraverso un pozzo”
“Ma è tutto un unico grande mondo: il tuo, il mio, la Terra dei Cani Pazzi…”
Lily s’alzò e starnutì ancora. Un’ultima nuvoletta di gocce si liberò dai vestiti e dai suoi capelli, catturata dai fili dorati del prato.
“Ah, quasi dimenticavo” disse Madni porgendole il berretto.
“Dove l’hai preso?”
“Un delfino è spuntato dall’acqua dopo che ti ho tirata fuori, lo teneva sul becco e me l’ha lanciato in faccia zuppo d’acqua”
Immaginando la scena Lily riuscì a sorridere, strizzò il cappello se lo sistemò di traverso. Sentì poi la pelle scaldarsi rapidamente e voltandosi a guardare il cielo ci vide sfere accese, una a nord e una ad est, come grandi occhi luminosi.
“Ma ci sono due soli!”
“Se sono due non sono soli” ghignò Madni.
“Che battutaccia” sbuffò Lily.
“Ecco, hai visto? Si vede che stai di nuovo bene, sei tornata acida come uno yogurt al pesce scaduto”
“Non esiste lo yogurt al pesce”
“Ma certo che esiste, non dirmi che non hai mai assaggiato lo yogurt alla pesca”
“Alla pesca, non al pesce!”
“Ma la pesca si fa per prendere i pesci”
Lily alzò gli occhi al cielo battendosi la mano sulla fronte. Guardò di nuovo i soli da una fessura tra le dita. “Chissà se sono tutti e due veri…” sussurrò, triste senza sapere perché.
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