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Stai leggendo: "Junkie '87 - L'ultimo giro in barca" di Quinto Moro

7.

Rientrando al al cantiere Morgan si sentì come un conquistadores al rientro da una campagna vittoriosa, portatore di tesori che tutti aspettavano di vedere. La voce – insieme alla foto – s’era sparsa dal figlio del capo a tutti gli operai del cantiere, così almeno tre dei colleghi di Morgan – due pure con qualche parente al seguito – erano venuti a curiosare. Varcato il cancello s’era levato un vociare che a Morgan parve più forte dei borbottii del chopper. Sorrise agli spettatori e Virginia mentre il volto di lei faceva capolino da sopra la sua spalla

L’emozione di Morgan si raffreddò allo sguardo di Sir Beronì che sembrava accigliato, irritato non per la scappatella ma per aver preso il chopper senza chiederlo. Fu l’impressione di un istante, perché mentre si avvicinava svelando il volto e le lunghe e nude gambe di Virginia il vecchio maiale s’era illuminato in volto, e c’era mancato poco che esplodesse in un applauso.

Scesi dalla moto, Morgan si vide circondare e Virginia parve in imbarazzo ma dispensò sorrisi e strette di mano. Sir Beronì da buon padrone di casa invitò tutti al suo ufficio-salotto per un drink. Quando Morgan s’avvicinò per scusarsi sottovoce riguardo al chopper, il Sir gli fece un sorriso divertito e scrollò la testa, ché per una così avrebbe perdonato tutto, pure se gli avesse preso la Mercedes. Morgan ingollò mezzo bicchiere di rum liscio, godendosi la risata di Virginia alle sue spalle.

Sir Beronì fece chiamare la figlia, Ida, perché organizzasse il pranzo al ristorante del villaggetto. Quando Ida vide Virginia, Morgan provò un senso di rivincita. Ida era una trentottenne bruttina e snob che l’aveva sempre trattato come un miserabile, nonostante lui si fosse sempre mostrato gentile. Il classismo solo accennato nel fratello Igor era in lei ben marcato, ed era opinione di tutti – a cominciare dal padre – che fosse una bacchettona frigida destinata a morire zitella. Eppure Morgan ci aveva fatto più d’un pensierino, sia perché sposando la figlia del capo si sarebbe sistemato, sia perché capovolgerne i pregiudizi sarebbe stata una vittoria personale. Morgan passò davanti a Ida per andarsi a sedere al fianco di Virginia, sfiorandole la spalla e i capelli perché la ragazza irradiasse la stanza col suo sorriso. Ida non riuscì a nascondere la sua irritazione mentre chiedeva cos’avrebbero gradito per pranzo lui e la sua ospite. Morgan colse al volo la vaghezza nello sguardo di Virginia per strapparla a tutte quelle attenzioni, salvandola dalla folla, dagli sguardi buoni e cattivi. Decisero di passare il resto della giornata al mare. A pranzo, tutti avrebbero parlato di loro.

 

8.

Morgan si era attardato con la scusa di parcheggiare meglio la motocicletta solo per osservare Virginia che si allontanava, la figura sottile eppur ricca nelle curve ben definite, tracciate dal vestito svolazzante che le si appiccicava sui fianchi e sulle cosce per poi staccarsi all’improvviso svelando già il costume da bagno.

Morgan aveva trascorso lunghe ore su quello stesso promontorio per sfuggire ai morsi del ricordo della droga. Si sfiniva di lavoro al cantiere per poi percorrere a piedi tutti gli otto chilometri che lo conducevano alla collina. C’era arrivato per caso una volta, spinto dalla volontà di camminare, ché se non avesse fatto altro si sarebbe procurato una dose ricominciando tutto daccapo. Invece era arrivato fin lì, s’era accasciato sul promontorio sudato e dolorante, tenendosi il costato come nelle crisi di astinenza peggiori. Era tornato alla sua stanza al cantiere a notte fonda, dopo aver camminato sul ciglio della strada, in bilico tra il desiderio che un guidatore ubriaco lo tirasse sotto e la paura che una pattuglia di sbirri zelanti lo fermasse per controllargli i documenti, scoprendo il suo lercio passato. Col tempo aveva raccontato ai colleghi qualcosa dei suoi anni bui, perché era buona regola farlo di tanto in tanto, per ricordare a sé stesso e agli altri che quella era un’altra vita. E che non intendeva nascondersi. Ciò di non aveva mai parlato era l’ansia che lo prendeva quando nel cielo si sentiva il rumore dei biplani turistici che volavano bassi d’estate, o degli idrovolanti che si abbassavano quasi in picchiata sul cantiere, per ammarare nella baia dietro la collina.

Spesso tornava a visitare il promontorio, di notte o di giorno, senza più sfinirsi in camminate estenuanti, chiedendo in prestito la moto o il furgoncino delle consegne. Ci aveva passato la sua prima notte di capodanno da ripulito, mangiando gli avanzi della cena di Natale e stappando una birra al suono dei primi botti. Di notte si vedevano le luci sui porticcioli delle ville sull’altro lato della baia, le file di lampioni sulla spiaggetta pubblica e il chiarore del villaggetto turistico appena oltre le colline. Di giorno i colori esplodevano tra il verde della penisola con le ville e il verdazzurro del mare, imbiancato dalle scie degli yacht e dei motoscafi che sfrecciavano per tutta la cosa. E si vedevano gli idrovolanti atterrare. L’ansia che gli cresceva in corpo quando sentiva il rumore dei piccoli aerei era un riflesso condizionato di cui non riusciva a liberarsi. L’allucinazione uditiva della sirena dei Junkers tedeschi gli faceva scendere la pressione sanguigna, e aveva paura di sentire l’esplosione della bomba e vedere andare in pezzi lo scenario d’intorno come i pannelli di una scena teatrale: giù le colline, giù le barche e il mare in frantumi, pezzi di cartolina ritagliati e buttati in un water color pece.

Ma quando guardava gli aerei dalla collina l’ansia era più tenue, il profumo degli arbusti e il soffio del vento smorzavano l’allucinazione del suono e a volte l’azzeravano. Quella collina era il suo posto preferito e non c’era mai stato con nessuno. Il sentiero non era asfaltato e il parcheggio troppo scomodo e stretto per invitare alla sosta i vacanzieri. C’era una ringhiera rustica, fatta con rami piallati e verniciati di rosso. Una scaletta di cemento scendeva giù per venti metri sino alla scogliera e giù, verso una miriade d’insenature sabbiose.

Quando la raggiunse, Virginia aveva già scelto il suo angolo, non il più appartato come Morgan avrebbe voluto. L’esercito dei vacanzieri era inarrestabile, sparpagliandosi dalla spiaggia principale per gli anfratti più impervi di tutta la baia. Si sentiva il vociare della gente tra gli scogli, e Morgan scoprì l’inedito desiderio d’essere visto in compagnia d’una ragazza tanto bella. Vide che lei lo cercava con lo sguardo, salutando con ampi gesti delle braccia, tenendosi il cappello di paglia a tesa larga in un gesto da cartolina. Morgan la raggiunse sorridendo tra sé, sbottonandosi la camicia con finta noncuranza. Più che asciutto, il suo fisico era avvizzito, ma il lavoro al cantiere aveva restituito un po’ di tono alla muscolatura prima inesistente.

Morgan e Virginia si scambiarono sorrisi e scherzi, stendendosi al sole, tuffandosi dagli scogli, chiacchierando con una coppia di turisti stranieri biondissimi, la cui pelle latticina volgeva alle tonalità fragolose delle ustioni.

Virginia s’era svestita con la consapevolezza del suo fascino, senza nascondere la prorompenza delle sue curve. Il corpo scoppiava di un’energia vivida, a metà tra l’ingenuo e lo spavaldo. Morgan passò le ore successive coi sensi storditi, come avvolti da uno strato d’ovatta. La coppietta straniera aveva insistito per condividere un pranzo al sacco, e Virginia ne era rimasta entusiasta, addentando tramezzini mollicci e patatine come le migliori squisitezze del mondo. Morgan ripensò a Ida, a come quel corpo tozzo che aveva cercato di trovare attraente per ammaestrarsi a qualche complimento, non fosse nemmeno la differenza maggiore tra le due. Ida non avrebbe mai toccato un tramezzino avvolto in tovaglioli di carta, preparati da sconosciuti stranieri. Non avrebbe riso allo stesso modo, né avrebbe cercato in tutti i modi di parlare pur mettendosi in ridicolo con strafalcioni linguistici di cui ridere tutti insieme. Ida era solo ricca, e per un morto di fame come Morgan tanto bastava a giustificare qualunque inferno le avrebbe riservato la convivenza con una donna simile. Lei non l’avrebbe mai preso in considerazione, ma era pur sempre una donna sola priva di attenzioni, visibilmente gelosa di tutte le coppie – felici o meno – che la circondavano, a partire dai suoi fratelli e i dipendenti del padre. Il calore e la sensualità di Virginia proiettate su di lui avrebbero dato a Morgan tutta un’altra immagine, era già stato così, l’accoglienza al cantiere quel mattino l’aveva dimostrato. Quando Virginia se ne fosse andata, il mito di quei giorni insieme a lei avrebbe riempito i racconti del cantiere, coprendo Morgan di un’aura scintillante e nuova che forse avrebbe fatto presa anche su Ida. Anche lei l’avrebbe guardato con occhi diversi, e Morgan avrebbe avuto così la sua occasione.

Quel pomeriggio sul tardi, Morgan avrebbe chiesto a Sir Beronì di cenare al ristorante coi suoi figli, Ida compresa, e loro avrebbero obbedito per non dispiacere il padre, ché nessuno voleva fornirgli il minimo pretesto per qualche dispetto testamentario. Morgan si sarebbe scrostato di dosso l’aura del pezzente, vestendosi bene ma senza esagerare, mostrandosi galante e offrendo la cena a tutti.

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