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Stai leggendo: "Nella Terra dei Cani Pazzi" - di Quinto Moro
Capitolo 11
“Perché pensi che Andy sia in pericolo?” chiese Madni mentre camminavano nella campagna coperta di spighe di grano.
“Perché è così” disse Lily.
“Ne sei proprio sicura eh?”
Una brezza si levò facendo frusciare le spighe e sollevando pagliuzze e foglie secche non più grandi di un’unghia. Un manto di nubi venne ad oscurare i due soli e diffondere una strana ombra in tutta la pianura, azzurrata e violacea come sotto un’eclissi. Guardando avanti Lily non poté scorgere nulla oltre la curva della collina a un centinaio di passi da sé. Il rumore di un ribollire acquoso cresceva inghiottendo le spighe in piccole voragini che si aprivano d’intorno ma senza lasciare il vuoto, perché dove qualcosa spariva la terra si rifaceva dal nulla. Grossi cespugli si gonfiarono in bolle, e da queste filamenti frastagliati di rovi spinosi crepitavano arricciandosi come criniere, emanando calore e odor di zolfo. Guardandosi indietro Lily vide solo uno stretto viottolo tra i cespugli, e davanti ginepri secchi e spogli compressi gli uni negli altri. Vide sotto i piedi le spighe annerite come dopo un incendio, mentre avanzando fuligginose nuvolette fungine rendevano l’aria irrespirabile. Lily si tolse il berretto usandolo per coprirsi il naso e la bocca, ma le veniva ugualmente da tossire. Madni le lanciò un’occhiata strana, come a rimproverarla, e si diresse a piccoli balzi verso gli alberi presso una radura circondata da rami neri e spogli che facevano sembrare il cielo in frantumi. L’azzurro si fece beige e si scurì, abbassandosi come una cupola di vetri filati e scricchiolanti.
“Madni! Cosa succede?”
“Se non lo sai tu… questo è il boschetto dei succhia ansie, non è un buon posto per i codardi”
I rami crepitavano sulle loro teste, restringendosi verso il basso.
“Questi sono i rami del dubbio piccola Lily, i rami delle tue paure”
“Di quale dubbio? Quali paure?”
“Andy. E se non lo trovassi? Se non fosse nella Terra dei Cani Pazzi?”
A sentire quelle parole Lily impallidì e sentì un gran freddo. Non erano solo i rami, i cielo stesso si abbassava, pronto a farsi in mille pezzi.
“Siiii Lily, Andy potrebbe essere già morto, e questo viaggio potrebbe uccidere anche te. Non puoi seguirlo dov’è andato. La Terra dei Cani Pazzi non è posto in cui un bambino possa sopravvivere, nessuno può: è solo un’oasi di passaggio per le anime che svaniscono dal mondo, troppo in là nell’oblio per tornare indietro.”
Travolta dal ricordo del fratello il sangue le salì alla testa tornando a colorire il volto gonfio di rabbia.
“Smettila, Andy non è morto! Vuoi solo fermarmi tornare indietro”
“Oh no, io ti ho aiutato a venire fin qui. Ti sono amico Lily, ma devi essere pronta ad affrontare le verità che non vuoi accettare”
“Ho detto basta!”
“Tu non hai idea di cosa può essergli successo, l’hai perduto da troppo tempo. È lontano e tu continui a sperare di trovarlo. Smettila di sognare ad occhi aperti ragazzina, non lo troverai. Non lo troverai mai più! Smettila di fantasticare ragazzina, sei una stupida sognatrice dalla testa vuota. Vuota come la zucca di tuo fratello che il terribile Monchio avrà già divorato!”
La voce di Madni s’era incattivita, sinistra come quelle nel bosco all’inizio del viaggio. La disperazione sovrastava la rabbia che già le ingrossava il respiro. Ogni parola del folletto era un trapano nel cervello che strideva e digrignava come un cane rabbioso mentre nei grandi occhi si poteva scorgere l’immagine di Andy stretto in un fossato violaceo, avvinghiato da sterpi neri e spinosi incapace anche di piangere, mentre soffocava. E come negli occhi di Madni, rami e rovi erano cresciuti tutt’intorno, scorrendo gli uni sugli altri, tintinnando come le spietate catene dei cenobiti supplizianti.
“Guarda nei miei occhi cosa passerà tuo fratello. Guarda come soffrirà per colpa tua” la risata di Madni riempiva l’aria e Lily gli si scagliò contro, spingendolo tra i rovi con tutta la collera e la forza che aveva. Il folletto cominciò a contorcersi mentre le liane spinose gli legavano braccia e gambe, avvolgendogli il corpo e strizzandolo come una zampogna. Dalla bocca spalancata salirono grida raccapriccianti, i denti del folletto si agitavano, agnelli al macello il giorno di Pasqua. La pelle scarlatta si tingeva di un rosso più forte. I rovi si fecero sanguigni e le vesti bianche stracciate s’arrossarono incendiandosi.
Ciò che Lily aveva visto accadere ad Andy somigliava terribilmente a quanto ora toccava a Madni. Poi capì: soffrirà per colpa mia! Il pensiero fu tanto forte che le parve di sentirne il grido nel cervello. Poi un grido vero e lungo le esplose tra le sue labbra: gridava il nome di Andy.
“Mi dispiace, Andy mi dispiace! Dammi la mano” ma il corpo del folletto era stato inghiottito tra gli sterpi che, ingrassati dal pasto, crescevano a vista d’occhio rigandole il visto e costringendola a indietreggiare finché si ritrovò spalle ad una grossa roccia. Proprio quando temeva di venir inghiottita a sua volta – e da un lato lo sperava, per poter riafferrare suo fratello – il cespuglio cominciò a rimpicciolirsi, tanto che sparì del tutto. Lily non fece in tempo a decidere cosa fare perché il bosco stava cambiando ancora, i colori più accesi per come la luce rimbalzava diversamente tra i rami, rimandata da piccole figure bianche alte circa la metà di lei: bozzetti di gomma dalle movenze di burattino, con le teste infiocchettate da buffi cappelli ricurvi. Avevano braccia lunghe e forti e con queste l’afferrarono per sollevarla e condurla come in trionfo presso il fitto della boscaglia.
 

 

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